Ecco perché i due marò dovrebbero tornare in Italia: su Facebook un “documento segreto” che qualcuno vorrebbe seppellire

maròRiportiamoliAcasaPerché i due italiani accusati di aver ucciso due pescatori indiani dovrebbero essere processati in patria e non in India?

 

Purtroppo per i benpensanti – malrazzolanti – le risposte sono così numerose e tutte a favore della tesi del “riportiamoli a casa ebbbasta!” che non si può non prendere con la massima cautela una questione che, invece di essere valutata come un caso giudiziario, è scaduto nella diatriba politica che tutto fagocita e tutto strumentalizza.

 

Per carità, quando si parla di questioni internazionali i piedi di piombo sono doverosi. E, sempre con buona pace degli ipocriti, il mostro sbattuto in prima pagina è COLPEVOLE fino a prova contraria – non per scrive of course – ma per molti, troppi è così.

 

In ogni caso, mentre il Ministro Emma Bonino raccoglie l’infausta eredità di quel brutto pasticcio all’italiana che si è consumato sotto il Governo Monti (quando nel marzo scorso Salvatore Girone e Massimiliano La Torre dovettero tornare in India dopo il maldestro tentativo del Ministro Terzi di farli restare qui senza tuttavia riuscirvi ed anzi essendo costretto poi a dare le dimissioni, ndr), quegli italiani che non si vergognano di essere tali e che, anzi, sono orgogliosi dell’italianità a 360 gradi, hanno le idee ben chiare. Anzi chiarissime.fotoGironeLaTorre

 

Nel gruppo Facebook “Giù le mani dagli italiani”, creato proprio per mantenere alta l’attenzione, e la tensione, sul caso dei due fucilieri accusati dell’uccisione di due pescatori indiani avvenuta nel febbraio 2012, da giorni fa capolino un documento dal titolo “The reasons of the innocence. Le ragioni dell’innocenza. Enrica Lexie Tecnichal Analysis by Luigi Di Stefano”.

 

Nel documento si mettono in evidenza alcuni fatti di cui tutti, ogni volta che aprono bocca sulla questione, dovrebbero tenere bene a mente. Tanto per cominciare le autorità indiane il 30 marzo scorso hanno deciso di rifare le indagini. Evidentemente qualcosina è sfuggita…

 

Poi Di Stefano elenca una sfilza di – chiamiamole così – incongruenze da far rabbrividire: carenze dell’impianto accusatorio (distruzione di reperti giudiziari, negata ammissione dei consulenti tecnici della difesa, grave indizio di costruzione di false prove a carico), mancato coinvolgimento degli esperti italiani nelle fasi essenziali delle analisi tecniche quali perizia balistica e analisi del peschereccio, indagini omissive.

 

Altro fatto che lascia perplessi è la mancanza di indagini sulla petroliera greca “Olympic Flair” che denunciò un attacco pirata alle 22,20 in prossimità del Porto di Kochi. Stando a questo “documento segreto” la Olympic Flair avrebbe riferito ora e posizione dell’attacco palesemente falsi.

 

Ma non finisce qui. Il documento, ben 59 pagine, snocciola analisi di tipo tenico, dati, asserzioni ed ipotesi che, sebbene siano tutte da verificare, aumentano ad un livello semplicemente insopportabile quel senso già ben presente di impotenza, autoflagellazione e disperazione che le lacrime dell’allora Ministro della Difesa De Paola non hanno attenuato.

   

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