Quest’ultima domenica di novembre il critico d’arte autore della nuova edizione critica sull’Orlando Furioso, “Orlando Furioso. Una perenne fuga dell’armonia nella follia” in uscita a fine dicembre con Helicon Edizioni, è tornato nella Capitale.
Di Ruvo ha incontrato l’artista madrileno Carlos Arriaga, che lo ha ospitato nel suo nuovo atelier romano mostrandogli il suo tesoretto dell’arte.
Carlos Arriaga giunto da Madrid in Italia, ha scelto proprio la Capitale per stabilirsi con la sua nuova casa e il nuovo studio che era prima lo spazio di un antico ristorante della tradizione romana.
Nato come fotografo di professione a Madrid, dopo aver lavorato per diverse agenzie e riviste nazionali importanti, soltanto dal 2015 ha scoperto una nuova tecnica pittorica ancora vergine nel campo artistico europeo contemporaneo, quale la pittura ad olio sulla fotografia in bianco e nero.
Per Di Ruvo, che ha scandagliato per quasi tre ore la casa dell’artista madrileno, l’Arte di Arriaga è “una rivelazione teoretica”.
Così la definisce il Cavaliere quando parla di una “tecnica agile e minuziosa che non assimila la superficie del remarque ma la supera in significazione e in elaborazione testuale”.
“Quella di Carlos Arriaga” – afferma Di Ruvo – “è una fusione di schema moderno e rito antico, laddove nello schema moderno è inteso il soppianto della vecchia grisaglia della prima bozza tanto cara a Rubens e al Ribera, ma al tempo stesso è recuperato il ruolo esplicativo del pennello che con l’olio riformula la realtà documentata dalla fotografia”.
“Non è certo un unicum operis quella di Arriaga, essendoci stati già artisti nel giro degli scorsi anni che nella zona belga stavano promuovendo la corrente dello smalto su fotografia. Ma ha senza dubbio un antenato da cui l’artista madrileno si distacca notevolmente sia per il tema perlopiù panoramico del reale, sia per il velo interpretativo di cui le sue opere sono ricoperte”.
Per Di Ruvo l’arrivo di Carlos Arriaga a Roma è un vantaggio irrinunciabile all’interno dell’odierno contesto artistico di oggi, ma anche teoretico afferma il Cavaliere, dal momento che offre nuove domande a cui bisognerà che la critica dia nuove risposte. Di Ruvo si è espresso per tal motivo favorevole all’occasione di allestire una mostra semi-permanente in Vaticano che ricopra un ruolo strategico e mediatico oltre che culturale, tra le istituzioni spagnole e quelle italiane.









