I Santi del mese, SS.Vincenzo ed Anastasio Martiri (patroni di Monterosi)

SS. Vincenzo ed Anastasio Martiri (Patroni di Monterosi)
22 Gennaio

A cura di Vincenzo Ceniti
Console di Viterbo del Touring Club

Vincenzo, nativo di Huesca nella Spagna pirenaica, visse nel III-IV secolo. Il suo martirio, come arcidiacono del vescovo di Saragozza (san Valerio), risale alle persecuzioni di Diocleziano. Morì il 22 gennaio del 304 a Valenza su un letto di cocci appuntiti, usato come strumento di tortura. Il suo corpo venne abbandonato per sfregio in un campo e dato in pasto agli animali. Ma un grosso corvo mandato da Dio impedì lo scempio. Fu allora gettato in mare, legato ad un grande macigno, ma le onde miracolosamente riportarono il cadavere a riva. Qualcuno provvide, infine, a dargli una degna sepoltura. Il suo culto è molto antico e diffuso soprattutto nella chiesa latina. Ai  tempi di Diocleziano era conosciuto in tutte le province dell’impero. Roma gli ha dedicato tre chiese e sant’Agostino numerose prediche. Le sue reliquie e la tunica vennero trasportate nel 531 in Francia dove, per merito di Gregorio di Tours e Venanzio Fortunato, era molto stimato. Il re Childeberto I, sollecitato dal vescovo di Parigi, Germano, dette ordine di costruire una chiesa, per conservarvi le sue reliquie, che in seguito prese il nome di Saint-Germain-des Prés. La tunica di Vincenzo fu subito venerata in Francia e venne considerata il pendant dell’altrettanto sacro mantello di san Martino di Tours. Secondo alcune fonti i suoi resti vennero trasportati nel 1173 nella cattedrale di Lisbona. Saragozza ebbe invece la sua tunica insanguinata. In Italia è particolarmente venerato a Vicenza dove è compatrono della città. Secondo la tradizione alcune sue reliquie sono conservate anche a Monterosi.  Il santo è il patrono dei tessitori, dei viticoltori (soprattutto in Alsazia, nella Germania meridionale e in Austria), dei marinai e dei vasai. Nella Alpi austriaco-bavaresi protegge anche i lavoratori del legno. E’ invocato per il recupero dei beni rubati. Nell’arte è raffigurato nelle vesti di diacono che tiene una o più brocche e un libro o una macina da mulino. Altre volte è raffigurato morto, con uno o più corvi che difendono il suo cadavere. Un dipinto del suo martirio (Jaime Huguet, 1414-1492) è custodito a Barcellona, nel museo d’Arta Catalana.

L’altro patrono di Monterosi è sant’Anastasio, detto il Persiano, che visse nel VI-VII secolo. Faceva parte dell’esercito di Cosroe, re di Persia, col nome di Magundat. Illuminato dal messaggio di Cristo, si fece battezzare a Gerusalemme dove divenne monaco, assumendo il nome di Anastasio (“il risorto”). A Cesarea di Palestina – allora soggetta ai persiani –  fu arrestato, torturato e condotto in Assiria davanti al re, che ordinò il suo martirio, dopo aver ricevuto il suo fermo diniego ad abiurare al Cristianesimo. Fu anche costretto ad assistere all’uccisione di due compagni e di altri sessantasei cristiani. Venne strangolato e decapitato il 22 gennaio dell’anno 628. La sua testa fu portata a Roma e conservata nella chiesa abbaziale alle Tre Fontane detta alle Acquae Salviae, poi intitolata a lui e al martire spagnolo san Vincenzo. Una sua reliquia è venerata, sempre a Roma, presso la Scala Santa ed una a Monterosi che ricorre alla sua protezione da tempo immemorabile.
I santi Vincenzo e Anastasio vengono ricordati il 22 gennaio con solenni liturgie e una processione  per le vie del paese, cui sono abbinati vari festeggiamenti popolari.

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