«Il testo sul fine vita uscito dal Comitato ristretto del Senato è un segnale gravissimo. Dietro l’apparenza di una regolamentazione, si nasconde un’impostazione ideologica che nega la libertà di scelta e apre scenari inquietanti. La formula iniziale – “la Repubblica assicura la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale” – riprende il vocabolario della galassia pro-life e rischia di essere usata per mettere in discussione diritti fondamentali, a partire dalla legge 194.»
Lo dichiara Marietta Tidei, capogruppo di Italia Viva al Consiglio regionale del Lazio e prima firmataria, insieme a Claudio Marotta, di una proposta di legge regionale sul fine vita.
«Il testo prevede un Comitato etico nazionale nominato dal Governo, con tempi di valutazione fino a 120 giorni. Ma l’aspetto più crudele è che, in caso di rigetto, la richiesta non potrà essere ripresentata per 48 mesi. Quattro anni di attesa per chi soffre ogni giorno: è una crudeltà inaccettabile.»
«A questo si aggiunge l’esclusione del Servizio Sanitario Nazionale dalla prestazione: le persone dovranno arrangiarsi, magari ricorrendo al privato, sostenendo costi insostenibili. Si colpiscono i più fragili e si allarga il divario tra chi può e chi non può permettersi di scegliere con dignità.»
«Non è una legge che rispetta la persona. È una norma che giudica, impone, controlla. Con la nostra proposta regionale, bloccata dalla destra da oltre 500 giorni – conclude Tidei – volevamo garantire libertà, dignità e autodeterminazione, tutto ciò che il testo del Comitato ristretto disprezza. I diritti non si difendono da soli: vanno protetti, riaffermati e, quando serve, conquistati di nuovo.»





