Edilizia viterbese al collasso, la FenealUil: “Servono lavoro ed infrastrutture”

VITERBO – Riceviamo dal segretario generale della FeneaUil Viterbo- Rieti, Francesco Palese e pubblichiamo: “Non sappiamo cosa si stia ancora aspettando da parte della politica e delle Istituzioni, per far ripartire l’occupazione nella nostra provincia.

I dati sono reali, da quando è iniziata questa maledetta crisi, l’occupazione del settore edile negli ultimi dieci anni è scesa ad oggi (dati prelevati dai due sistemi dell’edilizia, Cassa Edile e Edilcassa), di oltre il 50% degli addetti del settore, senza contare quelli dell’indotto che porterebbero la disoccupazione nel settore edile al 60%.

Infatti i dati 2008 contavano oltre 4.000 addetti alla Cassa Edile di Viterbo, oggi si contano quasi 1.800 e dall’Edilcassa da oltre 700 ad oggi ce ne sono 300.

Una vera guerra occupazionale.

Ma su tutto, purtroppo, come sempre accade in Italia, dalla guerra se ne traggono i vantaggi.

Molte le imprese che usano lavoratori non in regola, o in part-time mascherato, cioè lavoratori assunti ad ore ed invece usati per tutta la giornata e tutto alla luce del sole, senza controlli.

Cosa dobbiamo poi dire sui vari decreti sul lavoro dal Jobs Act al Decreto Dignità?

Si sono dati sgravi fiscali e contributivi per assumere e maggiore flessibilità sulle assunzioni a tempo, ed invece, non solo sono stati usati per sanare posizioni irregolari, ma quando gli sgravi si esauriscono, o i contratti a termine non possono essere più prorogati, le imprese si disfano immediatamente di questi lavoratori, creando ancor di più disoccupazione.

Aggiungiamo poi la fuga dal Contratto Edile e l’uso di contratti atipici, cioè non edili, come Trasporto, Commercio, Florovivaisti, chi più ne ha più ne metta.

La trasformazione del mercato del lavoro ha significato precarietà ed instabilità per i lavoratori, che ha avuto effetti maggiormente negativi di un uso non adeguato di queste nuove modalità contrattuali.

Il Contratto edile deve rimanere l’unico contratto da adottare nei cantieri e non altri, evitando che le aziende non si spostino nei contratti economicamente più a loro vantaggiosi, risparmiando sui costi previsti come la Cassa Edile, la formazione, la sicurezza, il salario e sui contributi previdenziali.

L’attuale presenza nei cantieri edili di imprese che, pur svolgendo lavorazioni di natura analoga a quella edile, se non sostanzialmente equivalente, applicano ai lavoratori contratti collettivi di settori merceologici diversi da quello edile, impedisce, nei fatti, la realizzazione di condizioni omogenee di tutela.

Servono misure per tutelare le imprese sane dal “dumping contrattuale” ed allo stesso modo tutelare i lavoratori, per un lavoro regolare, per una buona formazione e sicurezza sul luogo di lavoro.

Ai nostri politici diciamo che un altro tema centrale per lo sviluppo del Paese, è anche il contrasto al lavoro nero alla corruzione e all’economia sommersa, che in tutto il Paese valgono almeno 120 miliardi di euro l’anno e che quindi con un vero recupero di questo malaffare si investirebbero in servizi ed infrastrutture.

E’ importante inoltre, fornire uno scenario certo alle imprese e alle famiglie, vantaggioso e semplice, per intervenire sia per le ristrutturazioni sia per le infrastrutture che più servono al territorio, come ad esempio:

il completamento della superstrada Orte/Viterbo/Civitavecchia ne sono avviati ed in fase di conclusione, solo 6.4 km e sulla parte rimanente dobbiamo attendere il pronunciamento del TAR sui ricorsi fatti e che se vedranno la negazione del tracciato finale, Viterbo e la sua provincia, vedranno ancora una volta sfumare lo sviluppo e la crescita, senza tralasciare che si sono spesi milioni di euro fino a Monte Romano e quindi l’inutilità di un’opera così importante l’alta velocità ferroviaria Orte – Roma che vedrebbe raggiungere Roma in mezz’ora e non in due ore come oggi; sarebbe un passo avanti per far uscire la provincia di Viterbo dal suo isolamento e che oltre ad aver limitato lo sviluppo territoriale, sta creando enormi disagi per chi viaggia
il raddoppio della Cassia, altra arteria essenziale per i collegamenti Viterbo – Roma, il completamento della autostrada tirrenica ora ferma a Tarquinia e dove l’unico beneficio lo vede la Concessionaria facendo pagare il pedaggio alla barriera, riqualificazione e rigenerazione dei centri storici di tutta la provincia di Viterbo la quale ne può vantare di bellissimi.
L’unica opera che sta iniziando la sua cantierizzazione è l’Ospedale di Belcolle, che vedrà dopo quasi 20 anni dai primi lavori di costruzione, il completamento di un punto estremamente essenziale per la sanità Viterbese e non solo; su questo dobbiamo darne merito anche alla caparbietà del Direttore Generale della Asl di Viterbo la Dott.ssa Donetti.

Certo la sua realizzazione, da sola, non offre tutta l’occupazione che serve, ma comunque può dare una prima risposta occupazionale anche se per non molto tempo.

Perché ci preoccupiamo?

Per l’inerzia e la trascuratezza che su questi argomenti, si fa tanta demagogia, ma che nessuno è pronto a metterci la faccia per vedere completati queste grandi incompiute per lo sviluppo di Viterbo e la sua provincia, per l’occupazione per il potere d’acquisto economico e per una vita regolare e tranquilla di tutte le famiglie. Inoltre a noi interessa che sui prossimi appalti delle opere sopra elencate, che le imprese locali comincino a fare sistema, e non lasciare tutto alla mercé di aziende che provengono da altre regioni, accontentandosi di piccole cose e inoltre, per poter dare risposte ad un’occupazione locale.

Possibile che si pensi al bene di alcuni ma non si pensi al bene della collettività, dello sviluppo della provincia, dell’occupazione così in grave crisi.

Non è campanilismo, è la realtà locale che ha bisogno di aiuto, di sviluppo di occupazione”.