Carrozzeria Fiorillo

Dies Natalis è a casa. Terzo indimenticabile Trasporto della Macchina di Santa Rosa (VIDEO)

di MARINA CIANFARINI –

VITERBO – Dies Natalis è a casa.
Lungo le prime note del 4 settembre 2026, a mezzanotte, l’imponente Macchina ideata da Raffaele Ascenzi ha pervaso il Sagrato della Basilica.
La Rosa bambina ha ritrovato la sua familiare dimora, sostenuta da un devoto esercito bianco.
Il tradizionale “Sollevate e fermi” arriva alle 21:05, scandito dal capofacchino Luigi Aspromonte.
A Piazza San Sisto, perimetro di partenza del Trasporto, risaltano i volti di chi il cammino lo conosce alla perfezione.
Dentro occhi imbevuti di esperienza, emerge un indenne bagliore.
Sono trascorsi anni, ma su quella strada incorrotta dal tempo l’emozione si mostra ancora palpabile.
Di fianco le naturali incertezze di coloro che accedono per la prima volta all’unione di Rosa.
Sono sedici giovani.
Vestono di bianco ed ospitano una fascia rossa in vita, anch’essi.
Si tratta di un Battesimo lungamente bramato.
“Semo tutti d’un sentimento”, un fil rouge unisce i testimoni.
“Santa Rosa avanti!”.
Dies Natalis lascia San Sisto ed avanza con leggiadria in direzione di piazza Fontana Grande ove nasce un nuovo “Sollevate e fermi”.
La monumentale creazione sembra danzare tra le vie, accolta dall’entusiasmo dei presenti.
Le voci si spengono.
La vicinanza ricreata ospita preghiere e sprona. Sostiene i facchini, li incoraggia ampiamente pur senza proliferare suoni.
Un ardore umano esorta all’impresa.
L’imponente opera avanza verso Piazza del Plebiscito.
Le girate ospitano il ricordo di Pio Marcoccia, Mario Sanna, Vito Ferrante, Claudio Cavalloro, Pietro Bevilacqua, Luciano Ilari, Vincenzo Rossi, Cosimo Ilio Buffelli, Ermanno Segatori, Tonino Pieracci, Enrico Miralli, Claudio Valeri, Mario Ciucci, a Pietro Rossi, unico garibaldino di Viterbo.
E di Luigi Petroselli, a 45 anni dalla morte.
Dies Natalis prosegue a fluire lungo una città coesa che ha sottratto riposo alla notte per attenderla ed ammirarla.
Procede, di conseguenza, fino a piazza delle Erbe e, quindi, verso il Suffragio.
Il Trasporto è dedicato alla pace, estesa ed agognata. E a due date particolari: il 1946, con la prima carezza di Rosa a Viterbo dopo cinque anni di stop in seguito al secondo conflitto mondiale; e il 1986, quando “Armonia Celeste” rischiò di cadere sulla folla, a ridosso del Sagrato della Basilica.
I facchini fermarono la Macchina in procinto di cedere, scongiurando la tragedia.
A distanza di quarant’anni quel ricordo affiora con nitidezza.
Chi c’era non ha mai dimenticato quei frammenti di vita.
Piazza Verdi è un tripudio. Uno scroscio di applausi accoglie la Macchina del possibile.
Manca l’ultimo atto, volto a condurre Rosa a casa.
Al cospetto della salita verso il Santuario la fatica diventa ingente e il 3 settembre raggiunge il suo momento più intenso.
La stanchezza grida.
I presenti incitano.
Sotto un cielo spoglio di nubi, Dies Natalis vola verso il Santuario.
Percepibile il coro di vicinanza volto a sostenere l’azione dei facchini.
La Macchina arriva. Si ferma.
Al fiorire del 4 settembre, la Santa Bambina ritrova la propria casa.
Dies Natalis splende in poesia e grandezza, mentre alla base la festa prosegue.
I familiari si riversano tra la folla ed accorrono a celebrare i loro uomini, reduci da un’azione imponente.