GP Liberazione/Intervista vincitore 2021 Belletta

E’ passato un anno, ma sembra davvero ieri. Un anno nel quale Dario Igor Belletta, che il 25 aprile si aggiudicò il Gran Premio Liberazione riservato agli juniores, è cresciuto, è diventato un riferimento assoluto nella categoria. Molto è successo nel frattempo, è anche arrivato un titolo mondiale, nell’eliminazione su pista, è diventato un punto fisso della nazionale, ma quel che non è cambiato è il suo carattere e la sua determinazione, orientata sì verso un futuro da corridore, ma anche verso lo studio.
Nelle interviste postgara, molti rimasero colpiti dalla sua scelta di alzarsi la mattina presto, quand’è ancora buio per allenarsi e poi andare a scuola. Un’abitudine che nel tempo non è cambiata: “E’ una scelta fatta anche in funzione del traffico: io cerco sempre di allenarmi fuori dagli orari di lavoro. Abito alla periferia Ovest di Milano, sono strade molto trafficate, dove si rischia sempre molto. Per quanto fai attenzione, per quanto ci possa essere qualcuno in supporto o si possa essere in compagnia, è un pericolo. Le responsabilità? Sono di tutti, perché come gli automobilisti sono disattenti, spesso lo sono anche i ciclisti, dimenticando che in gioco c’è la vita”.
Quel giorno a Roma la vittoria ebbe un significato particolare, espresso in quel dito alzato a ricordare Silvia Piccini, un’altra ciclista scomparsa pochi giorni prima in un incidente durante un allenamento: “E’ brutto allenarsi e convivere con la paura, dover stare sempre sul chi vive, credo che molto si possa fare per migliorare la situazione e rendere le strade più sicure”.
Quella gara, quel giorno non li ha dimenticati: “Era la prima gara internazionale della stagione ed è stata eccezionale perché tutto è andato secondo i piani che avevamo alla vigilia. Eravamo tutti corridori veloci in squadra, sarebbe stata la corsa a dire chi doveva puntare alla vittoria, anche se alla vigilia volevano puntare su di me. Abbiamo lavorato per tenere il gruppo compatto fino alla fine e tutto è andato per il meglio”.
A distanza di un anno i ricordi sono ancora freschi, grazie soprattutto a un percorso unico. Belletta ha girato l’Europa grazie soprattutto alla nazionale, ma quel tracciato immerso nella storia ha un significato particolare: “E’ un percorso bellissimo, che regala emozioni uniche perché senti che stai pedalando in mezzo a qualcosa che non puoi trovare altrove. Quelle sono vie millenarie, ti trovi in mezzo a qualcosa di reale pur essendo strade e monumenti che hai visto solo sui libri. E’ meraviglioso, non vedo l’ora di tornarci”.
Un milanese che vince a Roma, che continua a viaggiare su un doppio binario fra ciclismo e studio, che fa della sua grande educazione e concretezza il suo biglietto da visita. Dario Igor Belletta è pronto per rimettersi in gioco: “Sicuramente sono più adatto per le classiche di un giorno come il Liberazione, ma non è detto che sia così per sempre. Sto crescendo, anche quando ho fatto qualche gara a tappe non me la sono cavata male, vedi il Giro del Friuli chiuso al 5° posto. So anche che questo è il secondo anno, forse decisivo per il mio futuro nel ciclismo, magari tornare a emergere a Roma potrebbe essere un bel viatico per avvicinarmi a un team professionistico”.

Print Friendly, PDF & Email