L’Ecce Homo di Antonello da Messina esposto alla Biblioteca Spadolini del Palazzo della Minerva del Senato è in questi giorni l’oggetto di grande attenzione da tutto il mondo. Tra le numerose visite turistiche che si sono accalcate nel pieno centro di Roma, dietro il Pantheon, per vedere l’opera acquistata di recente dallo Stato italiano per 12,6 milioni di euro, c’era anche Mauro Di Ruvo.
Il noto critico d’arte è giunto ieri nella Biblioteca Spadolini per vedere l’opera scoperta da Federico Zeri molti anni fa.
Di Ruvo si è espresso ammirato dalla straordinaria natura dell’opera di Antonello da Messina:
“È un acquisto che forse ha atteso fin troppo tempo per ritornare in Italia, ma che tuttavia ha fatto riemergere di blocco i mercati delle aste italiane e paradossalmente dei maestri del primo Novecento all’estero.
Di Antonello conoscevamo già altre copie iconografiche di Ecce Homo, ma questa che datiamo tra il 1464 e il 1465 è la prima testimonianza del soggetto devozionale del Cristo incoronato di spine da parte di Antonello”.
Così si esprime lo scopritore di un altro Ecce Homo, quello da lui attribuito al Domenichino (Domenico Zampieri) pochi mesi fa.
“Non è importante solo come antigrafo antonelliano, ma soprattutto come tavola opistografa del soggetto tematico.
Sul recto l’effige di Cristo dolente dalle gocce raggrumate di sangue che scendono lentamente sulle gote. L’incarnato giallognolo è il portamento fisionomico evidentemente influenzato dal Vesperbild fiammingo.
Ma sul verso, appare questo San Girolamo penitente nell’atto di breve intervallo dalla sua attività di traduzione della Bibbia. La repentinità della sua posa è costernata e fulminea. Se non fosse il santo dottore della Chiesa quello in questione, avremmo l’idea di un San Paolo caduto a Damasco da cavallo nell’atto paralitico dell’illuminazione.
Questa è invece l’illuminazione nel deserto del Padre della Chiesa mentre soffre nel suo isolamento di Uomo, come fu Uomo e non Dio Gesù incoronato di spine, qui presentato da Antonello nella sua estrema solitudine dietro il geniale parapetto che è anche balcone dell’arte moderna”.
Il critico inoltre si è espresso molto favorevole anche all’iniziativa di far girare il dipinto in un percorso itinerante in tutta Italia.
La mostra al Palazzo della Minerva è stata prorogata fino al 19 aprile 2026. L’ingresso è gratuito e libero a tutti.






