Del Piombo a S. Ignazio

VITERBO -Il gruppo consolare di Viterbo del Touring Club ritorna su Sebastiano Luciani detto del Piombo (1485-1547) in un momento di rinnovato interesse per l’artista veneziano le cui due tavole viterbesi (Pietà e Flagellazione), già nel Museo Civico di Viterbo, iniziano una nuova vita espositiva nell’allestimento museografico di piazza del Plebiscito di prossima inaugurazione.
Se ne parlerà con Marco Zappa – artista e docente alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e Roma – nella conferenza del prossimo 18 dicembre alle ore 17,00 nell’insolito spazio della chiesa di Sant’Ignazio (XVII sec.) in via Saffi davanti al palazzo della Provincia. Il Touring lo ha scelto sia per la curiosità di riscoprire un luogo da tempo poco frequentato, sia per sostenere i progetti dell’associazione “Luna Nuova” di via Saffi (in passato del Melangolo) volti alla sua riqualificazione ed oggi piuttosto penalizzata da nuovi orientamenti di shopping verso le zone periferiche della città. Fino ad alcuni anni fa la chiesa di Sant’Ignazio – dove nel 1821 ricevette la prima Comunione Gioacchino Pecci il futuro pontefice Leone XIII – era frequentata dai viterbesi che l’affollavano soprattutto nelle messe festive di Mezzogiorno per ascoltare i commenti e le prediche appassionate di sacerdoti di gran classe, come don Primo Gasbarri e don Francesco Zarletti.
Dunque del Piombo, soprannome a ricordare il delicato incarico di “piombatore pontificio” assegnatogli da Clemente VII. Doveva apporre il sigillo papale sui documenti della Curia. La tavola della Pietà gli venne commissionata nel primo decennio del Cinquecento dal canonico Giovanni Botonti , quando la bottega di Sebastiano intorno al 1512 collaborava attivamente con Michelangelo che preparò il cartone e il disegno, come riferisce il Vasari.
Alcuni storici dell’arte hanno voluto intravedere la mano michelangiolesca nella figura massiccia della Madonna col volto triste e sereno rivolto al cielo, al cospetto del cadavere del figlio. Sullo sfondo lugubre e notturno si intravedono alcuni tratti della città di Viterbo e di ruderi di terme romane. Anche questo dettaglio ci rimanda a Michelangelo che conosceva la sorgente solfurea del Bacucco per averla frequentata un paio di volte a seguito dei fastidi del “mal della pietra”.
La Pietà venne inizialmente collocata nella Chiesa di San Francesco, prima di essere trasferita al Museo Civico di piazza Crispi. Insieme alla Flagellazione, commissionata dallo stesso Botonti per la Chiesa del Paradiso, costituisce una delle attrazioni artistiche più esclusive della città. Nel marzo del 2017 è stata esposta alla National Gallery di Londra in occasione della mostra “Michelangelo e Sebastiano. Un incontro di idee”.
Touring Club.

.

 

Print Friendly, PDF & Email