Cultura, soldi a pioggia

di MARCO ZAPPA –

VITERBO – “Venghino signori venghino, si regalano soldi, a destra e a manca” dice il governo e ognuno al tg1 è autorizzato a spararle grosse, 25, 50, 100 miliardi di euro, manovre epocali le hanno definite, una volta ho sentito qualcuno arrivare addirittura a quota 500 miliardi di euro.
Boom!
Nonostante questo molta gente non ha visto neanche la miseria di pochi spiccioli ma chi ci rappresenta senza un minimo di riguardo, non dico buon senso perché chiederemmo troppo, continua imperterrita nella sua opera di convincimento, del resto costoro non vogliono perdere le poltrone alle quali sono attaccati con la colla extra strong né ai lauti stipendi che puntualmente, loro sì, ricevono a fine mese.
Adesso Zingaretti ha promesso una pioggia di soldi in arrivo in favore della cultura e io che sono credulone per natura non dubito che verranno erogati questi denari ma una cosa so per certo avendone lette le altisonanti dichiarazioni e cioè che per gli artisti che si occupano di arti visive come il sottoscritto, non è contemplato un bel nulla.
Insomma si finanzia il teatro, il cinema, gli spettacoli, i luoghi della cultura e quindi i restauri.
Ma chi crea arte ha diritto o no ad un piccolo “risarcimento” per quello che produce con la sua esistenza?
Io ei miei colleghi siamo dei fantasmi, ci aggiriamo nella società senza essere né visti né riconosciuti.
Eppure noi italiani, tutti, indistintamente gonfiamo il petto quando le statistiche ci dicono che deteniamo gran parte del patrimonio mondiale della cultura: ma che bene sarebbe questo senza il determinante contributo che è stato dato dagli artisti?
Pensiamo sempre al passato ma ignoriamo il presente, meno che mai il futuro e allora ecco che anche la più insignificante crosta del 1600 diventa motivo di restauro, di pubblicazione, di esposizione ma soprattutto di finanziamento, senza ragionare sul fatto che l’arte non si è fermata al XIX secolo ma è sempre presente nella società, oggi come ieri.
E finiamola con la frase abusata dagli ignoranti che l’arte del passato era migliore di quella di oggi.
Mi limito a due esempi: l’immenso Caravaggio in vita era apprezzato solo da una ristretta minoranza di intenditori, perché per la gran parte della gente che non comprendeva la sua pittura, il suo lavoro era monnezza e che dire del genio assoluto di Michelangelo?
La sua scultura veniva paragonata con quella dei greci a motivo di critica.
È sempre la tara che appartiene all’umanità quando si ragiona d’arte: il passato ha un’importanza superiore al presente eppure oggi tutti noi siamo consapevoli che un’opera di Michelangelo non vale certo meno di quella di Policleto, anzi… ma quando il Buonarroti era in vita si pensava diversamente.
E allora per tornare all’attualità non mi aspetto che un presidente di regione, né che il ministro della cultura si preoccupi di sostenere il “nuovo” davanti a tanto materiale acquisito e digerito che compone il nostro patrimonio artistico, quello “vecchio” (se pur eccezionale).
Ma forse i vecchi sono proprio loro, non solo esteriormente come ci appaiono in tv ma soprattutto dentro.

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