Università Unimarconi

Festival ecologia integrale, “Fragilità e cura delle città”: intervengono Albrecht, Costa, Funari, Cinquepalmi e Romano

di LIA SARACA –

MONTEFIASCONE (Viterbo) – Nella terza giornata del Festival dell’Ecologia Integrale si è parlato di “Fragilità e cura degli spazi urbani”, un tema partecipato che ha concluso la quarta edizione del festival.  Nello spazio – teatro all’aperto, allestito a piazza santa Lucia Filippini, sabato 22 giugno si sono confrontati Benno Albrecht, Rettore Magnifico IUAV di Venezia; Cecilia Costa, sociologa dell’università di Roma Tre; Barbara Funari, assessore alle Politiche Sociali e della Salute di Roma Capitale; Angelo Romano, rettore della basilica San Bartolomeo all’Isola e Federico Cinquepalmi, docente presso Sapienza università di Roma. 

Benno nella lectio brevis ha illustrato il progetto di rigenerazione urbana di Venezia, una sorta di città Campus per le generazioni future ponendo l’accento sull’interconnessione tra la città, la laguna e l’entroterra e come questo deve essere ripensato e collegato ad una realtà ormai cambiata rispetto al passato. “Il mantenimento per secoli di questo equilibrio – ha commentato Cinquepalmi – è dovuto all’uomo che ha mantenuto un equilibrio sostenibile. È una storia importante che va verso il futuro”.

Gli interventi hanno poi focalizzato i temi principali collegati al filo conduttore dell’appuntamento. “Nell’ambito delle politiche sociali di cui mi occupo da quasi tre anni – ha affermato Funari – siamo chiamati a ricostruire la bellezza del presente, facendoci carico delle fragilità delle città. Questo ci porta a interrogarci sugli spazi urbani, sulle reti che possiamo attivare nell’ottica della prossimità; a ragionare sul tema della povertà che chiede un rinnovamento dei servizi sociali, sulla solitudine come fragilità trasversale e di come sia necessario farsi proattivi di costruzione di rete per città del futuro come città solidali”.

Romano ha aggiunto che le città devono essere viste come un organismo vivente perché il rischio è quello di conservare in modo disconnesso dalla vita reale della città. “Riaprire e recuperare spazi abbandonati e perduti è forse il modo migliore per conservare”.

Una giornata intensa proseguita con Costa che ha sintetizzato le parole chiavi del festival: partecipazione, comunità, solidarietà, ponte e relazione tra l’io e il noi. Il legame tra la memoria e la speranza, tra pellegrinaggio e il senso di comunità. “Stiamo atrofizzando il noi e sacralizzato l’io – ha precisato -. Questo è quello che sta sfilacciando i legami sociali. E la fragilità è al primo posto”.

Le conclusioni affidate all’arcivescovo Fabio Fabene, ideatore del festival e presidente dell’associazione Rocca dei papi, che ha esortato a ripensare la città di Montefiascone partendo dalle radici che possono germogliare, portare frutto per i giovani, per il futuro. Tutto ciò iniziando dalla cattedrale perché è simbolo, casa per generazioni. E con la cattedrale il centro storico, dove ci sono le radici, il senso dell’appartenenza. Per una città della comunità. Una “nuova città sostenibile del noi”.

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