di WANDA CHERUBUNI-
VITERBO- Si è svolto questa mattina, presso la sala conferenze del Centro pastorale di Villanova, l’incontro di formazione promosso dalla diocesi di Viterbo, dall’Ucsi Viterbo e Lazio e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio, dal titolo “Dignità della persona e qualità delle relazioni. L’impatto dell’Intelligenza artificiale sul lavoro e la deontologia delle giornaliste e dei giornalisti”, moderato da Pierluigi Vito, giornalista di TV2000. Un appuntamento dedicato a giornalisti e comunicatori per riflettere sulle trasformazioni in atto nel mondo dell’informazione, alla luce delle nuove tecnologie e delle indicazioni del magistero della Chiesa.
Ad aprire i lavori è stato don Emanuele Germani, consulente ecclesiastico dell’Ucsi di Viterbo, che ha introdotto la giornata dando il benvenuto ai partecipanti. Subito dopo è intervenuto il vescovo di Viterbo, mons. Orazio Francesco Piazza, che ha sottolineato come la comunicazione
rappresenti oggi uno snodo decisivo, soprattutto in un contesto in cui l’Intelligenza artificiale sta aprendo scenari di grande portata.
Secondo il presule, ogni strumento tecnologico può essere positivo, ma ciò che diventa determinante è la capacità critica di chi lo utilizza. La deontologia professionale, ha ricordato, impone correttezza, ma la dimensione etica della comunicazione va oltre le regole formali e richiede una responsabilità più profonda. Oggi, ha osservato, con l’IA è possibile costruire notizie artificiali e organizzare l’informazione attraverso algoritmi che rischiano di sostituire la relazione umana. Per questo il compito dei giornalisti è distinguere, vigilare e mantenere viva la coscienza critica, ricordando che dietro ogni notizia ci sono persone, storie e comunità.
Il presidente dell’Ucsi Lazio, Maurizio Di Schino, ha richiamato l’importanza della formazione continua, che non deve essere vissuta solo come obbligo professionale, ma come occasione per
rafforzare la responsabilità legata all’uso della parola. I giornalisti, ha affermato, sono soggetti pubblici e per questo devono mantenere una condotta integra, consapevoli che l’informazione nasce sempre da dinamiche complesse e richiede un costante impegno nella ricerca della verità, in comunione con il magistero della Chiesa e con l’attenzione al territorio.
Nel suo intervento, don Alessandro Paone, incaricato regionale per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale laziale, ha ricordato come il messaggio del Papa per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali inviti a custodire non solo volti e voci, ma anche relazioni. L’attuale fase storica, ha spiegato, pone una questione non solo etica e sociale, ma profondamente antropologica: per la prima volta le macchine
non si limitano a trasmettere informazioni, ma sono in grado di produrle.
Da qui la domanda su quale sia oggi il ruolo del giornalista. L’IA può essere uno strumento utile, ma non può sostituire il discernimento umano. Il Pontefice indica tre pilastri fondamentali — responsabilità, cooperazione ed educazione — che devono guidare anche il lavoro dell’informazione. Responsabilità significa non delegare alla tecnologia la ricerca della verità; cooperazione vuol dire evitare che gli strumenti digitali alimentino divisioni e polarizzazioni; educazione implica la capacità di aiutare le persone a interpretare la grande quantità di informazioni disponibili, con un linguaggio chiaro e accessibile.
Annamaria Graziano, componente del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, ha posto l’attenzione sui cambiamenti epocali introdotti dalle nuove tecnologie nel modo di conoscere e interpretare la realtà. Conoscere, ha spiegato, non significa accumulare dati, ma elaborarli attraverso il giudizio critico e la riflessione personale. Il nuovo Codice deontologico delle
giornaliste e dei giornalisti disciplina anche l’uso dell’Intelligenza artificiale, stabilendo che il giornalista resta l’unico responsabile dei contenuti pubblicati.
In particolare, l’articolo 19 prevede un uso consapevole e trasparente dell’IA, che non può sostituire l’attività professionale e deve essere sempre dichiarata al lettore. Il codice richiama inoltre il rispetto della dignità della persona, la correttezza del linguaggio, il decoro professionale e la funzione sociale dell’informazione, che deve contribuire alla crescita delle coscienze oltre che alla diffusione delle notizie.
Il sociologo Francesco Mattioli, docente dell’Università La Sapienza di Roma, ha affrontato il tema dal punto di vista della costruzione sociale del significato. La vita collettiva, ha spiegato, si fonda sull’attribuzione condivisa di senso agli eventi; senza un accordo sui significati non può
esistere società. In questo contesto l’Intelligenza artificiale, soprattutto nella sua forma generativa, rischia di alterare gli equilibri perché interviene proprio nel processo di produzione del senso.
Il punto di riferimento, secondo Mattioli, resta la singolarità umana, cioè la capacità di riflettere, scegliere e assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Come avvenuto in passato con l’automazione industriale, anche l’IA porterà cambiamenti nel lavoro, ma la società potrà adattarsi se saprà stabilire regole etiche condivise e mantenere l’uomo al centro.
A concludere l’incontro è stata Wanda Cherubini, presidente Ucsi Viterbo, che ha riportato la riflessione sul piano concreto del giornalismo di territorio. Raccontare il territorio, ha detto, significa
custodire volti e storie reali, spesso lontane dai grandi circuiti mediatici ma fondamentali per la vita delle comunità. In questo contesto la prossimità rende ancora più evidente il peso delle parole e la responsabilità dell’informazione.
L’Intelligenza artificiale può essere un supporto, ma non può sostituire la coscienza professionale, la verifica delle fonti e il rapporto diretto con le persone. Nel giornalismo locale, dove la fiducia si costruisce nel tempo, trasparenza e accuratezza diventano indispensabili. Raccontare il territorio oggi significa anche resistere alla velocità fine a se stessa, alla semplificazione e alla tentazione di delegare alle tecnologie decisioni che restano prima di tutto
etiche.
La giornata di formazione si è così conclusa con il richiamo alla figura di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, come modello di una comunicazione fondata su verità, responsabilità e rispetto della dignità umana, valori che restano centrali anche nell’epoca dell’Intelligenza artificiale.
Foto di Mariella Zadro e Wanda Cherubini, video di Mariella Zadro































