“Costruzione di nuovi modelli culturali. La donna al centro”: la forza della rete e dell’educazione al rispetto

di ANNA MARIA STEFANINI-

VITERBO- “La violenza non è forza, ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla” scrisse Benedetto Croce. La violenza distrugge ciò che bisognerebbe difendere: la dignità, la libertà e la vita delle persone.
Si è svolto oggi a Viterbo, presso la sala Regia di Palazzo dei Priori, alle ore 16,15, il convegno intitolato “Costruzione di nuovi modelli culturali. La donna al centro”. La sindaca Chiara Frontini ha introdotto l’evento ricordando alcuni episodi significativi relativi alla violenza di genere. “Con la giornata di oggi vogliamo dare il “La” a una serie di iniziative da condividere in rete”. Melania Perazzini ha presentato le autorità presenti in primis il Prefetto Antonio Cananà che ha affermato: “Vivere in un Paese civile come il nostro dovrebbe essere sinonimo di garanzia e tutela per le donne, ma in realtà non è così, nonostante le misure anche di carattere preventivo adottate. Le istituzioni dedicano grande attenzione a questa tematica, ma non basta: il rispetto verso le donne non si impara. Fondamentale è la rete fra famiglia, scuola e società, per un’educazione al rispetto.”
Il prorettore Università della Tuscia Alvaro Marucci ha parlato dell’attenzione dell’Università per la tematica e ha posto l’accento sulla formazione, l’educazione e sul valore dell’esempio.
Il dott. Nicolai, in rappresentanza del Presidente della Provincia di Viterbo, ha evidenziato alcuni dati significativi relativi alla violenza di genere: “Non è un problema culturale, ma socio-educativo e dobbiamo lavorare in sinergia.”
Il questore Giancarlo Sant’Elia ha aggiunto: “Quest’anno ho avuto l’onore di partecipare all’inaugurazione di molti centri antiviolenza. La Polizia di Stato si impegna 24 ore su 24. Dobbiamo pianificare la rete di protezione, che inizia con la richiesta di aiuto. I dati dovrebbero essere in calo, ma il fenomeno esiste in tutta la sua gravità. Abbiamo distribuito oggi un opuscolo in cui ci sono esperienze di alcune questure, fra le quali quella di Viterbo, in merito al revenge porn.”
Il tenente colonnello Guglielmo Trombetta ha portato i saluti del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Viterbo col. Massimo Friano.
“L’ Arma dei Carabinieri, con le sue stazioni, è chiamata spesso a intervenire per reprimere i reati. – ha detto – Spesso ci troviamo a intervenire nei momenti più difficili per le vittime. Solo facendo rete si può trovare una soluzione in questa lotta, con l’auspicio che questa giornata non ci sia più in futuro, perchè non c’è più violenza. Lo dico anche da marito e da padre di due figlie femmine. Abbiamo l’obbligo morale di essere bene formati”.
Il maggiore Filomena Pisaniello della Guardia di Finanza ha portato i saluti del Comandante Provinciale col. Pasquali e ha sottolineato l’importanza della prevenzione, in cui un ruolo fondamentale è dato dell’indipendenza economica delle donne. Il presidente del Tribunale Eugenio Maria Turco ha ricordato che si parla spesso di “coraggio” nel denunciare una violenza, come succede nelle organizzazioni mafiose.
Nella nostra nazione è previsto il codice rosso che dà la possibilità alle donne di essere seguite; abbiamo strumenti legislativi fondamentali in Italia. Ciò però non basta. La denuncia per questi reati dovrebbe essere una cosa normale.”
Il Sostituto Procuratore della Repubblica dott.ssa Paola Conti ha richiamato l’art. 2 e 3 della Costituzione italiana. “Su circa 5000 fascicoli in Procura, circa 800 riguardano la violenza di genere. Estremamente importante è la tutela legale gratuita della vittima fino alla fine del processo. Fondamentale è la prevenzione e l’informazione anche nelle scuole”.

L’avv. Stefano Brenciaglia, presidente dell’Ordine degli avvocati di Viterbo, ha parlato del fattore culturale che interviene in caso di violenza di genere. “La panchina rossa in tribunale ci deve ricordare che abbiamo il dovere di lavorare con i giovani e dare formazione ai giovani, spesso inconsapevoli dei reati che commettono. È necessaria dunque un’educazione alla legalità e al rispetto”.

Antonella Proietti, direttore generale della ASL di Viterbo dal 3 novembre, ha descritto il percorso compiuto dalla ASL su questo tema e la avvalorato la necessità del coinvolgimento di tutte le istituzioni e della società nella lotta alla violenza di genere.
L’assessore alle Politiche sociali Patrizia Notaristefano, dopo aver ringraziato tutti coloro che hanno fatto rete per questo incontro, soprattutto le molte associazioni che da sempre si occupano dell’argomento, ha presentato alcune rappresentanti dell’associazione Erinna che sono intervenute al convegno, fra le quali Stefania Micci (in sostituzione di Valentina Bruni). “Siamo 82 associazioni che assistono 108 centri antiviolenza. Erinna ha incontrato oltre 800 donne. Ha circa 3000 contatti telefonici. La violenza maschile contro le donne è pura emergenza sociale, un fenomeno culturale affrontabile partendo dal sapere e dalle competenze.”
Anna Mari ha rappresentato la Casa dei Diritti Sociali e ha raccontato diverse storie di violenza.
Marco Mengarelli, dell’associazione Campo di Marte, è partito dalle parole di una nota canzone de I Vianella, perchè spesso chi fa violenza ha le chiavi di casa: è un padre, un fratello, un marito, un amico.
C’è anche una violenza di carattere economico, che è meno evidente, ma l’indipendenza economica per una donna è determinante. La violenza, che sia fisica, psicologica, economica, è comunque un fattore culturale. Il silenzio è il più fidato collaboratore della violenza.
Sono intervenute poi Carla Centioni, Marta Nori del centro Penelope, la responsabile del centro Kyatos e delle rappresentanti del centro antiviolenza dell’Università della Tuscia. È attivo finalmente infatti il Centro Antiviolenza (CAV) dedicato alla prevenzione e contrasto della violenza sulle donne.
Inaugurato il 13 luglio 2022, si tratta del primo Centro Antiviolenza universitario della Regione Lazio.
Il CAV è rivolto a tutte le donne italiane e straniere bisognose di supporto, ivi incluse tutte le donne che appartengono a qualsiasi titolo alla comunità UNITUS.
Il dirigente della Squadra Mobile di Viterbo, giunto da poco, a Viterbo, ha subito evidenziato i buoni rapporti con la Procura e ha parlato dell’emozione dei poliziotti nell’ascoltare donne vittime di violenza e della formazione. Si è inoltre descritto l’iter in caso di chiamate e di richiesta di aiuto. È necessaria delicatezza, in questi casi, perchè vengono raccontati dalle vittime episodi intimi, in un ambiente accogliente, empatico e di ascolto. È stato un convegno estremamente significativo e toccante, ascoltato con attenzione dal folto pubblico presente e terminato con un monologo di Laura Leo e con un flashmob organizzato dall’associazione Fidapa di Viterbo.

Print Friendly, PDF & Email