VITERBO – La situazione in Iran continua a deteriorarsi in modo drammatico, con le donne al centro sia delle proteste che della repressione. Dal 2022, dopo la morte di Mahsa Amini nelle mani della “polizia della morale”, le proteste anti-regime e a difesa dei diritti delle donne non si sono mai realmente fermate e sono esplose nuovamente alla fine del 2025 e all’inizio del 2026.
Le donne e le giovani, insieme ad ampie parti della società iraniana, stanno reclamando non solo la fine dell’obbligo del velo, ma una trasformazione profonda del sistema politico e sociale: libertà civili, fine della teocrazia e uguaglianza di genere.
Le autorità iraniane hanno risposto con una repressione brutale e sistematica. Secondo rapporti indipendenti, le forze di sicurezza hanno commesso uccisioni di massa di manifestanti in diverse città, usando armi da fuoco contro folle disarmate.
Un conteggio preliminare suggerisce che migliaia di persone potrebbero essere state uccise nella repressione iniziata nel dicembre 2025.
Le donne non sono solo presenti nelle piazze, ma spesso guidano e sostengono il movimento con slogan come “Donna, Vita, Libertà”, affrontando rischi estremi per la propria sicurezza personale.
Infatti, lo Stato iraniano incorpora arresti arbitrari di attiviste e oppositrici e violenze giudiziarie dirette contro donne che si ribellano o semplicemente criticano le norme discriminatorie, pene corporali, tortura e uso della pena capitale per chi infrange le norme di “moralità” o si schiera contro il regime, sorveglianza invasiva e tecnologie di controllo volte a imporre il velo obbligatorio, con app e sistemi di monitoraggio pubblici, proposte legislative repressive, come progetti di legge per intensificare la punizione delle donne senza velo, e restrizioni crescenti alla libertà sociale e personale.
Queste pratiche discriminano non solo nell’ambito civile, ma anche nella vita economica e sociale: limitazioni all’istruzione, alla partecipazione al lavoro e alla mobilità delle donne sono parte integrante dell’apparato di controllo istituzionalizzato.
Dal punto di vista sindacale e dei diritti del lavoro, ciò che accade in Iran mette in evidenza un punto essenziale, la lotta delle donne iraniane non è solo una lotta di genere, ma una lotta per la dignità umana, la libertà e la giustizia sociale.
La Cisl in quanto anche sostenitore dei diritti umani, solidarizza con le donne iraniane e con tutti coloro che rischiano la vita per rivendicare libertà fondamentali; chiediamo alle istituzioni internazionali e ai sindacati globali di inserire la questione dei diritti delle donne iraniane nell’agenda politica e nelle campagne per i diritti umani, esigiamo responsabilità per le violazioni dei diritti umani e misure sostanziali per proteggere attiviste e protestatarie.
L’oppressione di genere in Iran non è un problema isolato, è parte di una più ampia lotta globale contro l’autoritarismo, la discriminazione e la negazione dei diritti fondamentali. La solidarietà internazionale è un’arma concreta per la libertà.
La Cisl infatti, ha promosso nel mese di gennaio un sit-in, davanti all’Ambasciata iraniana, a cui ha partecipato la nostra Segretaria Generale Daniela Fumarola e tutto il Consiglio Generale Confederale per esprimere solidarietà e sostegno a quanti in Iran da settimane manifestano per sollecitare la fine del regime teocratico e un futuro fondato su democrazia, libertà e rispetto dei diritti fondamentali.








