Geotermia nella Tuscia, non s’ha da fare. Se ne parla su “L’ Espresso”

Dodici comuni della Tuscia tra cui Orvieto, Acquapendente e Montefiascone si sono uniti per bloccare il progetto di una centrale geotermica a Castel Giorgio a nord-est del Lago di Bolsena.Geotermia google Vogliono salvaguardare la falda acquifera e la stabilità dei paesi costruiti sul tufo e soggetti a terremoti. Il 12 agosto 2013 è partita una petizione al Presidente del Parlamento europeo (che potete leggere di seguito).

Sull’argomento e sulla liaison del progetto, ne parla “L’Espresso” nel numero ancora in edicola, pubblicato nella sezione Economia, e firmato da Paola Pilati dal titolo “Geotermia, che pacchia”. La giornalista spiega che dopo le pale eoliche, i campi tappezzati da pannelli fotovoltaici, ora il business è l’energia rinnovabile, sovvenzionata però con i soldi degli italiani.

“Attualmente” – scrive Paola Pilati – “sono circa 45 i permessi di sondaggi sul territorio per la ricerca del calore sotterraneo e molte domande sono pendenti al Ministero dello Sviluppo economico”. “Le zone preferite sono : Toscana, Umbria e Lazio. E proprio nella Tuscia è partita la lotta per fermare lo scempio del territorio. Dodici comuni tra cui Orvieto, Acquapendente e Montefiascone si sono uniti per bloccare il progetto di una centrale geotermica a Castel Giorgio a nord-est del Lago di Bolsena”. La lotta intrapresa dai comuni della Tuscia è condivisa dal consigliere regionale del Lazio Riccardo Valentini e dall’assessore all’Ambiente del comune di Orvieto, Claudio Margottini ed entrambi si chiedono: “Come mai un progetto sicuramente bocciato dalla Regione Umbria per il forte impatto ambientale delle perforazioni, ora è in corsia preferenziale al Ministero per l’Ambiente?”.

“La spiegazione – precisa L’Espresso – “viene dal progetto. A proporlo è una società costruita appositamente nel maggio scorso: la Itw&Lkw Geotermia Italia, capitale 200mila euro che hanno sede in Liechtenstein dove la Itw è una società di costruzioni e la Lkw è una società elettrica”. “Prima che la joint-venture fosse formalmente costituita, il progetto già camminava appoggiato dal Franco Barbieri, ex capo della Protezione civile e poi imputato per il terremoto dell’Aquila. Lo aveva depositato nel 2011 al Ministero Sviluppo Economico. Nel 2012 la Commissione per gli idrocarburi e risorse minerarie dà il suo parere favorevole. E Barbieri fa parte di quella commissione”. “Per aggirare lo stallo e le perplessità degli enti locali coinvolti, a metà luglio arriva un emendamento al Decreto del fare: tutti i progetti geotermici (con Castel Giorgio, sono dieci) non dipendono più dalle regioni ma dai ministeri”. “La società investirà nella costruzione della centrale 25 milioni e grazie a una tariffa sovvenzionata dalle bollette, ne incasserà 8 all’anno per 15 anni. In tre anni avrà recuperato l’investimento”.

Testo integrale della petizione 12 Agosto 2013

To the President of the European Parliament –  Rue Wiertz, B-1047 Bruxelles

Oggetto: petizione riguardante il SIC-ZPS Lago di Bolsena: geotermia, arsenico e terremoti

“Egregio Presidente, premesso che lago di Bolsena è Sito d’Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale, segnaliamo che sul versante Nord, in prossimità del lago, si sta sviluppando un programma di sfruttamento geotermico che prevede la trivellazione di pozzi pilota profondi, che possono avere incidenza significativa sul SIC lago di Bolsena. La società ITW-LKW geotermia Italia S.p.A. ha chiesto e ottenuto il parere favorevole per la ricerca geotermica nella zona sopra indicata dalla Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (CIRM) che fa parte del Ministero per lo Sviluppo Economico.

Il campo di ricerca si estende per il 30% nella Regione Umbria e il 70% nella Regione Lazio, come indicato nell’allegata planimetria sovrapposta a una immagine di Google Earth. I primi pozzi pilota sono programmati nella Regione Umbria, in prossimità di Castel Giorgio. In generale i pozzi di produzione estraggono acqua caldissima (surriscaldata) dalla falda geotermica che si trova a grande profondità, e poi, dopo aver ad essa sottratto calore, la re-iniettano raffreddata attraverso pozzi profondi, ubicati a qualche chilometro di distanza. Nella falda dove viene reiniettato il fluido geotermico raffreddato si crea attorno al pozzo una vasta zona di sovrapressione la cui estensione dipende dalla permeabilità del terreno e dalla pressione e portata del fluido iniettato. Nelle nostre zone il fluido geotermico in pressione anziché diffondersi nella falda potrebbe trovare una facile via di risalita attraverso le numerose fratture presenti nel sottosuolo che, a causa delle passate vicende vulcano-tettoniche, è diventato uno sfasciume geologico.

