Daria. Anche nelle giornate di inverno può accadere di incontrare una farfalla

Roma. Stazione Termini ore 10 del mattino.

Un giorno d’inverno in cui il cielo mostra il suo colore d’azzurro in tutto il suo luminoso splendore. La temperatura è rigida, il passo dei viaggiatori rapido, racconto-darianervoso come a ricavare energia calorica dal moto. Daria è al centro della lunga galleria d’accesso ai binari la cui altezza si perde ad occhio umano nella vastità dell’utilizzo smodato del cemento.

Termini, un guazzabuglio architettonico iniziato nello Stato Pontificio, ristrutturata in pieno regime alle soglie del secondo conflitto mondiale, ultimata negli anni cinquanta agli albori del boom economico.

Indossa un cappotto nero di fine fattura, cashmere molto probabilmente, ai piedi decolté di un noto marchio di calzature femminili glamour. Il suo

incedere non tradisce alcuna emozione, un felino nel suo habitat naturale non potrebbe mostrare migliore padronanza di sé ed un’eleganza altrettanto regale.

Un caffè affollato, spazio ristretto dove poter conversare, gli occhi come due fessure stringono la visuale alla ricerca dell’attenzione da dedicare ad una interlocutrice assai convincente nella sua dialettica letteraria. Le sue mani aleggiano come ali di farfalla, lievi, curatissime, raccolgono la fantasia trasportandola verso lidi lontani ed assolati. Lasciano immaginare il suo corpo sinuoso, ricco di armonia femminile al culmine del suo splendore, carezzare sabbie dorate, libero dagli abiti e dove, ogni altra partecipazione naturale, assume il carattere di invadenza. Scrivere, scrivere, scrivere, per catturare i sensi, rapirli ed immortalare le emozioni, quanta fantasia viene prodotta ed abbandonata in un giorno lavorativo dove il tempo scandisce un ritmo assuefatto ad accrescere il fatturato, il valore della produzione, il confronto con il trimestre precedente, vendite in calo in un periodo infinito di recessione economica, l’esigenza di acquisire nuovi clienti, nuove commesse.

Daria raccoglie frammenti di fantasia, li conserva nella sua memoria – frigorifero e nel fine settimana li traduce in parole scritte. Una giostra in perenne movimento su di un candido foglio bianco a testimoniare la sua incessante curiosità per il mondo interiore. Nella sua mente si agitano fantasmi legati ai ricordi, emozioni, sensazioni, violenza, amore.

Partecipa ad un concorso letterario, Daria, indetto laddove la tecnologia odierna trasporta la nostra attenzione, in quel mare in perenne moto denominato web, dove si può navigare ed assumere contenuti multimediali collegati attraverso dei legami accessibili liberamente. Il mio essere utente in quel momento navigava nello stupore dei suoi occhi a descrivere l’emozione di un racconto ben riuscito, i miei link disperatamente alla ricerca come affilati arpioni di catturare un istante troppo breve, creare un legame nel breve sorseggiare un caffè.

Cammina al mio fianco lungo la banchina della stazione, la osservo di sottecchi ondeggiare attraente sui tacchi, come il mare lambire la spiaggia, divenire sabbia per ricevere i suoi passi all’infinito. Un lungo incedere verso la carrozza numero tre. Fra poco, quel convoglio di metallo lucente la porterà via, a trecento chilometri orari, verso la sua amata città.

E’ sempre difficile salutare una persona lungo i binari figurarsi una farfalla, non desidero scadere nella banalità di un augurio di buon viaggio, in questo tipo di convogli ogni benessere è assicurato dal gestore del servizio, né che possa conseguire il miglior risultato economico nella gestione della sua professione poiché, come premesso, il periodo in corso è contrassegnato da una lunga sequela di segni negativi.

Dunque sono formale, mi sforzo di essere freddo, glaciale, trattengo l’emozione nelle profondità come un abile e scaltro giocatore d’azzardo, ma in questo gioco non mi sono mai dimostrato né abile né scaltro, si è sempre nudi dinanzi all’emozione di un incontro che trasmette meraviglia. E’ di nuovo sul treno, Daria. Creare un contatto con una donna in perenne movimento non è semplice. Vende prodotti ad alta tecnologia in ambienti dedicati alla sicurezza nei luoghi di lavoro e comunichiamo ogni tanto attraverso social network, sms. Raramente sento la sua voce direttamente dall’auricolare del telefono portatile mentre percorre, a bordo di una potente berlina tedesca messa a disposizione dalla multinazionale, quel tratto di autostrada che le consente di dedicarmi l’attenzione desiderata. Scrivere, scrivere, scrivere, con stupore chiede il mio parere sul suo nuovo racconto. Poter apportare un contributo letterario al fine di una migliore partecipazione, quale momento più consono per acquisire la sua stima e la sua considerazione. Scrivere, scrivere, scrivere, ho sempre amato tradurre ogni mia pulsione, ora interagire con una farfalla variopinta che vola su di un bianco foglio, allegra e vivace, anima il mio pomeriggio. Due, tre suggerimenti. Pausa di riflessione. L’indomani collegandomi con accesso protetto da password ai contenuti multimediali dedicati al concorso letterario mi accorgo che la mia proposta è stata accolta per intero, tre su tre. Uno dei miei arpioni ha prodotto un legame, sento rinnovata e vivace la sua presenza, accolgo nella mia infinita immaginazione nuove prospettive di comunione. Lì ho deciso. Avrei scritto di Daria, avrei partecipato ad un concorso letterario a mia volta. Dare risalto ai tratti distintivi della sua femminilità esalta la mia ricerca delle parole, vorrei attingere alla tavolozza delle lettere, come Tiziano Vecellio a quella dei colori.

