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Francesco 800, Viterbo “città francesca”

VITERBO- La presenza dei Francescani a Viterbo non solo è databile ai primi anni dalla fondazione del loro Ordine da parte di San Francesco, ma ha segnato in maniera continuativa e profonda i secoli successivi lasciando una ricca eredità di santità, di servizio agli ultimi, di cultura e di amore per il creato.
Il poverello di Assisi in uno dei frequenti viaggi attraversò la Tuscia e, come ricorda Tommaso da Celano nella sua Vita Prima, a Tuscania operò il miracolo della guarigione di un ragazzo paralitico. Non abbiamo testimonianze del suo passaggio a Viterbo, anche se probabile, ma sappiamo che già nel 1226 in città erano presenti alcuni seguaci di San Francesco che operavano nell’ospedale presso la chiesa di San Giovanni in Zoccoli, tra questi Fra Soldaneiro che per primo fece riconoscere il francescanesimo a Viterbo.
Nel 1236 Gregorio IX acquistò il castello e alcune abitazioni sull’altura dove pochi anni dopo sarebbe sorta la chiesa di San Francesco e il convento dei Minori. Sono i tempi in cui S. Rosa fanciulla ebbe occasione di ascoltare la predicazione dei Francescani e trarre ispirazione per le sue scelte di vita.
Pochi decenni dopo San Bonaventura da Bagnoregio sarà ospite del Convento dei Minori e con la sua autorità di Ministro Generale dell’Ordine e con la sua autorevolezza contribuirà alla felice conclusione del Conclave.
Qui nella Quaresima del 1426 svolse la predicazione San Bernardino da Siena e nel 1528 venne firmata da Papa Clemente VII la Bolla di riconoscimento dei Frati Cappuccini, la cui presenza troviamo ben pesto nel Convento della Pallanzana e nel 1634 in quello di San Paolo alle porte della città.
Innumerevoli illustri personaggi hanno abitato o sono stati ospiti del Convento alla Rocca e il loro passaggio ha segnato la storia della città, considerato anche che fino al 1873 è stata sede della prestigiosa Università Francescana.
Conventi e Monasteri Francescani di Viterbo sono stati nel corso dei secoli vivai di santità: oltre le anime sante rimaste nell’anonimato, emergono figure delle quali la Chiesa ha riconosciuto le virtù eroiche elevandole agli onori degli altari.
Abbiamo già menzionato San Bonaventura da Bagnoregio (1217-1274) che pur non essendo nativo di Viterbo ha più volte dimorato nel Convento alla Rocca. Santa Giacinta Marescotti (1585- 1640) monaca Clarissa nel monastero di San Bernardino, fondatrice della Confraternita dei Sacconi e degli Oblati di Maria. San Crispino(1668-1750), laico Cappuccino, esempio di umiltà e giovialità.
Di fronte alla ricchezza di queste testimonianze nei più svariati ambiti, qui riportati in estrema sintesi, l’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi ci offre l’occasione non solo di farne memoria ma anche di valorizzarle.

Don Mario Brizi
Parroco Emerito di S. Maria Nuova

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