Crisi del latte ovino: le proposte di Confagricoltura

VITERBO – Confagricoltura Viterbo-Rieti intende esprimere la propria vicinanza agli allevatori ovini che in questi giorni hanno manifestato apertamente il loro malcontento, facendo proprie le giuste istanze e avanzando proposte di miglioramento del settore.

Il comparto interessa oltre 50mila allevamenti per circa 7,5 milioni di capi, il Lazio è la seconda regione per latte prodotto con più di 3.000 allevamenti ovini e 750.000 capi.

“E’ evidente – spiega Confagricoltura Viterbo-Rieti- che la situazione particolarmente critica di queste ultime settimane rientra in una dinamica purtroppo ricorrente, che vede ripetersi, da alcuni anni, periodi di aumento alternati a periodi di cali, anche bruschi, delle quotazioni”.

In questo momento, come confermano le cifre ufficiali diffuse dalla stessa Ismea i costi di produzione sono sistematicamente al di sotto dei prezzi alla produzione riconosciuti alla parte agricola, che sta operando in una situazione di deficit costi/ricavi.

Una situazione che dipende dai rapporti all’interno della filiera che, a parere dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli, vanno decisamente migliorati, ma anche da una errata programmazione, che ha spinto ad eccessi di produzione a fronte di un contenuto aumento dei consumi interni e, soprattutto, di una brusca frenata dell’export che nel 2018 è calato del 33,3 per cento in quantità.

Per Confagricoltura è quindi opportuno intervenire con una serie di misure per salvaguardare la filiera dell’allevamento ovino.

In particolare:

occorre in primo luogo prevedere forme di ristoro immediato della carenza di liquidità degli allevatori colpiti dalla crisi, con l’erogazione della domanda unica e delle misure agroambientali nei tempi corretti;

è opportuno progettare l’introduzione di un incentivo per ettaro a favore degli allevatori, finalizzato a migliorare la quantità e la qualità della produzione di proteine vegetali valorizzando erbai, prati e prati-pascoli;

andrà poi valutata la possibilità di attivare ogni strumento di politica agricola nazionale e/o comunitaria per alleggerire il mercato dal surplus di prodotto, ritardandone l’immissione in commercio e valutando la possibilità di destinare parte del prodotto agli indigenti;

va comunque rivista la modalità di programmazione delle produzioni a denominazione di origine, che deve essere realizzata in un quadro di completa trasparenza e conoscenza dei dati di produzione e commercializzazione, che vanno a loro volta costruiti con un sistema di tracciabilità. La programmazione dovrà essere realizzata in piena collaborazione tra trasformatori e allevatori e prevedendo anche obiettivi realistici, in linea con gli andamenti di mercato;

al fine di ristabilire un rapporto leale tra gli operatori della filiera occorrerà poi valutare come migliorare le relazioni contrattuali e se ricorrono gli estremi per applicare la normativa nazionale sulle pratiche sleali (Legge n. 1/2012); in particolare, alla luce dei dati diffusi da Ismea, prendere in considerazione la possibilità di avviare una indagine per la vendita di prodotto agricolo palesemente sottocosto;

la crisi dell’export verificatasi nello scorso anno deve indurre, infine, a riposizionare le strategie di promozione incentivando maggiormente le azioni indirizzate a favorire le esportazioni di formaggio pecorino, inoltre andrebbe avviata una azione di valorizzazione del prodotto attraverso una collaborazione con la ristorazione in Italia ed all’estero.

“Queste proposte di intervento – conclude Confagricoltura – vanno discusse al più presto all’interno del Tavolo di Filiera che deve vedere la partecipazione di tutte le componenti al fine di un completo coinvolgimento e di una reale condivisione delle strategie sugli obiettivi e sugli strumenti da adottare per una nuova politica a favore del comparto”.

   

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