Fitofarmaci, l’intervento ambientalista al tavolo del Prefetto

VITERBO – Il Prefetto della Provincia di Viterbo ha organizzato due successivi incontri sul tema dei fitofarmaci. Al primo incontro, erano presenti al tavolo dei relatori, oltre al Prefetto, sette esperti in fitofarmaci e sui loro effetti sulla salute;la maggioranza del pubblico era costituita da cittadini. Nel secondo incontro, avvento lunedì 15, al tavolo dei relatori oltre al Prefetto, erano presenti i rappresentantidelle associazioni degli agricoltori, mentre il pubblico era costituto da Sindaci della Provincia e da due Associazionidi cittadini impegnate nella tutela dell’ambiente: l’Associazione Nazionale Accademia Kronos e l’Associazione Lago di Bolsena.Vi sono stati molti interventi e alla fine dell’incontro è stata data la parola anche ai rappresentanti delle due associazioni.

Il primo ad a intervenire è stato Ottavio Maria Capparella dell’Accademia Kronos. Ha esordito dicendo che negli ultimi mesi è stato scoperchiato il vaso di Pandora, che ha messo in discussione l’impostazione convenzionale della politica agricola. Ha citato l’esempio chiave del sindaco di Malles, che con una ordinanza ha vietato l’uso di fitofarmaci di sintesi nel territorio del suo comune. È stato denunciato,ma è stato assolto dalla Corte dei Conti. Ha ricordato che lo scontro sociale è dovuto al sostegno all’agricoltura inquinante dato da alcune amministrazioni e associazioni di categoria. Capparella, prima di essere interrotto dalla sovrapposizione di altri interventi, ha richiamato alla serietà e al pragmatismo ricordando che il primo bene da tutelare è la salute dei cittadini.

Per l’associazione Lago di Bolsena è intervenuto Georg Wallner. Si è detto d’accordo con molti interventi che hanno rilevato quanto sia importante una risposta condivisa sull’uso dei fitofarmaci, risposta che il tavolo tecnico è stato chiamato ad elaborare. Però, affinché si possa raggiungere una risposta condivisa, sarebbe necessario che tutti gli attori del territorio possano partecipare per trovarla, mentre al tavolo dei relatori erano presenti soltanto rappresentanti delle associazioni di categoria, non erano presenti esperti dell’ambiente, delle acque, della salute, di diritto europeo e nazionale, dell’agricoltura biologica, rappresentanti dei tecnici che lavorano sul territorio e, in generale, una rappresentanza del territorio. Non è concepibile che una risposta, elaborata da un così ristretto e particolare cerchio di esperti, possa essere adeguata e unica, valida per tutto il territorio.

Infatti il territorio della provincia di Viterbo, non è uniforme, né per vocazione, né per il fatto che esistono sul territorio molte zone tutelate: parchi, zone della rete Natura2000, zone protette per la loro rilevanza idrogeologica, ecc. Sono aree protette che richiedono regole specifiche, una protezione particolare che è definita (nel caso della rete Natura2000 e nelle zone sotto tutela della Direttiva Quadro sulle Acque) dalla normativa europea recepita dalla normativa nazionale.Questa normativa, oltre all’applicazione del Piano di Azione Nazionale (PAN) sull’uso dei fitofarmaci, esige adesempio per il Lago di Bolsena (e ugualmente per il Lago di Vico) una protezione delle acque dall’inquinamento da nutrienti e fitofarmaci (già 20 anni fa il professore Leone dell’UNITUS disse, a proposito del Lago di Vico “ … è assolutamente incompatibile l’uso del glyphosate”), una tutela della risorsa acqua anche nel senso quantitativo, e una tutela globale dell’ecosistema e dei habitat, il che esclude la creazione di vaste zone con monocolture.

Uno strumento importante per tutelare la salute di queste zone speciali di conservazione è l’obbligo di una Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA): ad esempio l’impianto di un’importante superficie a noccioleti nel bacino del lago di Bolsena, che è SIC/ZSC deve essere, per legge, sottoposta alla VINCA.

Wallner ha ricordato che le ordinanze che i comuni del Lago di Bolsena stanno esaminando per adottarle, corrispondono alle suddette esigenze: la limitazione dell’uso di fitofarmaci e la tutela della preziosa risorsa che l’ecosistema del lago rappresenta. Ha detto che in alcuni interventi è stato espressoun certo scetticismo rispetto all’agricoltura biologica, ed infatti, secondo la sua esperienza personale come agricoltore biologico, la sua associazione di categoria non dispone di esperti che lo potrebbero consigliare nel merito. È stato detto che mancherebbe la strumentazione idonea per poter contare sul biologico come modalità di produzione agricola redditizia, ma questa esiste in Italia e all’estero; se localmente dovesse mancare (ha però ricordato che l’UNITUS dispone di esperti di fama internazionale nel settore), sarebbe urgente crearla, e qui gli esperti delle associazioni di categoria potrebbero avere un ruolo importante. Quello che sicuramente manca è la giusta incentivazione per l’agricoltore che facendo il biologico s’impegna a tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente.

Tutti gli indirizzi della scienza e normativa mondiale e europea puntano, secondo Wallner, sulla riduzione dell’uso di fitofarmaci (di sintesi) e la transizione verso il biologico. Sarebbe importante seguire e favorire questa tendenza, per tutelare la salute degli ecosistemi e la salute dei cittadini e delle generazioni future.

 

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