ROMA – Una donna si è tolta la vita nella serata di ieri nella casa circondariale di Rebibbia, portando a sei i casi di suicidio nelle strutture detentive del Lazio dall’inizio dell’anno. Siamo di fronte ad una tragedia che addolora ma non stupisce: il tasso di affollamento nel carcere femminile di Rebibbia è del 150 per cento, con 377 detenute presenti, a fronte di 251 posti effettivamente disponibili.
Queste condizioni al limite della sopportabilità sono rese ancora più pesanti dalle alte temperature e dalla solitudine che rischia di gettare nella disperazione chi deve scontare, come in questo caso, una pena elevata, senza poter contare su relazioni affettive e con un passato di dipendenze e altre problematiche.
Garantire condizioni di detenzione dignitose costituisce un principio di civiltà che non può essere più eluso dalle istituzioni e dalla classe politica del Paese. Il Governo deve iniziare ad investire seriamente sulla presa in carico della persona, su percorsi di assistenza psicologica e soprattutto sulle pene alternative al carcere che consentirebbero di decongestionare le case circondariali che sono al collasso.
Così in una nota Marta Bonafoni, consigliera regionale del Lazio e coordinatrice della segreteria nazionale del Partito Democratico.







