Evasione ed Elusione Fiscale: le ragioni delle PMI

Riceviamo da Umberto Ciucciarelli (nella foto) e pubblichiamo:” La Legalità, nell’intimo sentire di ogni persona onesta, è uno dei vettori che genera la risultante del correttoumberto-ciucciarelli divenire della società. Ci si aspetta che lo Stato, in ogni sua espressione, si faccia quotidianamente garante di condizioni che possano consentire ad ogni cittadino di vivere, lavorare e prosperare in condizioni di Legalità. Ogni tessuto economico, inteso come insieme di cittadini, necessita pertanto

di precise norme e garanzie, fornite dal legislatore, a tutela della propria sopravvivenza: questo, a mio avviso, è il motivo più qualificante della giusta intromissione dello Stato nell’economia di una Nazione, nella sua più squisita accezione di Regolatore, attraverso strumenti normativi, fiscali e monetari. Si da il caso che, in Italia, il tessuto economico predominante, in termini di PIL (quindi di gettito fiscale) e di occupazione, sia quello delle Piccole e Medie Imprese. Si, per sua natura il nostro Popolo è un insieme di piccoli e medi Capitani d’Impresa, gente che la mattina alle sei è già in piedi e programma il lavoro per se’ e per chi opera nella sua azienda, e che null’altro chiede allo Stato se non di vedersi tutelato nel suo settore di competenza attraverso un preciso sistema di regole. Il dramma odierno sta qui. Concetti a metà strada tra etica ed economia, come quello di concorrenza sleale, sembrano spariti dall’ordinamento attuale, insieme a molti altri princìpi che hanno consentito la distruzione della Legalità Economica nel nostro Paese.

La Globalizzazione, la “deregulation”, l’intervento diretto delle banche in alcune aziende e non in altre (e non sempre per ragioni economiche), il capitalismo sfrenato, l’ansia di profitto, il crollo di ogni sistema di dazi protezionistici, la stretta del credito con i trattati di Basilea e Lisbona ed il proliferare degli adempimenti burocratici unito ad un costante aumento del prelievo fiscale hanno esposto TUTTI gli attori della filiera al rischio quotidiano dell’Illegalità diffusa. Loro malgrado. Perchè è quantomeno evidente che, quando lo Stato diventa l’Homini Lupus di hobbesiana memoria, in ogni essere umano scatta un primordiale istinto di sopravvivenza. A cui lo Stato, oggi, risponde solo con il terrorismo psicologico. Da cui il piccolo e medio imprenditore, a sua volta, ha cercato di difendersi finora come poteva, con le unghie e con i denti. Spesso cadendo nell’Illegalità attraverso varie forme: strozzinaggio, evasione od elusione fiscale, nero, riciclo di materiale inerte di bassa qualità, utilizzo di prodotti sulla soglia dell’obsolescenza perchè di basso costo e quant’altro.

Quanto sopra esposto illustra abbondantemente i motivi che possono spingere le PMI in una zona d’ombra, evidenziando colpe pesanti nell’assenza complice del Regolatore. Terrorismo psicologico, dicevamo. Le norme più elementari della macroeconomia insegnano che non possono essere tirate al massimo entrambe le “leve” con cui, in genere, si governa il divenire, che sono appunto quella fiscale e quella monetaria, pena il crollo del Sistema Economico. I “professori-banchieri”, nel loro spocchioso delirio di onnipotenza, sembrano ignorare anche questa semplice nozione, che viene insegnata normalmente in un qualsiasi corso universitario di Economia Politica. Sempre che in realtà, come da più parti si sostiene, non giochino un’altra partita a nome e per conto di qualcuno che da questo caos possa trarre giovamento.

In molti settori, soprattutto quello produttivo e quello commerciale, ad italianissimi nomi storici di famiglie che per generazioni hanno intrapreso, si sono andate via via sostituendo sigle sconosciute ai più: le multinazionali. L’appoggio, quando non l’intervento diretto nella proprietà, della finanza internazionale ha consentito a costoro di comprarsi pezzo per pezzo i nostri “gioielli di famiglia”, lasciati soli dal nostro sistema bancario ed in balia dell’Illegalità provocata dalla fiscalità esasperata di uno Stato sprecone e fallimentare. Anche se è arduo da affermare, in queste condizioni chi vuole rimanere libero ma in condizioni di reggere non ha altra strada da percorrere se non quella di uscire dalla Legalità, a suo rischio e pericolo, attraverso l’evasione fiscale o, peggio, il riciclo di capitale sporco. A tanto siamo arrivati.

Alle imprese nostrane è richiesto un impegno finanziario in termini di prelievo fiscale fuori da ogni logica. Siamo al 55% di quanto, sulla carta, si è sudato. Ed il Legislatore non distingue tra chi non può e chi non vuole pagare, non considerando che spesso, specialmente in periodi come quello che stiamo vivendo, ciò che sta scritto sulla carta raramente corrisponde a ciò che si ha nel portafogli. Le elezioni Politiche del 2013 ci hanno regalato la situazione che conosciamo. Il Governo Letta, pur inizialmente armato di buone intenzioni, ci comunica quotidianamente tramite il ministro Saccomanni che la coperta è corta, guardandosi bene però dal colpire ogni prebenda e/o spettanza delle caste.

E’ pertanto evidente che in Italia comanda Bruxelles, tra puntiglioso rispetto dei vincoli (per Italia, Spagna e Grecia) ed ossequio quotidiano alla Germania della Merkel, unica favorita da siffatta moneta unica (vedi avanzo commerciale prima e dopo l’introduzione dell’Euro). Da una situazione del genere non si esce con i pannicelli caldi, anche e soprattutto alla luce di quanto il Governo Monti ha sottoscritto in termini di MES e Fiscal Compact: non lo si ricorda affatto, ma di anni come gli ultimi due ce ne attendono ancora venti. E ciò che resterà tra vent’anni di ciò che eravamo è facile immaginarlo: nulla. E’ questo futuro che volevamo per noi e per i nostri figli? Abbiamo una sola arma potente a nostra disposizione: la denuncia quotidiana di tutto questo. Ed una sola, dirompente proposta che riporterebbe pace sociale tra tutti gli attori della filiera economica: una sorta di indulto per tutti quegli imprenditori i cui problemi col fisco e con le banche ne stanno decretando la fine. Una riabilitazione totale dopo anni di traumi tra balzelli, mancati incassi a catena, nominativi in Centrale Rischi, inauditi studi di settore e crollo verticale dei fatturati. Il nostro Popolo deve sapere cosa sta succedendo, deve conoscere per deliberare.

Se questo è “populismo”, siamo orgogliosi di rappresentarlo. L’Ecuador, l’Islanda, l’Ungheria, il Venezuela, l’Argentina l’hanno fatto, attirandosi addosso le ire del potere finanziario mondiale dei Rotschild, dei Rockefeller e di Goldman-Sachs. Ma ottenendo libertà e tassi di crescita economica degni di un New Deal, a volte dopo qualche anno di sacrifici. Fuori da questa Europa subito. Che cadano le teste che devono cadere”.

   

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