Fossato caldo a Vetralla, l’architetto Pignatelli: “No all’inserimento di una zona industriale”

di REDAZIONE-

VITERBO – No all’inserimento di una zona industriale nelle aree consortili. Stiamo parlando dei cinque ettari di terreni, nella zona di Vetralla, in località Piombinello, individuati dal PTPR (Piano Territoriale Paesistico Regionale) quali “Paesaggio Agrario di Valore” trasformati in area industriale. L’architetto Valeria Pignatelli, presidente dell’associazione culturale L’Airone, ha contattato il nostro giornale, dopo essere venuta a conoscenza che è stato espresso dalla direzione regionale Territorio urbanistica e mobilità, autorizzazione paesaggistica e val. ambientale strategica provvedimento di esclusione con prescrizioni della procedura di assoggettabilità a VAS della Variante allo strumento urbanistico (art.8 DPR 160/2010 nuova attività produttiva), relativa alla realizzazione di un capannone artigianale di 10.000 mq.in questa località. La variante al PRG (Piano Regolatore Generale) è stata approvata con procedura D.P.R .7 settembre 2010, n.160. L’architetto fa presente che “la relazione presentata alla Regione Lazio dal Comune di Vetralla è priva di informazioni fondamentali, quali la presenza nell’area industriale del consorzio irriguo del fossato caldo. “E’ una amnesia inquietante – incalza – La memoria ritorna quando …nel progetto “arte sui cammini” presentato alla Regione Lazio, in data 16 01 2018, per accedere ai fondi regionali, ai fini della riqualificazione di un fontanile facente parte del sistema storico di irrigazione del Fossato Caldo, così ne descrive le caratteristiche: è un suggestivo complesso di vasche alimentate da una sorgente che sgorga dalla rupe tufacea, costruite in muratura con blocchi di peperino e di tufo. L’area industriale – prosegue Pignatelli – viene localizzata in un’area agricola irrigua di Vetralla, ancora oggi coltivata con orti, vigneti, oliveti, frutteti, in parte oggetto di coltivazioni biologiche finanziate con contributi regionali. Questi terreni sono, in effetti, irrigati dalle acque della sorgente del Fossato Caldo, detto anticamente Fossato Gallo, probabilmente dal nome dei Galli, primi abitatori dell’area, il corso d’acqua era già menzionato nella storiografia locale del XVII secolo”. L’architetto ricorda che il Fossato Caldo, la cui ricchezza favorì anticamente lo sviluppo e il prosperare del Foro di Cassio attraverso un ingegnoso sistema di irrigazione con ampie vasche di raccolta e canalizzazioni, costruito nell’Ottocento, continua ancora oggi ad irrorare le campagne circostanti. “ Si tratta di una realtà di interesse storico che da tempo avrebbe dovuto essere messa sotto tutela ambientale. – afferma –  E’ nel 1933 che si costituisce il Consorzio di irrigazione del Fossato Caldo che ha la sua sede nel comune di Vetralla, comprende 147 proprietà su un territorio di 48.48.75 ettari e che si interesserà della manutenzione della rete dei canali e dei serbatoi di raccolta delle acque, assumendosi la responsabilità della tutela dell’anticoa impianto con forti investimenti per garantire la distribuzione e la qualità dell’acqua. L’impianto funziona con uno studio attento dei dislivelli e con la costruzione di muretti per agevolare il percorso dell’acqua della sorgente”. L’architetto Pignatelli, pertanto, ritiene che “lo stesso stato di Consorzio Irriguo sia elemento di classificazione che produca un vincolo”. “E’ più di venti anni che l’associazione con rappresentanti del consorzio lotta affinché non venga inserita una zona industriale nelle aree consortili. Abbiamo un’ampia documentazione in proposito. Il Fossato Caldo nella relazione del Comune è descritto come un canale di raccolta delle acque di scolo, non classificato come corso d’acqua vincolato  e relativamente alla variante approvata si legge: per quanto riguarda lo smaltimento delle acque il R.P. attesta la realizzazione di un sistema di raccolta delle acque di prima pioggia dai piazzali di sosta e dalle strade in una vasca di accumulo, successivamente immesse nel Fossato Caldo mentre le acque nere saranno trattate da un depuratore biologico ubicato nell’area a servizi F8 prima della immissione nel corpo idrico ricettore. Forse – continua l’architetto – sarebbe stato interessante che l’amministrazione comunale avesse consultato i consorziati in merito alla diversa qualità dell’acqua che avrebbe irrorato i loro orti, non più acqua di sorgente, ma chimicamente trattata, con conseguente riverbero sulla qualità dei prodotti agricoli”. Pignatelli ricorda che la ditta Farnese si è insediata in quelle aree quando non era ancora vigente il PRG e il regolamento edilizio dava libertà di inserire attività produttive sparse nel territorio. “Già allora – puntualizza – questo insediamento non avrebbe potuto essere localizzato in questa zona perché si trattava di inserire una attività non legata all’agricoltura e il regolamento del consorzio del Fossato Caldo non lo prevedeva, non può quindi essere considerato un precedente per giustificare ampliamenti. La proprietà, per quanto mi risulta, era ed è ancora, nel catastale del consorzio. Purtroppo questa realtà rurale, di interesse storico, ha già difficoltà a sopravvivere, dovrebbe essere sostenuta economicamente e sottoposta a normative di tutela paesaggistica. Gli interessi di un privato-  tuona Pignattelli – sono secondari se rapportati agli interessi di 147 famiglie, che a tutt’oggi utilizzano acqua di sorgente per irrigare orti, frutteti ee oliveti . La presenza di abitazioni sparse, lo specifico e particolare antico sistema di canalizzazione e di irrigazione del Fossato Caldo, le piantagioni di uliveti e le coltivazioni in atto, favorite dal razionale sistema di distribuzione delle acque sorgive del Fossato Caldo, sono tutti elementi ostativi all’organico e funzionale inserimento industriale”.

Infine, sulla viabilità: “Si ricorda- specifica l’architetto – che la proprietà Farnese dista dalla Orte Civitavecchia quasi cinque Km. Si tratta di una strada adeguata a un traffico medio basso, non compatibile con l’inserimento di una attività che implichi frequenti trasporti con TIR. Inoltre la localizzazione, praticamente su un incrocio stradale di grande comunicazione (tra la SS. Cassia e la via Vetrallese ) è già altamente pericolosa, per la presenza di dossi e curve che impediscono la visibilità”. Aspettiamo che il Comune di Vetralla, al riguardo, ci dica qualcosa in merito alla vicenda.

   

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