Carrozzeria Fiorillo


Filippo Rossi torna a parlare dopo anni di silenzio: “Viterbo è ferma, serve una visione per il futuro”

di REDAZIONE-

VITERBO- Il ritorno sulla scena pubblica di Filippo Rossi arriva dopo anni di silenzio e a poco più di un anno dalle prossime elezioni amministrative di Viterbo. Il giornalista ed ex consigliere comunale ai tempi della giunta guidata da Leonardo Michelini è tornato a intervenire nel dibattito cittadino con una serie di messaggi sui social e con un lungo testo programmatico che appare come una riflessione politica e culturale sulla città.

Rossi ha raccontato di aver vissuto un lungo periodo di distacco da Viterbo, definito da lui stesso come una sorta di “depressione viterbese”, durante il quale si è tenuto lontano dalla vita pubblica locale. Negli ultimi mesi, però, la sua presenza è tornata a farsi notare: prima con la partecipazione a iniziative politiche, poi con interventi sui social network, tra cui un commento ironico sulla carenza di eventi in città e il riferimento al festival Caffeina, di cui fu fondatore, ricordando le polemiche nate quando vennero finanziati progetti culturali come la riqualificazione della torre civica.

Il nuovo intervento, definito dallo stesso Rossi come una possibile prefazione a un futuro libro dedicato a Viterbo, contiene una riflessione più ampia sulla condizione della città. Secondo il giornalista, Viterbo è un luogo di grande valore storico e architettonico, ma vive da anni in una condizione di immobilità, incapace di trasformare il proprio potenziale in sviluppo concreto. Una città “bellissima e integra”, scrive, ma ferma per abitudine più che per reale impossibilità di cambiare.

Nel testo emerge una critica netta al modo in cui, negli ultimi anni, è stata interpretata la politica locale. Rossi sostiene che l’amministrazione si sia progressivamente ridotta alla gestione dell’ordinario, concentrandosi su interventi di manutenzione e sulle richieste quotidiane dei cittadini, senza però costruire una visione di lungo periodo. Interventi necessari, ma insufficienti, perché – afferma – “la manutenzione è il pavimento, non la casa”, e senza progettualità una città rischia di restare immobile.

Nel suo ragionamento, Viterbo viene descritta come una città in attesa, prigioniera di una prudenza che si è trasformata in rinuncia. In un momento storico in cui molte città di medie dimensioni stanno riscoprendo un ruolo centrale grazie alla qualità della vita e alla loro identità culturale, il capoluogo della Tuscia avrebbe le caratteristiche per diventare un laboratorio di innovazione urbana, ma non riesce a compiere questo salto.

Rossi richiama anche l’esperienza del Caffeina festival come esempio di ciò che la città può diventare quando riesce a immaginarsi diversa, ricordando le estati in cui il centro storico tornava a riempirsi di persone e iniziative. Esperienze che, secondo lui, hanno dimostrato le potenzialità di Viterbo, ma che senza continuità rischiano di restare solo parentesi.

Il messaggio si chiude con un invito esplicito a superare l’immobilismo e a tornare a progettare il futuro, sostenendo che il compito della politica non è soltanto rispondere alle urgenze quotidiane, ma anche formulare nuove domande e costruire prospettive che la comunità, da sola, fatica a immaginare.

Un intervento che ha il tono di una riflessione personale, ma che viene letto anche come un possibile segnale politico in vista delle prossime elezioni, segnando il ritorno di Rossi nel confronto pubblico cittadino dopo anni di assenza.

Archivio online Tuscia Times
LEGGI TUTTE LE NOTIZIE