Daria come Flora, ogni anno dal 28 di aprile al 3 di maggio nel momento più propizio alla fioritura si svolgevano a Roma i ludi floreales, feste dedicate alla dea in cui abbondavano i divertimenti.

E’ Ovidio ad operare la fusione tra la leggenda greca di Clori con la tradizione italica di Flora. L’espediente letterario della teofania, la manifestazione della divinità. Flora nei Fasti parla di sé rivelando la sua natura ed i motivi della festa ad essa dedicata.

Già Lattanzio, scrittore cristiano con il palese intento di denigrare l’insieme delle credenze, dei culti e dei costumi della Roma antica sostenne che Flora fosse stata una meretrice e che lasciò il suo patrimonio in eredità al popolo romano. Per secoli cadrà in letargo la figura di Flora, fin quando Botticelli non la ritrae assieme a Zefiro nella Allegoria della Primavera.

Daria/Flora cattura la luce, la trasforma in colore, traduce in armonia tutte le qualità femminili, la sua sola presenza innesca la complicità infinita dell’attrazione dei generi. Mi rendo conto che volontariamente Daria ha innescato un processo di sfida letteraria. Per catturare la sua attenzione debbo tradurre in pensieri e parole la mia sensibilità, rendere palese le mie capacità di esposizione, articolando un racconto in cui lei è protagonista. La sua femminilità aleggia ora in ogni momento della mia quotidianità, debbo catturare quei momenti renderli testo, essere credibile, grammaticalmente corretto, le parole come i polpastrelli delle mie dita debbono carezzare il suo meraviglioso cuore di donna.

Scrivere, scrivere, scrivere, il solo escamotage per indurla a tornare nella mia città.

Ora è il momento di aprire i cancelli, liberare dal recinto in cui sono state rinchiuse per decenni le mie parole, i miei pensieri. Mi vengono in mente quei film di una Hollywood degli anni ’50, le mandrie di bovini da trasportare attraverso la prateria, il pericolo rappresentato dai ladri di bestiame, dalle tribù dei selvaggi pellerossa, recinti improvvisati nel cuore della notte dove ardono falò. Brilla una stella lucente sul petto del nostro eroe, riuscirà a scortare la mandria fino alla destinazione promessa?

Riuscirò a tenere in ordine le mie parole, i miei pensieri, allo stesso tempo destare la meraviglia in un cuore di donna?

Mi sono innamorato una sola volta nella mia vita, un secolo ed un millennio ormai trascorsi, quei giorni di misteriosa ed emozionante sospensione dai fatti terreni. Ormai un ricordo lontano. Una visuale completamente diversa della vita, si hanno capacità insospettate di risolvere e gestire ogni situazione, poiché forti e saldi di un legame con una motivazione ed un sentimento profondissimo. E’ incredibile quanta energia scorre nelle mani di due persone innamorate che si alimentano a vicenda, quasi due vasi comunicanti che raggiungono un equilibrio speciale.

Allora scrivere con l’entusiasmo di un ragazzo era piuttosto naturale, l’impostazione del tema in classe nelle scuole superiori ancora nella memoria, la propria vita da poter programmare secondo gli ideali dell’illuminismo, uscire dallo stato di inferiorità ed agire secondo la propria intelligenza, il coraggio di intraprendere la propria via senza la guida di altri, la vita dei propri genitori era la via buia da cui deviare verso la luce del sole, il compromesso inaccettabile quanto la superstizione, mai essere accondiscendenti alla pigrizia ed alla viltà.

Dichiararsi nemici del sistema nel rifiuto di ogni imposizione ed impostazione, in quell’Italia degli anni Ottanta, con il debito pubblico in via di proliferazione, dettato dalle esigenze elettorali del patto scellerato fra la Democrazia Cristiana ed il partito Socialista di Bettino Craxi.

Il sistema era rappresentato dalla complicità generazionale, lo Stato emette titoli del debito pubblico pagando un interesse cospicuo, il cittadino lo acquista, incassa il dividendo lo traduce in speculazione immobiliare, le generazioni a venire ne pagheranno le conseguenze.

Oggi le conseguenze le conosciamo bene.

Scrivere, scrivere, scrivere di sentimenti nella maturità ha una conseguenza ed un tema immediato, l’urgenza. Si corre contro il tempo poiché gli ideali sono sepolti, i capelli hanno assunto la mescolanza fra bianco e nero come nei vecchi film di Chaplin, rughe profonde solcano i nostri sorrisi, eppure l’ebbrezza dell’ultimo volo continua ad essere il nostro traguardo più ambito, figli di Dedalo costruttore di un labirinto per infiniti esemplari di Minotauro.

Tuttavia la tecnologia ci viene in aiuto, sono a Termini il Frecciarossa con arrivo alle ore 10.00 sta entrando in stazione è il 28 di aprile di una primavera mite e soleggiata, una fioritura davvero imponente dona colore e profumo ad una città dal risveglio culturale vivace e coinvolgente, Daria è sul treno, mi ha promesso un volo sulla scia delle sue variopinte ali di farfalla.

 

(Il racconto è in concorso su www.talemotion.com . Per votarlo basta andare su questo sito)

   

Leave a Reply