Da Porta Romana a Piazza del Plebiscito

di ROSANNA DE MARCHI-

VITERBO- Eccoci di fronte alla porta che permette di arrivare subito al centro della città. Porta Romana fu rifatta in sostituzione di una porta più antica che si apriva sotto la torre, trasformata in campanile della chiesa di San Sisto.

Porta Romana fu detta, all’inizio, Pamphilia o Innocenziana perché venne inaugurata nel 1643 da Innocenzo X venuto a Viterbo a trovare sua cognata Donna Olimpia Pamphili.

Proprio sopra la porta infatti puoi vedere gli stemmi del papa Innocenzo X che la inaugurò e quello di Clemente XI. Tra i due stemmi la statua di Santa Rosa, patrona della città. Guarda, sulle pietre si vedono i segni delle cannonate sparate dalle truppe francesi che nel dicembre del 1798 volevano entrare nella città. Hai notato che ci sono ancora le porte di legno? Furono costruite dal vetrallese Francesco Minestrone.

Entriamo nella città. Lo sai? La sera del 3 settembre la Macchina di Santa Rosa, il famoso campanile che cammina, parte proprio dallo spazio qui a destra, tra le mura e San Sisto. Poco prima di iniziare il faticoso trasporto, i facchini si raccolgono in preghiera proprio dentro questa chiesa. Qui, come gli antichi cavalieri prima della battaglia, questi uomini, che vengono ritenuti i Cavalieri di Santa Rosa, ricevono una benedizione particolare. Solo dopo questa cerimonia tornano sulla piazza ad attendere gli ordini di chi guiderà il trasporto.

CHIESA DI SAN SISTO

Sulla nostra destra troviamo subito la chiesa di San Sisto, molto rimaneggiata nel corso dei secoli.

Si sa per certo che nel Medioevo da queste parti si trovava un paesello chiamato Vico Quinzano e che qui sorgeva l’antica Chiesa di San Marco dove gli abitanti dell’antico Vico andavano a pregare. In seguito venne costruita la nuova chiesa sui resti di quella precedente. Se guardi le colonnine del suo piccolo campanile, puoi ricordare quelle del campanile di Santa Maria in Cella e del chiostro di Santa Maria Nuova. Senza dubbio la prima chiesa era più piccola e si limitava al piano inferiore. Quando, nel 1200 la città si estese verso Porta San Sisto, la chiesa venne prolungata fino alle mura che vennero addirittura tagliate per costruire la sua parte finale (abside).

Le mura, però, si trovavano molto più in alto rispetto al piano della prima chiesa e, allora, si decise di collegare le due parti con una ripida scalinata. Per dare, poi, all’edificio un campanile più grande, si utilizzò una delle torri della cinta muraria. La chiesa, gravemente danneggiata dai bombardamenti dell’ultima guerra, è stata ricostruita e restaurata come era in origine.

VIA GARIBALDI E VIA CAVOUR

Hai notato come è diversa questa via che scende davanti a noi? Non somiglia a quelle medievali che hai incontrato negli altri giri per il centro di Viterbo. Vorrai certamente saperne la ragione. Dalla seconda metà del 1500 vi furono nuove necessità che obbligarono i cittadini a modificare le strade. Fino ad allora una delle strade maggiormente percorse era quella che arrivava dai Monti Cimini. Questa, attraverso porta Vallia (oggi Porta San Leonardo) giungeva a Piazza San Silvestro e al colle del Duomo, e qui si collegava con l’antica Cassia. Questo percorso aveva un senso fino a quando il centro della città si trovava tra la piazza del Duomo e quella di San Silvestro (Piazza del Gesù).

Però, dopo la costruzione del nuovo Comune, il centro politico e amministrativo della città si spostò. Occorreva quindi costruire nuove strade che permettessero di raggiungere più facilmente il Comune. Il cardinale Alessandro Farnese propose la costruzione di una strada che, secondo il gusto del suo tempo, doveva essere larga e dritta. Questa via doveva collegare la Piazza del Comune con quella della Fontana Grande.

 Per riuscire a portare a termine questa impresa occorreva, però abbattere molte case. Per compensare la perdita ai proprietari di queste case fu messa una tassa molto particolare: chiunque macinava il grano avrebbe dovuto pagare una moneta d’argento (grosso) ogni certa quantità di grano.

La strada prese il nome di Farnesiana, ma la gente comune continuò a chiamarla Via Nuova. Prese il nome di Via Cavour soltanto dopo il 1870, in seguito all’unità d’Italia.

L’opera di sistemazione delle strade iniziata da Alessandro Farnese fu continuata dal governatore di Viterbo Michelangelo de’ Conti, futuro papa Innocenzo XIII. Egli volle che la grande strada proseguisse dalla Piazza della Fontana Grande fino alla Porta Romana. Anche questa strada prese, all’inizio il nome del suo realizzatore, ma, dopo l’unità d’Italia, venne chiamata Via Garibaldi. Ora ci stiamo dirigendo verso piazza Fontana Grande. Questa piazza si trova circa a metà tra le due strade che uniscono la Porta al Comune.

(Da illustrissima città di Viterbo Mauro Galeotti)

 

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