Gli studenti dell’alberghiero di Ladispoli visitano l’antica fabbrica del cioccolato di Frattocchie

LADISPOLI – Le sue origini sono lontane e rintracciarle con certezza non è facile. I primi a prepararla furono gli Olmechi, circa 3500 anni fa. La tradizione fu poi tramandata ai Maya e agli Aztechi: la cioccolata può vantare una storia antichissima. L’albero di cacao era considerato sacro e la bevanda che ne derivava era riservata all’alta aristocrazia, ai guerrieri e ai sacerdoti. Introdotto in Spagna da Hernàn Cortéz, agli inizi del XVI secolo, il cioccolato si diffuse presto tra i nobili di tutta Europa. Oggi nessuno saprebbe farne a meno.

E giovedì 7 marzo gli studenti dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli, accompagnati dal Prof.Sandro Pase, Vicepreside dell’Istituto Superiore ‘Giuseppe Di Vittorio’, hanno visitato uno dei più importanti centri di produzione della cioccolata: l’antica Fabbrica dei Trappisti di Frattocchie. Il monastero, aderente alla riforma dell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, avvenuta nel XVII secolo, si trova in una frazione del Comune di Marino, sull’Appia antica, a circa 20 km dalla Capitale, nell’area dei Castelli Romani. Il nome si deve al celebre abate de Rancé, che nel 1666 riformò l’abbazia di La Trappe, in Normandia. Per questo motivo si sarebbe parlato di una riforma ” trappista” e “trappisti” sarebbero stati detti i monaci che l’avessero seguita, compresi quelli del monastero di Frattocchie.

Qui la produzione di cioccolato risale al 1884, quando cominciarono ad essere riscoperte ricette antichissime che continuarono una tradizione tramandata di mastro in mastro, nel segno di un prezioso lavoro artigianale e di una costante attenzione alla più alta qualità delle materie prime. Oggi la fabbrica è gestita da privati, ma sulla base delle antiche procedure e rispettando gli stessi standard di qualità. Impossibile, dicono gli esperti, non riconoscere immediatamente la cioccolata della Fabbrica di Frattocchie. A parlare è il sapore inconfondibile e l’altrettanto inconfondibile marchio. “La visita è stata estremamente interessante – ha sottolineato il Prof. Pase – e gli studenti sono rimasti molto colpiti dal processo produttivo, dai macchinari utilizzati e dalla storia del luogo, a partire dal primo insediamento voluto dal papa per arginare i fenomeni di saccheggio che si verificavano nelle vicine catacombe. Si tratta di un sito ricco di memorie, che vede oggi una feconda convivenza fra la comunità monastica e la fabbrica”. “Una visita istruttiva e un’esperienza da ripetere” – hanno commentato gli allievi di via Federici.

   

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