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Deposito unico per i rifiuti radioattivi operativo nel 2039: scoppiano le polemiche nella Tuscia

di REDAZIONE-

VITERBO- Il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi si farà e sarà operativo entro il 2039. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante un’audizione alle Commissioni ambiente e attività produttive della Camera. Le parole del ministro hanno riacceso le polemiche nella Tuscia, territorio fortemente contrario al progetto, soprattutto dopo che il governo aveva recentemente lasciato intendere un possibile dietrofront.
Fratin ha spiegato che il rilascio dell’autorizzazione unica è previsto per il 2029, mentre l’entrata in funzione del deposito nazionale è fissata per il 2039. Nessuna autocandidatura è pervenuta da parte degli enti locali o del Ministero della Difesa per ospitare l’impianto, ha sottolineato, evidenziando come la gestione delle scorie nucleari sia un tema non più rinviabile. “Se mancheranno manifestazioni di interesse – ha aggiunto – si procederà comunque”, anche attraverso un decreto del Presidente della Repubblica, in assenza di intese con le Regioni.
Mauro Rotelli (FdI) e Francesco Battistoni (FI) hanno accolto positivamente l’intervento del ministro, definendolo “chiaro e responsabile”, e sottolineando la necessità di un dialogo costante con i territori. “L’intervento del ministro Pichetto Fratin – dichiarano in una nota congiunta – ha offerto un quadro chiaro e responsabile sulla gestione dei rifiuti nucleari, distinguendo correttamente tra quelli a media/alta intensità, da trattare in ambito europeo, e quelli a bassa intensità, per cui un deposito unico nazionale potrebbe non essere sostenibile”. Hanno anche sottolineato l’importanza di “mantenere un alto livello di dialogo con i territori coinvolti”.

Diametralmente opposta la posizione del Partito Democratico viterbese, che parla di una “clamorosa smentita” da parte dello stesso Fratin, che solo poche settimane prima della manifestazione di Corchiano aveva fatto intendere uno stop al progetto. Il Pd accusa alcuni esponenti locali di complicità politica e promette di continuare la mobilitazione in difesa del territorio.
Anche il Biodistretto della via Amerina e delle Forre denuncia la gestione “opaca e contraddittoria” del procedimento, accusando il ministro di inaffidabilità e chiedendo un confronto diretto dopo anni di silenzi. “Continueremo a camminare con le nostre gambe – dichiarano – per difendere la Tuscia”.

Il dibattito resta dunque acceso, mentre il governo sembra deciso ad andare avanti con il progetto anche in assenza di un accordo con i territori interessati.

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