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Economia della Tuscia, segnali di ripresa ma il futuro passa da innovazione e giovani

di WANDA CHERUBINI-

VITERBO – La provincia di Viterbo conferma una buona capacità di resistere alle difficoltà economiche degli ultimi anni, mostrando indicatori incoraggianti in diversi settori strategici. È quanto emerge dal Quinto Rapporto sull’Economia dell’Alto Lazio, che delinea un quadro in cui convivono crescita e fragilità, con prospettive positive legate soprattutto all’export, al turismo e alla maggiore solidità del sistema imprenditoriale.

Tra gli aspetti più rilevanti figura il buon andamento delle imprese locali. Il saldo tra aperture e chiusure resta positivo, seppur contenuto, segno di un tessuto economico che continua a rinnovarsi. A rafforzarsi sono soprattutto le società di capitali, mentre diminuisce progressivamente il numero delle imprese individuali e delle società di persone, confermando una trasformazione del sistema produttivo verso modelli aziendali più strutturati.

Un ruolo determinante è svolto dalle esportazioni, che rappresentano uno dei principali motori della crescita della Tuscia. Le aziende del territorio, in particolare quelle dell’agroalimentare e della manifattura, continuano a conquistare spazi sui mercati internazionali, contribuendo a rafforzare la competitività dell’economia provinciale.

Anche il turismo continua a rappresentare una leva fondamentale per lo sviluppo locale. La provincia beneficia dell’attrattività del proprio patrimonio storico, artistico e naturalistico, oltre che del crescente interesse per il turismo religioso, termale ed esperienziale. L’aumento delle presenze genera effetti positivi sull’intero comparto dei servizi, favorendo occupazione e investimenti.

Tra gli elementi più incoraggianti emerge inoltre il miglioramento dell’accesso al credito. La diminuzione delle sofferenze bancarie evidenzia una maggiore solidità finanziaria delle imprese, creando condizioni più favorevoli per nuovi investimenti e per la crescita delle attività economiche.

Non mancano però le criticità. Il rapporto evidenzia come la produttività della provincia resti inferiore alla media nazionale, con un valore aggiunto pro capite ancora distante dai livelli delle aree economicamente più dinamiche del Paese. Un limite che rende necessario investire maggiormente in innovazione, digitalizzazione e formazione delle competenze.

Un’altra sfida riguarda il mercato del lavoro. Se da un lato alcuni comparti mostrano segnali di ripresa, dall’altro permane la difficoltà nel creare occupazione qualificata e nel trattenere i giovani sul territorio. A pesare è anche il progressivo invecchiamento della popolazione, fenomeno che rischia di incidere sulla disponibilità di forza lavoro e sulla capacità di sostenere lo sviluppo economico nei prossimi anni.

Il rapporto sottolinea infine come il futuro della Tuscia dipenderà dalla capacità di valorizzare i propri punti di forza, puntando su innovazione, internazionalizzazione delle imprese, sviluppo del turismo e sostegno alle nuove generazioni. Un percorso che richiederà investimenti, collaborazione tra istituzioni e mondo produttivo e una strategia condivisa per rendere il territorio sempre più competitivo.

Il quadro che emerge è quello di una provincia in evoluzione: un’economia che cresce con prudenza, sostenuta dalle eccellenze locali, ma chiamata ad affrontare sfide decisive per consolidare la propria competitività e garantire uno sviluppo duraturo.