VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo: “Spezzerò una lancia; non a favore, ma contro Halloween, o almeno contro alcune esagerazioni viste dalle nostre parti in occasione di questa festa.
Passi il divertimento a buon mercato per gli spaventi di streghe, stregoni e fantasmi, passi per le zucche che ti ridono in faccia a metà tra la celia e la minaccia. Oggi si consuma horror come se fossero fette di pane, e che un bambino si travesta da pipistrello e una signora si pavoneggi nelle sembianze di una fattucchiera o di una incantatrice, mentre un omaccione esibisce l’ascia con cui taglierebbe la testa di qualcuno trascinato sul patibolo, ci sta. Come ci stanno quelle ragazze che si dipingono il volto di rosso, di verde e d’azzurro dando l’idea che alla fine i raeliani sono veramente sbarcati sula Terra. Una volta, in quel latino forbito che ormai è un vezzo di pochi – perché semmai è in un inglese sbocconcellato che si enunciano i principi più profondi del sapere moderno – si sentenziava che “semel in anno licet insanire”. Ma ci si riferiva al Carnevale, dove non ci sono solo mostri, scheletri, fantasmi e via orripilando, ma anche leggerezza, risata, esibizione di bellezza incantata, come accade a Venezia, tanto per fare un candido esempio. Ma adesso è chiaro che le occasioni per mascherarsi diventano due (o tre, visto che esiste anche il Carnevale estivo) e se in questa valle di lacrime vogliamo dimenticarci per qualche momento la dura realtà che ci circonda, con le esagerazioni proprie di ogni festa mascherata, va bene così. Di passata, ho notato anche varie Befane, orribili vecchiette vere e finte che mescolano così il Natale ad Halloween in uno strano e un po’ scostante connubio culturale. Anche perché ‘questa storia della Befana vecchia e brutta, coetanea di Babbo Natale, è una manifestazione di sessismo: per quale motivo Babbo Natale sarebbe un signore attempato ma bravo e affascinante, e la Befana, che pure porta doni anch’essa, dovrebbe essere una vecchiaccia raggrinzita?
E tuttavia. Dirò che chissenefrega se Halloween è una festa anglosassone d’importazione, ben venga la globalizzazione; e chissenefrega se ha grossi risvolti consumistici, vorrà dire che qualcuno sarà pagato per il suo lavoro, cosa buona e giusta.
Ma allora, dove sta il problema? Sta nell’eccesso e in un buon gusto totalmente latitante in talune esibizioni, a tutto disdoro di chi se le inventa e del risultato diseducativo verso i giovani che ne deriva.
Intanto, quei ritratti di morti d’epoca, con tanto di candele e lumicini, seppur riproducenti personaggi un po’ bislacchi. Vorrei ricordare che lucine tremolanti del genere si vedono fin troppo spesso ormai, nelle vie e nelle piazze – a ricordare l’omicidio di un giovane, di una donna, di un difensore dei diritti, di una vittima di mafia, di un innocente – per farne corredino di una festa, esagerata e macabra che sia.
E poi, cosa veramente orribile, quei “morti” chiusi nei sacchi esattamente come se ne vedono e se ne sono visti in questi ultimi anni un giorno sì e l’altro pure, a Gaza e non solo. Addirittura pendolanti sulla tua testa mentre ti addentri nelle rappresentazioni stregonesche di strada. Eh, no; non ci sto. Non solo cattivo gusto, che questo è come il coraggio di manzoniana memoria, o si ha o non si ha; ma anche una offesa bella e buona ad una tragedia umana su cui oggi non è lecito scherzare neppure la sera di Halloween.
Far giocare i bambini va bene, ridere assieme per un costume esagerato va benissimo; “staccare” per una notte dai problemi quotidiani, sempre affannosi, è un diritto. Ma sfruttare le tragedie vere di persone vere, far richiami e ammiccamenti al dolore vero di persone vere, no, questo è offensivo, anzi è osceno e intollerabile.”
Francesco Mattioli

Halloween, quando il gioco diventa eccesso: la riflessione di Francesco Mattioli

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