di REDAZIONE-
La scarcerazione di Jacques Moretti, imprenditore francese e proprietario del locale Constellation, riapre con forza il dibattito sulla strage di Capodanno a Crans-Montana, costata la vita a 40 persone e il ferimento di altre 116. Dopo il versamento di una cauzione da 200mila franchi svizzeri, pagata da un “amico” di cui non è stata resa nota l’identità, Moretti ha lasciato il carcere di Sion, dove era detenuto da settimane.
La decisione del Tribunale delle misure coercitive del Vallese, che ha rivalutato il rischio di fuga, ha innescato una dura reazione politica in Italia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso “indignazione” per la liberazione dell’indagato, annunciando un intervento formale del governo italiano nei confronti delle autorità svizzere. Una presa di posizione che riflette il profondo dolore e la rabbia delle famiglie delle vittime, in larga parte italiane.
Parole di sconcerto arrivano anche dai genitori di Riccardo Minghetti, uno dei giovani morti nell’incendio, che parlano di una decisione “inaccettabile”. Secondo l’avvocato Alessandro Vaccato, che rappresenta la famiglia di Emanuele Galeppini, la scarcerazione rischia di minare la fiducia nella giustizia: “È una scelta che lascia sgomenti e che richiede una riflessione urgente”.
Moretti, indagato insieme alla moglie Jessica Maric per omicidio, lesioni e incendio colposi, resta comunque sottoposto a rigide misure cautelari: divieto di espatrio, obbligo di firma, ritiro dei documenti e cauzione. Il Tribunale ha escluso l’applicazione del braccialetto elettronico, precisando di aver verificato la provenienza del denaro utilizzato per la liberazione.
Nel frattempo, l’inchiesta continua ad allargarsi. La procuratrice generale del Vallese, Beatrice Pilloud, ha chiarito che non si esclude l’estensione delle indagini ad altri soggetti potenzialmente responsabili, mentre ha respinto l’ipotesi di affidare il caso a un procuratore esterno. Il procedimento ha ormai una dimensione sovranazionale, con circa 130 parti civili coinvolte e numerose rogatorie internazionali attive tra Svizzera, Italia e Francia.
Accanto alla tensione giudiziaria e politica, emergono anche notizie incoraggianti sul fronte dei soccorsi. All’ospedale di Zurigo, Elsa Rubino, studentessa di Biella rimasta gravemente ferita, si è risvegliata e ha riconosciuto i genitori. A Milano, due giovani ricoverati al Niguarda sono stati dimessi e proseguono ora le cure riabilitative a domicilio. Restano tuttavia gravi le condizioni di altri feriti, per i quali i medici invitano alla cautela: il percorso verso la guarigione sarà ancora lungo.








