di WANDA CHERUBINI-
VITERBO- Nel cuore della Settimana Santa, il Giovedì Santo rappresenta uno dei momenti più intensi e carichi di significato per la tradizione cristiana. In questa giornata si commemora l’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, evento fondativo del sacramento dell’Eucaristia e preludio ai drammatici avvenimenti della Passione.
Tra le pratiche più diffuse e sentite dai fedeli vi è la visita ai cosiddetti “sepolcri”, una denominazione popolare che, in realtà, può risultare fuorviante. Non si tratta infatti di una rappresentazione della tomba di Cristo, bensì dell’altare della reposizione: uno spazio appositamente allestito nelle chiese dove viene custodita l’Eucaristia al termine della Messa in Coena Domini. Questo rito richiama il momento in cui Gesù, dopo la cena, si ritira in preghiera nell’orto del Getsemani, invitando i discepoli a vegliare con lui.
La tradizione della visita ai sepolcri affonda le sue radici nella pietà popolare e si è sviluppata nel corso dei secoli come forma di adorazione eucaristica. In molte località italiane è consuetudine visitare più chiese – spesso in numero simbolico, come sette – in un itinerario serale che diventa occasione di raccoglimento, meditazione e partecipazione comunitaria. Questo pellegrinaggio urbano rievoca, in modo simbolico, le tappe della Passione di Cristo: dal tradimento di Giuda all’arresto, dal processo alla crocifissione.
Particolarmente suggestivo è l’allestimento degli altari della reposizione, curato con attenzione e ricco di simbolismi. Accanto ai fiori e alle candele, trovano spazio elementi come il pane e il vino, chiaro richiamo eucaristico, ma anche piatti contenenti germogli di grano o legumi fatti crescere al buio nei giorni precedenti. Questi germogli, pallidi e delicati, rappresentano il mistero della vita che nasce dal sacrificio, la speranza della rinascita e il passaggio dalla morte alla resurrezione.
In alcune regioni, soprattutto nel Sud Italia, l’allestimento dei sepolcri assume una dimensione quasi artistica, con composizioni elaborate che attirano visitatori e fedeli, trasformando la devozione in un’esperienza collettiva profondamente radicata nella cultura locale. Allo stesso tempo, il silenzio e la sobrietà che caratterizzano questi spazi invitano a una riflessione interiore, in sintonia con il clima di attesa e contemplazione che precede il Venerdì Santo.
La visita ai sepolcri, dunque, non è soltanto un rito tradizionale, ma un gesto carico di significato spirituale e simbolico. Anche a Viterbo molti fedeli hanno questa sera fatto visita ai sepolcri, vivendo un momento per fermarsi a vegliare e a condividere, nella dimensione personale e comunitaria, il mistero centrale della fede cristiana.














