Grande partecipazione al convegno del CSC -Centro per gli Studi Criminologici “Sotterranei viterbesi: tutela, conservazione, valorizzazione”

“Custode segreta” e saccheggiata, la realtà di tutti i giorni. Viterbo, di Papi andati e “tombaroli” che ne scavano le viscere. Viterbo è a nord di Roma, un’ottantina di chilometri dalla Capitale. Nel cuore della Tuscia attraversata da etruschi, romani CSCe longobardi. Nei secoli dei secoli. Storia, arte e archeologia. Patrimonio per alcuni, “petrolio” per altri, ha esordito Daniele Camilli, Giornalista, scrittore e coordinatore dell’Accademia di giornalismo di inchiesta del CSC- nel suo intervento al Convegno “ Sotterranei viterbesi: tutela, conservazione, valorizzazione” che

si è tenuto presso la Sala Gatti a Viterbo Sabato 7 dicembre . “Pale, guanti, torce, setacci, secchi, pezzi di ceramiche e muri sfondati per far prima e creare nuove vie d’accesso. Non strumenti da campeggio, ma da scavo. Scavi con accanto bottiglie di birra, lattine di Coca Cola e sigarette per dissetarsi ed allentare la tensione.

Una via dei topi che si inabissa a decine di metri di profondità. Arriva fin sotto le piazze storiche cittadine e il Palazzo della Provincia. Centinaia di metricsc-sala in linea d’aria e la possibilità di avere accesso anche all’interno di abitazioni private, associando magari oggetti antichi a valori decisamente più moderni.” Che fine fanno i reperti archeologici saccheggiati nei sotterranei di Viterbo? La risposta è probabilmente una: archeomafia. “Il tombarolo non è più quello di una volta, ma – come spiega Tsao Cevoli dell’Osservatorio Internazionale Archeomafie e coordinatore dell’omonimo dipartimento del CSC – complessi traffici che coinvolgono uomini di affari, professionisti insospettabili, che “presuppongono necessariamente una rete criminale ben strutturata: solo le organizzazioni criminali di stampo mafioso dispongono di un controllo capillare del territorio e di una rete internazionale abbastanza ampia e ramificata da essere in grado di gestire tutto il lungo e complesso iter che va dal furto e dallo scavo clandestino all’esportazione illegaleANTINORI delle opere, sfruttando gli stessi sistemi e canali dei traffici delle armi, della droga e degli esseri umani”.

Non solo boss mafiosi con il pallino delle opere d’arte, ma anche un mezzo raffinato per riciclare denaro sporco, come ci ha detto Arije Antinori, criminologo e sociologo della devianza , Direttore del Master in Criminal Intelligence Analysis del CSC – si seguono piste e complicità già battute per il traffico di armi, stupefacenti ed esseri umani. L’obiettivo, prima ancora che avvenga lo scambio mercante-acquirente, è comunque quello di raggiungere depositi d’arte collocati preferibilmente in paradisi fiscali che non necessariamente si trovano oltre oceano. La pala, la lupara ed il web, appaiono oggi i simboli del potere criminale mafioso,CAMILLI prosegue Antinori, in grado di governare sin dallo scavo l’intera filiera dell’arte sottratta per poi diversificare e gestire direttamente i flussi transnazionali del traffico illecito, fino ad innestarsi all’interno dei più remoti mercati clandestini, nonché delle maggiori gallerie d’arte, grazie talvolta alla compartecipazione di soggetti esterni alla mafia, nonché diversamente attraverso l’attività di falsificazione documentale delle certificazioni.

“Ed il nostro paese sconta due macroscopici ritardi sul cammino delle azioni da mettere in campo per la salvaguardia di questo immenso patrimonio” ha spiegato Walter Grossi, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Archeologi “il primo di non aver ancora ratificato la convezione europea per la tutela del patrimonio archeologico firmata a La Valletta nel 1992 ed il secondo il mancato riconoscimento della professione degli archeologi, assieme a molti altri professionisti del settore dei Beni Culturali”. Roberta De Vito ha poi presentato Dr. Alberto Pichardo Gallardo che ha parlato del suo progetto sul ritrovamento della tomba di Papa Alessandro IV, delle nuove tecnologie messe in campo per la ricerca, della dedizione assoluta alla realizzazione di questo progetto. E per concludere Giulio Laurenti ci ha fatto vivere l’approccio dello scrittore al mondo dei tombaroli,che può essere soltanto quello dell’immedesimazione: “calarsi nel loro modo di procedereDEVITO per capirne la mentalità

. Da Luciano Bonaparte, primo tombarolo di reperti etruschi della storia, sino all’oggi, la ricerca del bottino ha mosso tutti quelli che col badile hanno trafugato reperti al sottosuolo dell’Etruria” Laurenti ci ha descritto i passi (e le emozioni) di un tombarolo partendo da un luogo preciso del territorio, un ampio insediamento romano praticamente ancora intatto proponendo un’ipotesi di salvaguardia del sito. Grande l’attenzione del pubblico che tutti i relatori hanno saputo coinvolgere scendendo fisicamente tra le persone presenti per spiegare come le nostre radici siano l’elemento primario per il riconoscimento della identità di un territorio e della gente che lo abita e quali gli interventi da operare per la sua salvaguardia e valorizzazione.

I ringraziamenti della Dr.ssa Giorgi sono andati al Consiglio RegionalePICHARDO del Lazio, al Comune di Viterbo ed all’ Assessore alla Cultura, Giacomo Barelli, presente al tavolo dei lavori, alla Fondazione Caffeina, per aver concesso i Patrocini all’importante evento, alla Backstage Academy che ha curato l’allestimento audio-video, agli alunni, insegnanti ed alla Preside dell’Istituto Tecnico Commerciale “Paolo Savi” per la presenza, confermando la vocazione alla prevenzione che caratterizza tutte le attività del CSC .

   

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