Dopo la Solenne Celebrazione a Sant’Andrea, Pianoscarano festeggia in allegria con il suo Vescovo

di ANNA MARIA STEFANINI-

VITERBO- Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso dai bambini viterbesi: il giorno di Sant’ Andrea. Che festa a Pianoscarano, quartiere storico della Città dei Papi! Usciti dalla chiesa di Sant’Andrea, al termine di una Santa Messa commovente, partecipata e sentita,, alla presenza delle Autorità, delle Confraternite, dei ragazzi del Pianoscarano calcio, del catechismo, delle associazioni di volontariato, di Suor Francesca e di una grande folla, il Vescovo Orazio Francesco Piazza e l’assessore ai Servizi Sociali Patrizia Notaristefano, accompagnati dal caro don Luca, dopo aver salutato il Prefetto, il Questore, il Comandante della Guardia di Finanza e il Comandante della Compagnia dei Carabinieri, sono andati alla sede del Comitato Festeggiamenti e del Circolo Amici di Pianoscarano. Con loro, tanti bambini e adulti in fila, sorridenti, per assaggiare le tradizionali leccornie preparate da mano sapienti. L’autunno inoltrato regala a Viterbo questa meravigliosa festa, religiosa e pagana, simbolo d’identità cuturale e storica, che anticipa il Natale. Sant’Andrea è per i bambini viterbesi un “Babbo Natale” in anticipo. Lo adorano e lo aspettano con trepidazione, gli lasciano il piattino fuori dalla finestra con mandarini, biscotti e latte fresco. Sant’Andrea è un amico, come Santa Rosa. Il pesce, cibo umile e semplice di un pescatore, diventa di cioccolato, ricoperto di carta stagnola colorata, per i bambini e per chi si vuol bene. La letterina a Sant’Andrea è importante come quella a Babbo Natale e la Befana. Ma questa tradizione è solo de “noantri”, dei viterbesi, della Tuscia.
Il Vescovo della Diocesi accoglie, come Gesù, i bambini, con la stessa dolcezza. Tutti a Pianoscarano, ad assaggiare le famose pizze fritte, i lattarini, la cioccolata calda. La cordialità e la tradizione si sono fuse in una serata che rappresenta la socialità e la viterbesità. Sbandieratrici e Musici fra le vie del quartiere .
Dietro alla fontana del Piano, cioccolata calda, tozzetti, dolcetti e tanta allegria. Pianoscarano racconta la sua storia. Se San Pellegrino, infatti, è il quartier generale delle potenti famiglie altolocate di Viterbo nel Duecento, Pianoscarano, nello stesso periodo, si sviluppa attraverso architetture in pietra destinate alle classi meno abbienti.
Il quartiere di Pianoscarano, si sviluppa su un’altura circondata da due torrenti, oggi interrati ma di cui si ha memoria soprattutto quando si attraversa il Ponte di Paradosso, punto di accesso al quartiere, al di sotto del quale si ammira un bellissimo giardino con fontana. Le stradine di Pianoscarano che si affacciano sul centro di Viterbo con panorami straordinari o le viuzze strette, delinate da case medievali molto simili tra loro, quasi a schiera, trovano incontro nelle due piazze principali. Una ospita la meravigliosa Fontana di Piano e nell’altra svetta la Chiesa di Sant’Andrea.

Il quartiere di Pianoscarano, pressoché intatto, si presenta al visitatore odierno come era nel Duecento; qui rivivono gli antichi mestieri nel nome delle vie o delle piazze. In questa zona della città, in passato, erano confinati coloro che svolgevano lavori rumorosi e a cui non era consentito vivere “in centro”: contadini, fabbri, calzolai, falegnami e scotolatori (i battitori della canapa), solo per fare alcuni esempi.
Le abitazioni non hanno quindi alte torri ma sono costruite con raffinata semplicità.

Il quartiere di Pianoscarano accoglie il visitatore in maniera sorprendente.

Il pesce, uno dei simboli del Cristianesimo fin dagli albori, diventa speranza e colore, rallegrando le giornate che, sempre più brevi, si avviano verso il Solstizio d’inverno. Già il fumo dei caminetti accesi e della carne alla brace profuma i vicoli “piascaranesi”. Scende la sera del dì di una delle feste più sentite a Viterbo.

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