ACQUAPENDENTE (Viterbo)- Per l’attore aquesiano Stefano Zazzera la cosiddetta “Settimana dei Pugnaloni” non coinciderà solo ed unicamente nell’impegno come bozzettista insieme alla compagna Roberta Scotton per completare il mosaico floreale Pugnalone Gruppo Via del Carmine.Ma anche soprattutto Giovedì 14 Maggio con l’uscita del film “Il principe della follia”. Durante la proiezione alla Camera dei Deputati a fianco del regista Dario D’Ambrosi, Stefano ha impersonificato come la teatro-terapia approderà nell’sale delle Nazioni Unite come modello italiano in grado di portare una rivoluzione mondiale. Data il 10 Ottobre quando proprio il regista ma soprattutto fondatore e Presidente del Teatro Patologico insieme agli scienziati della Columbia University approderà a New York con l’esperienza di Stefano. E la sua volontà che il progetto teatrale di D’Ambrosi venga riconosciuta come cura psichiatrica. Perché l’interprete Stefano con il suo ruolo racconta la salute mentale dal punto di vista delle famiglie. Quelle che ogni giorno convivono con la fragilità psichica e che troppo spesso restano sole. Stefano rappresenta quei circa 17.000.000 di individui che soffrono di disturbi psichici. Ma la cosa fondamentale è che lo stesso Stefano non si è mai vergognato di gridare che la Legge 180 è stata fondamentale ma non ha risolto tutto. Perché dopo la chiusura dei manicomi, migliaia di persone sono state abbandonate. Chi dalle famiglie, chi dalle cure, chi è finito sotto i ponti. Stefano e Dario insieme. Per gridare a squarciagola che la teatroterapia può avere effetti positivi non solo sulle emozioni ma anche sul cervello. Così i psicofarmaci potranno essere ridotti. Una sorta di rivoluzione che trasformerebbe l’Italia il primo Paese ad adottarla ufficialmente come cura psichiatrica. Un’emozione potentissima. In pillole il nuovo Miracolo della Madonna del Fiore.









