di MARIELLA ZADRO –
VITERBO – Lunedì 17 marzo, il Serra International Italia di Viterbo, ha organizzato un incontro per ricordare la figura di S. Giacinta Marescotti presso il Seminario Diocesano.
Relatore il vescovo emerito S.E. Lino Fumagalli che ha condiviso con il presidente del club dott.ssa Beatrice Valiserra Pazzaglia e i diversi soci presenti, le finalità del movimento internazionale laicale al servizio della Chiesa Cattolica, il cui scopo è di sostenere le vocazioni al sacerdozio ministeriale ed alla vita religiosa consacrata mediante la preghiera, l’amicizia ed ogni altra attività.
Il vescovo ha inizialmente ripercorso la vita di Clarice Marescotti per poi descrivere le vicende che la portarono a fare la “sua” scelta di vita.
La giovane, nata a Vignanello nel 1585 e battezzata con il nome di Clarice, era stata promessa in sposa al marchese di Poggiocatino di cui lei era innamorata. Purtroppo, per motivi di casato, il padre ha consegnato in sposa al nobile, la sorella Ortensia destinando Clarice al convento.
Appena ventenne, contro la sua volontà, entrò nel convento di S. Bernardino a Viterbo, abitato da circa un centinaio di suore Terziarie Francescane, un convento di clausura, con una regola non particolarmente rigida.
Infatti, in convento ottenne di non avere una regola prettamente monastica, tanto da non avere una cella vera e propria, bensì un appartamento esclusivo.
Dopo circa una decina d’anni dal suo ingresso in monastero si ammalò di una febbre che non voleva passare e che le “scosse” non solo il corpo ma anche lo spirito.
Questo evento di grande sofferenza e dolore la portò ha cambiare il suo stile di vita: chiese di confessarsi, indossò il vestito dello stesso tessuto ruvido delle altre suore, addirittura iniziò a nutrirsi del cibo avanzato alle consorelle.
Inoltre, iniziò il suo percorso spirituale con una profonda devozione al Crocifisso.
Nonostante la vita monastica, iniziò un percorso socio-relazionale, prendendosi cura di tanti viterbesi vittime di discordie e litigi che chiedevano a lei aiuto e protezione.
In particolare è da ricordare l’incontro che ebbe con un noto malvivente dell’epoca, un tale Pacini, che in un primo tempo è stato da lei convertito e, successivamente, lo ha indirizzato sotto la sua direzione ad assistere poveri e bisognosi della città.
Suor Giacinta aiutò l’ex malvivente ha fondare la Confraternita dei “Sacconi” che si prendevano cura dei malati, soprattutto durante le epidemie.
Fondò inoltre un’altra Confraternita detta degli “Oblati di Maria” che assistevano gli anziani soli.
Morì, a 54 anni, il 30 gennaio 1640 e fu beatificata il 1 settembre del 1726 da papa Benedetto XIII, proclamata Santa il 24 maggio 1807 da papa Pio VII.








