di REDAZIONE-
La missione della Flotilla Sumud, diretta a Gaza con aiuti umanitari, continua a sollevare tensioni sul piano internazionale. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha invitato gli attivisti a consegnare i carichi “in modo pacifico” attraverso porti di Cipro o Ashkelon, accusando l’iniziativa di rappresentare “una provocazione di Hamas-Sumud”.
La replica è arrivata dalla delegazione italiana della Flotilla: la portavoce Maria Elena Delia ha accusato i governi di scaricare la responsabilità sugli attivisti e ha denunciato che “quando c’è
Israele di mezzo le regole non valgono più”. Secondo Delia, gli attivisti meritano rispetto perché stanno colmando il vuoto lasciato dalle istituzioni dopo anni di sofferenze a Gaza.
Intanto la questione divide le capitali europee. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha ribadito che si tratta di una missione “umanitaria, non di una minaccia per Israele”. Di tono opposto la premier italiana Giorgia Meloni, che ha giudicato l’iniziativa “irresponsabile” in una fase delicata dei negoziati di pace.
Duro anche l’intervento del premier svedese Ulf Kristersson, che ha risposto all’appello di Greta Thunberg intimandole di “tornare a casa”, ribadendo il divieto di viaggi verso Gaza.
Sul fronte sindacale, il leader della CGIL Maurizio Landini ha dichiarato la disponibilità a uno sciopero generale se gli attivisti dovessero subire sequestri o arresti.
Fonti israeliane riferiscono che la Marina si prepara a bloccare le navi prima dell’ingresso nelle acque territoriali, intimando con altoparlanti il ritorno indietro. In caso di rifiuto, gli attivisti rischiano arresti, processi e la confisca delle imbarcazioni.
La Flotilla diventa così un banco di prova per la diplomazia internazionale, tra chi la considera un atto di solidarietà e chi teme possa innescare una nuova escalation nel conflitto mediorientale.









