#ibemollisonoblu 2019. Con la magnifica “Via Crucis” di Liszt, il Festival dà l’arrivederci al 2020

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – Non è la Santa Pasqua ma solo un grigio e uggioso sabato pieno di pioggia quello che ieri, 9 novembre, ha fatto da corollario alla singolarissima “Via Crucis” (1978-79) di Franz Liszt, capolavoro della musica religiosa, scelta per chiudere con solennità l’acclamato Festival“I Bemolli sono blu–Viterbo in Musica (4 ottobre-9 novembre 2019) dell’Associazione Musicale Muzio Clementi che ha visto la direzione artistica del maestro Sandro De Palma e la condivisione del console Touring Club di Viterbo Vincenzo Ceniti.

Un evento nell’evento. L’oratorio per coro e organo di Liszt, molto noto ma di difficile esecuzione e non di facile ascolto, si è svolto nel giusto luogo come la Chiesa di S. Maria della Verità che ha accolto ai piedi dell’altare lo straordinario Coro polifonico “Musica Reservata”, diretto dal maestro Roberto Ciafrei e accompagnato all’organo dal maestro Ferdinando Bastianini. L’ensemble ha fatto ascoltare una musica concentrata sull’intimo e sulle suggestioni più mistiche, quasi celestiali, non del Liszt romantico, ma di un Liszt moderno che in questa partitura tratta le voci come degli strumenti e gioca con il silenzio, con l’attesa, e illustra l’idea che avevano i romantici dell’epoca della religione cristiana.

All’eloquio brillante di Vincenzo Ceniti è affidata l’introduzione della serata musicale e mentre ricorda il successo del festival viterbese “I Bemolli sono blu” che ha ricevuto consensi e apprezzamenti anche dalla critica, ringrazia il parroco don Elio che da tempo ospita gli incontri del Touring e offre collaborazione generosa e concreta, anche per il prossimo appuntamento in programma tra qualche settimana (8 dicembre), per l’Omaggio alla Madonna, giunto alla settima edizione, che ha per titolo“Figlia del tuo Figlio”.

Ora il concerto può iniziare. Le accorate voci di preghiera si elevano tra le mura della chiesa mentre l’organo ne sottolinea la drammaticità e colgono di sorpresa i presenti avvolti nel doloroso ascolto che li affascina. Al termine, gli applausi riportano tutti sulla realtà del presente.

Dopo le foto, i bis e i ringraziamenti, Tuscia Times raccoglie  alcune impressioni dai protagonisti della serata.

Per il maestro Ferdinando Bastianini: “La Via Crucis è un brano difficile da cantare e l’organista deve saper rendere le atmosfere soffuse e deve giocare con i regisri molto delicati per creare la giusta atmosfera. In questo caso possiamo dire che Liszt è un precursore delle moderne colonne sonore perché crea delle atmosfere dove non canta nessuno, non c’è niente, c’è solo suggestione sonora. Il brano nato nel 1878 a Roma venne poi eseguito a Budapest, in occasioni delle processioni del Venerdì Santo e quasi sempre in contesti religiosi, raramente in contesti concertistici veri e propri”.

Per il maestro Sandro De Palma: “Questa è l’ultima sera dei “Bemolli sono blu”, un festival impegnato con 25 serate, grande successo e grande partecipazione del pubblico. Quella di oggi è una serata particolare in un luogo straordinario come la Chiesa della Verità con la Cappella Mazzatosta affrescata da Lorenzo da Viterbo. Non potevamo chiudere meglio se non con l’esecuzione, in comunione con il Touring Club in festa per i 125 anni dalla fondazione, di un capolavoro della musica religiosa, quella di Franz Liszt, poco esplorata per coro e organo ed eseguita in maniera eccelsa. Adesso siamo pronti per il festival del 2020 che sarà dedicato  a Franz Schubert”.

Per  Vincenzo Ceniti: “La serata è dedicata ai 125 anni del Touring e non è un caso perché è stato scelto un autore noto come Liszt di cui è proposta una sua opera che appartiene all’ultima stagione della sua vita, quando ebbe un colpo di fulmine e si convertì al cattolicesimo. La musica cambia completamente, non è più la musica di Liszt ad effetto teatrale, spettacolare, ma diventa una musica intima, mistica che lo porta a delle opere come la Via Crucis che è qualcosa di veramente notevole e anticipa le note e le espressioni musicali del primo Novecento”.

 

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