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Protezione Civile

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Faenza, studente aggredito mentre si reca a una festa scolastica: quando la paura sottrae ai giovani il diritto di vivere serenamente gli spazi della crescita

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo sconcerto per l’episodio verificatosi a Faenza, dove uno studente sarebbe stato aggredito e rapinato mentre si dirigeva verso un evento organizzato dalla propria scuola.
La vicenda, che coinvolge adolescenti e si colloca in un contesto strettamente connesso alla vita scolastica, non può essere relegata a una semplice notizia di cronaca. Ogni atto di violenza che colpisce un giovane produce infatti un effetto che va oltre il danno immediato: altera la percezione della sicurezza, incrina la fiducia nelle relazioni sociali e limita quella libertà di movimento che rappresenta una condizione essenziale per la crescita personale.
Preoccupa particolarmente il fatto che, secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il presunto autore dell’aggressione sarebbe già conosciuto per precedenti episodi. Qualora tali circostanze fossero confermate dalle autorità competenti, ci troveremmo di fronte a una questione che impone una riflessione seria sull’efficacia degli strumenti di prevenzione e di accompagnamento destinati ai minori che manifestano precocemente comportamenti antisociali.
Come docenti impegnati nella promozione dei diritti umani, riteniamo che la domanda fondamentale non sia soltanto come punire chi sbaglia, ma come evitare che un adolescente arrivi a considerare la violenza una modalità ordinaria di relazione con gli altri.
Dietro ogni comportamento aggressivo persistente vi è spesso una storia di fragilità educative, di povertà culturali, di assenza di riferimenti significativi o di progressivo distacco dalle regole della convivenza civile. Ignorare tali dinamiche significa lasciare che il disagio si consolidi fino a trasformarsi in una minaccia per l’intera collettività.
La scuola, pur non potendo sostituirsi alle famiglie, ai servizi territoriali o alle istituzioni preposte alla sicurezza, rimane uno dei pochi luoghi nei quali è ancora possibile intercettare tempestivamente segnali di marginalità, aggressività e sofferenza relazionale. Per questa ragione appare indispensabile investire con maggiore convinzione in percorsi strutturati di educazione alla responsabilità, al rispetto reciproco e alla gestione non violenta dei conflitti.
Occorre inoltre riconoscere che il tema della sicurezza giovanile non può essere affrontato esclusivamente quando si verifica un fatto grave. Le emergenze rappresentano quasi sempre l’ultimo anello di una catena di segnali che non siamo riusciti a leggere o ai quali non abbiamo saputo rispondere in tempo.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che quanto accaduto a Faenza possa stimolare una riflessione nazionale sul crescente disagio minorile e sulla necessità di costruire politiche pubbliche capaci di coniugare tutela delle vittime, responsabilizzazione degli autori dei reati e prevenzione educativa.
Esprimiamo la nostra solidarietà allo studente coinvolto e alla sua famiglia, nella convinzione che il primo diritto da garantire ai giovani sia quello di poter vivere la propria esperienza scolastica e sociale senza paura.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU