Faperdue critica la diretta TV di Santa Rosa

Giovanni FaperdueRiceviamo e pubblichiamo dal giornalista e scrittore Giovanni Faperdue.

“La sera del tre settembre, per la prima volta nella mia vita, ho seguito la diretta televisiva del trasporto della Macchina di Santa Rosa, su Tv 2000. Quel nostro capolavoro di spettacolo e di fede, messo sugli schermi, quasi scompare dietro alla ripetitività dei gesti e delle parole. Gli ordini impartiti con tono militaresco dal capo facchino, suonano come una montatura, e non rendono l’idea della tradizione che li vuole così, e non sono apprezzati da chi ascolta. Il comando in dialetto: “riaccapezzate ‘l ciuffo” mentre può commuovere più di un vecchio viterbese, stupisce in senso negativo, chi segue la diretta senza conoscere il dialetto viterbese.

L’evento così come ci è stato proposto ieri sera, non aveva niente di spettacolare, niente di eccezionale, niente di mistico e ancora meno di fede. Tutti quei sentimenti che animano i tanti spettatori che aspettano la Macchina per le vie e le piazze di Viterbo.

La diretta televisiva, purtroppo, non è riuscita a tramettere una minima emozione, un minimo sentimento, un minimo interesse. Infatti, ogni tratto del trasporto, per chi non è di Viterbo, per chi non conosce la nostra tradizione, era una ripetizione di quello appena concluso, e si sa le ripetizioni, specialmente in televisione, stufano subito. Quel rito dei Facchini che comandati dal capo facchino vanno sotto alla macchina, ordinatamente in funzione dei posti occupati, per non annoiare gli spettatori, va mostrato una sola volta e poi basta. Rimane il grande fascino della partenza e dell’arrivo che vanno proposti ancora meglio e anche enfatizzati. Ma tutte le altre fasi ripetitive vanno saltate e, quello spazio di tempo, va colmato con servizi su Viterbo, sui miracoli di Santa Rosa, sui luoghi dell’esilio. Infatti i miracoli di S. Rosa sono l’argomento più sconosciuto che esista a Viterbo.

I viterbesi sanno tutto sulla Macchina, tutto sui Facchini e niente su S. Rosa. Qualche anno fa, con il microfono alla mano, ho intervistato circa cento persone, che erano in prima fila in Piazza del Plebiscito in attesa della “Macchina”. La mia domanda era semplicemente: “Mi dice per favore un miracolo di S. Rosa?”. Ebbene voi non ci crederete, ma solo una persona mi ha detto più di un miracolo. Tutti gli altri sono rimasti muti, con qualche piccola eccezione.

Poi sarebbe necessario che quando si parla del Bullicame, chi fa il servizio si documenti meglio. Dire che la nostra acqua sgorga a 60 gradi centigradi non diminuisce la sua terapeuticità, ma non onora la precisione di chi ha scritto il servizio. I gradi sono 58.

E’ stato invece buono il commento al trasporto fatto da Gaetano Labellarte, un ex facchino che ha illustrato bene la “fatica” dei nostri “eroi”.

Perciò esortiamo chi curerà questo servizio il prossimo anno, di tenere conto di queste osservazioni, perché se vogliamo che la fama del trasporto valichi le nostre mura, dobbiamo lavarci via tutto il provincialismo che purtroppo ci distingue.”

   

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