Università Unimarconi

Daniele Pietrucci, biologo nutrizionista, affronta i disturbi del comportamento alimentare

di DANIELE PIETRUCCI –

VITERBO – Cari lettori di TusciaTimes, bentornati alla lettura della mia rubrica dedicata ad alimentazione e benessere. In questo articolo mi sono trovato ad affrontare un argomento particolarmente difficile, suscitato dalla segnalazione e coinvolgimento culturale da parte di un amico giornalista teatrale.

Nel dicembre scorso vengo chiamato telefonicamente per rispondere ad un paio di domande “tecniche” sui disturbi alimentari, quesiti suscitati nell’amico giornalista dalla visione di “Le mie amiche Ana e Mia”, testo scritto e diretto da Teresa Pasquini. In questo lavoro di fantasia, ma nato da osservazioni scientifiche dell’autrice (è laureata in psicologia), vengono analizzati i rapporti conflittuali di 3 adolescenti affette da disturbi alimentari, per la precisione due sono anoressiche e la terza si dichiara bulimica. Le tre si isolano per un fine settimana di digiuno, dando vita a durissimi conflitti. Il racconto è così forte che non poteva non suscitare in me il desiderio di approfondire il tema assieme a voi, senza nessuna forma di giudizio, ma solo basandomi sulle evidenze scientifiche e la mia esperienza clinica.

I disturbi del comportamento alimentare sono un insieme di patologie caratterizzate da una eccessiva preoccupazione per il proprio peso e per le forme del corpo. Sono estremamente diffusi, prevalentemente negli adolescenti e colpiscono soprattutto le ragazze, anche se i maschi non ne sono esenti. Se guardiamo ai comportamenti maggiormente caratterizzanti abbiamo sicuramente il digiuno, o comunque la diminuzione estrema delle quantità di cibo ingerite, con la scomparsa totale di alcuni alimenti (ad esempio zuccheri e carboidrati) e dall’altra parte le crisi di bulimia con un atteggiamento opposto: ingerimento incontrollato di grandi quantità, anche di un solo ed unico alimento. I comportamenti nella vita reale sono i più disparati e pericoli: si passa dal rigetto come controllo del peso, ma anche per ingannare i genitori che sono convinti che i figli abbiano assunto un regolare pasto, o l’utilizzo di farmaci, lassativi, diuretici e anoressizzanti, il tutto ovviamente senza il controllo medico e senza prescrizioni. I farmaci vengono procurati attraverso nascosti gruppi online, dai quali gli adulti sono naturalmente banditi. Spesso ci troviamo di fronte ad un’intensa (ed eccessiva) attività fisica, questo perché nella visione di queste giovanissime il movimento è un metodo valido per bruciare calorie e diminuire il proprio peso corporeo.

In rete, assieme all’amico giornalista, ci siamo imbattuti nella dichiarazione (sul suo profilo Instagram) di una ragazza di 1,75 m di altezza, di circa 60 kg che aspira ad arrivare ad un peso poco superiore ai 40 kg. Partendo dal presupposto che nessuno nutrizionista si metterebbe al suo fianco per aiutarla, è utile chiarire che, a prescindere dalla costituzione fisica e dall’ossatura, questo soggetto rientra già in un indice di massa corporea (il rapporto tra peso e altezza) di “normopeso” e che il voler scendere di ulteriori 20 kg ne potrebbe anche causare la morte. Purtroppo queste persone, specialmente agli inizi, non si rendono conto di avere un problema, di soffrire una patologia grave che potrebbe portarle ad una condizione di incompatibilità con la vita. La perdita costante di peso le fa sentire più belle, più sicure di sé, più vincenti di fronte agli altri. E’ sbagliata anche la usuale soddisfazione espressa da coloro che le circondano che si complimentano per la perdita di peso: questo ne rafforza la carica emotiva e la convinzione che più si è magri e più si è belle ed accettate dalla società. Basta solo guardare attorno a noi verso i modelli acclarati di bellezza al femminile.

In conclusione, vorrei rivolgermi anche ai genitori, consigliando loro di osservare i cambiamenti estremi di peso e di iniziare morbidamente ad affrontare il problema. Spesso da parte dei ragazzi non ci sarà consapevolezza o collaborazione, ma una volta compresa e accettata la presenza del problema si potrà fare ricorso ad uno specialista per l’aiuto necessario e, dopo un percorso che può anche essere molto lungo, uscirne assieme. Mai sottovalutare i primi sintomi.

Daniele Pietrucci
Biologo Nutrizionista, specializzato in Biochimica Clinica. Responsabile del Centro Nutrizionale TAOS a Tuscania e del Centro Nutrizionale Viterbese nel capoluogo.

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