Il fluido geotermico contiene alte percentuali arsenico, boro ed altre sostanze tossiche e cancerogene che inquinerebbero l’acquifero superficiale sovrastante dal quale viene prelevata acqua per uso potabile e irriguo, come indicato nella carta allegata della densità dei prelievi. Il flusso ascendente di acqua geotermica potrebbe avvenire anche attraverso l’intercapedine fra il diametro del pozzo trivellato e quello del tubo metallico di rivestimento che necessariamente ha un diametro inferiore. L’intercapedine è di norma cementata, ma la cementazione non offre assoluta garanzia di ermeticità. Si ricorderà il recente immenso disastro ambientale causato dalla British Petroleum nel golfo del Messico a causa di una cementazione non riuscita. D’altra parte l’ermeticità della cementazione non è eterna, particolarmente in presenza di eventi sismici che possono fratturarla, oltre che provocare ulteriori fratture nel terreno circostante in sovrapressione. Neppure il tubo di rivestimento è eterno perché in presenza di fluidi geotermici si ossida e se sollecitato da movimenti del terreno può rompersi, come avvenuto lo scorso luglio in provincia di Siena.

Chiediamo invece garanzie per l’eternità. Il lago di Bolsena, la cui superficie è di 114 km2, è la parte affiorante di un acquifero, in gran parte sotterraneo, la cui superficie è di 342 km2 . L’allegata carta idrogeologica mostra il limite del bacino idrogeologico dell’acquifero, che si estende nel sottosuolo del campo geotermico in studio, incluso il territorio di Castel Giorgio. Necessariamente i pozzi pilota e parte di quelli eventuali produttivi devono attraversare l’acquifero del lago di Bolsena per raggiungere la falda geotermica. La carta idrologica mostra che l’acquifero del lago di Bolsena è caricato dalle piogge dalla parte Nord, infatti la quota delle isopieze supera i 450 metri s.l.m. mentre la quota del lago è 305 metri. Ciò significa che all’interno del bacino idrogeologico vi è un flusso di acqua da Nord a Sud, verso l’emissario del lago per cui l’eventuale inquinamento della falda acquifera sul versante Nord, avrebbe inevitabili effetti sul lago.

La rete potabile della Provincia di Viterbo è contaminata da arsenico oltre i 10 µg/l livelli ammessi per la potabilità per cui è stata programmata la sua diluizione con acqua dal lago di Bolsena che contiene solo 5 µg/l di arsenico. Lo sfruttamento geotermico mette a rischio non solo i pozzi che emungono dalla falda acquifera, ma anche la possibilità di diluire la rete potabile che fornisce acqua ad un’ampia popolazione fra cui quella della città di Viterbo. La geotermia beneficia di incentivazioni sproporzionate, tali da consentire generosi profitti e regalie, se non fermiamo sul nascere i progetti pilota ci ritroveremo diecine di pozzi attorno al lago che causeranno un inquinamento ambientale irreversibile. Come sopra accennato il rischio di inquinare con arsenico la falda superficiale potabile si intreccia con il rischio sismico. Infatti durante la trivellazione e durante la produzione si verificano sollecitazioni nel sottosuolo perché questo subisce depressioni attorno ai pozzi di estrazione e sovrapressioni attorno a quelli di reiniezione.

Le trivellazioni dell’ENEL per fini geotermici a suo tempo realizzate nella limitrofa zona di Alfina hanno generato sciami sismici. Il giorno 20 luglio in Svizzera, nelle vicinanze del lago di Costanza, è stata interrotta la trivellazione di un pozzo geotermico a seguito di un terremoto di magnitudo 3,6. Nel 2006 un progetto simile a Basilea è stato abbandonato dopo un terremoto. I terremoti non possono essere previsti per cui nessuno può affermare se e quando avverranno, ma ugualmente non si può affermare che non avverranno: certamente sono molto più probabili nelle zone ad elevato rischio sismico, quali sono le nostre, come dimostrano i disastrosi terremoti avvenuti in passato a Castel Giorgio e Tuscania ed anche quello minore, di magnitudo 2,2, avvenuto 27 luglio scorso con baricentro nei pressi di Bolsena. Se pure imprevedibili, i terremoti possono essere oggetto di prevenzione, che nel nostro caso significa non provocarli.

Da notare che Il lago di Bolsena contribuisce da tempo a produrre energia pulita, priva di arsenico e terremoti, con alcune centrali elettriche ubicate lungo l’emissario e pale eoliche sulle colline. La normativa relativa ai SIC-ZPS (comma 3 dell’art. 6 della Direttiva CEE) stabilisce che qualsiasi progetto o intervento volto ad avere incidenza significativa sul SIC, sia singolarmente che congiuntamente ad altri progetti, deve essere oggetto di Valutazione di Incidenza sull’ecosistema lacustre. Nel caso in oggetto la valutazione non deve essere effettuata separatamente per ogni singolo pozzo ma sul complessivo piano di intervento che nel nostro caso coinvolge due Regioni che hanno Amministrazioni diverse. La procedura per la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) presso la Regione Umbria è in corso, ma non è stata fatta di concerto con la Regione Lazio, come prevede la legge (D.lgs, 152/2006) per cui è in atto una contestazione da parte della Provincia di Viterbo, dei Comuni e delle Associazioni Ambientaliste. In sintesi la procedura di VIA presso la Regione Umbria per autorizzare la trivellazione dei pozzi pilota a Castel Giorgio è al momento viziata da: (1) mancanza di una corretta valutazione strategica complessiva del progetto; (2) procedura di VIA non fatta di concerto con la Regione Lazio (3) totale inosservanza dei vincoli relativi al SIC-ZPS lago di Bolsena; (4) mancata applicazione del principio guida della precauzione. Per quanto precede chiediamo l’intervento della UE per invitare le Regioni Umbria e Lazio a non autorizzare il programma pilota di trivellazione della società ITW-LKW geotermia Italia S.p.A. facendo presente che tale programma geotermico ha una incidenza significativa sul SIC-ZPS lago di Bolsena”.

 

   

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