VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo: “L’escalation dell’aggressione all’Iran, con il conseguente blocco delle risorse energetiche a partire dallo Stretto di Hormuz combinate alle follie del presidente statunitense sui dazi, stanno determinando uno tsunami disastroso per il comparto agricolo nazionale.
A.Ba.Co. esprime profonda preoccupazione, soprattutto per la situazione che stanno affrontando le piccole imprese (< 25.000 € di fatturato), per l’esplosione dei costi di produzione che sta di fatto azzerando il reddito di migliaia di famiglie contadine.
I dati confermano l’apertura di una forbice economica drammatica dove la speculazione comprime i prezzi di grano e mais sui mercati internazionali — sfruttando la domanda debole e le scorte accumulate prima del conflitto — mentre i costi di produzione subiscono un’impennata senza precedenti che schiaccia il reddito contadino.
Questa situazione determina un meccanismo negativo della produzione, con la quotazione media registrata nelle principali Borse Merci italiane (Milano e Bologna) all’inizio di aprile 2026 per grano tenero e mais a 240 €/t , con i costi di concimazione e irrigazione aumentati tra il 50-70% , significa lavorare in perdita.
Un contesto nel quale le manovre speculative, la fanno da padrone, ossia mentre il mercato fisico (quello dove i contadini vendono) è praticamente quasi fermo, i mercati futures (Parigi e Chicago) registrano alta volatilità, avvantaggiando così i grandi operatori finanziari che possono scommettere sulle oscillazioni dei prezzi. Quindi i contadini pagano la produzione a “prezzi di guerra”, ma quando vendono i loro prodotti sono pagati a “prezzi di pace”, con uno schiacciamento economico che mette a rischio la sopravvivenza stessa delle piccole aziende sotto i 25.000 euro di fatturato.
A.Ba.Co. denuncia il rischio concreto, che al di là dei proclami sulla “sovranità alimentare” del Ministro Lollobrigida, il 65% di aziende (quelle sotto ai 25.000€), finisca nel baratro economico del fallimento. Un posizionamento che inciderà sulla biodiversità dei territori, con gli avvoltoi della chimica e i loro OGM che si affacciano a fronte di una scarsa possibilità di negoziazione. Siamo ad un bivio dove le conseguenze di scelte politiche e non semplici fatalità, hanno reso l’agricoltura dipendente dalle logiche speculative globali.
Cosa chiediamo al Governo.
- Misure d’emergenza straordinarie e dirette per le aziende con fatturato inferiore ai 000 euro, attraverso contributi a fondo perduto per la copertura dei costi energetici.
- Calmiere sui prezzi dei fertilizzanti e istituzione di scorte strategiche nazionali per sottrarre i strumenti alla speculazione finanziaria.
- Moratoria sui debiti agricoli e semplificazione per le procedure burocratiche per l’accesso agli aiuti di Stato.
- Revisione degli accordi di libero scambio che espongono i nostri produttori a una concorrenza sleale in un momento di estrema vulnerabilità.
“Il rischio reale, è la desertificazione sociale delle nostre campagne. Se crolla la piccola agricoltura, non perdiamo solo un settore economico, ma la vera sovranità alimentare di questo Paese.”




