Cotral, ovvero Regione Lazio

Riceviamo dalla  Federazione di Viterbo del partito della Rifondazione Comunista e pubblichiamo : “Se si vuole capire e non ci si vuole limitare alla lamentazione episodica che rimbalza sulla stampa locale per qualche giorno e poi sparisce, vicende come quelle del COTRAL e dei disagi intollerabili causati in tutta la Tuscia dai “nuovi orari” vanno lette nel loro contesto politico. A cominciare dalla lettura dello Statuto del COTRAL, che è “una società per azioni di diritto privato (…) a partecipazione integralmente pubblica, per la gestione di un servizio pubblico di interesse generale”. L’interesse è precisamente quello degli utenti (non clienti), ossia dei lavoratori pendolari, degli studenti e delle loro famiglie, cioè quello di chi esercita quotidianamente il diritto allo studio, al lavoro, alla mobilità (ci ricordiamo cos’è la Costituzione?) e quindi di tutti noi, che dovremmo essere rappresentati e tutelati dalle Istituzioni, in questo caso dalla Regione Lazio.
E’ infatti la Regione che garantisce la vita del COTRAL, proprio per la sua funzione di servizio pubblico: di servizio, non disservizio. I dirigenti del COTRAL – prima di cambiare o meglio di adeguare gli orari (e non entriamo qui nel merito dell’organizzazione tecnica) – sono tenuti a fare un’indagine di compatibilità e di funzionalità del servizio rispetto ai reali flussi di mobilità di studenti e lavoratori. E a renderne pubblicamente ragione, dopo aver consultato i sindaci (si è mosso quello di Corchiano: e gli altri non hanno niente da dire?), i dirigenti scolastici, i soggetti sociali… Troppo logico, troppo semplice? Non c’è personale che possa assicurare il servizio? Non sono sufficienti gli autobus? O che altro? E allora la Regione Lazio intervenga e risponda con chiarezza, con trasparenza e onestà politica alle esigenze dei cittadini.
A meno che – come abbiamo imparato a capire in oltre vent’anni di esperienza in situazioni simili – il disagio non sia voluto, costruito ad arte, con il disegno di depotenziare ancora di più e ancora una volta il pubblico, per raccontare e promuovere la favola del privato, per i soliti, inconfessabili interessi – appunto –  privati. Ed è così che i cittadini, noi tutti, veniamo sistematicamente privati dei nostri diritti”.

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