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Il calo delle nascite non dipende solo dal costo sempre più alto di crescere un figlio, ma anche da un cambiamento culturale profondo

Negli Stati Uniti il calo delle nascite non dipende solo dal costo sempre più alto di crescere un figlio, ma anche da un cambiamento culturale profondo. Da un lato, mantenere lo stesso tenore di vita dopo la nascita di un bambino richiede oggi un aumento di spesa senza precedenti, scoraggiando molte coppie. Dall’altro, la progressiva perdita di legami religiosi e comunitari ha indebolito quelle reti di sostegno che un tempo rendevano la genitorialità più condivisa e sostenibile.

Le comunità religiose, come quelle mormoni nell’Utah, ebraiche ortodosse a Rockland County o cattoliche ispaniche in Texas, continuano ad avere tassi di natalità molto più elevati della media nazionale. Non è solo una questione di precetti religiosi che incoraggiano a fare figli: in questi contesti i bambini crescono circondati da famiglie numerose, da un forte senso di appartenenza e da un sistema di aiuto reciproco. Genitori, nonni, zii, amici e vicini partecipano alla cura dei più piccoli, riducendo il senso di isolamento e alleggerendo il peso quotidiano della genitorialità.

Nelle comunità meno religiose, le famiglie composte soltanto da genitori e figli vivono spesso in modo più isolato, senza quel sostegno spontaneo di parenti, amici e vicini che un tempo aiutava a condividere impegni, responsabilità e momenti di cura. A questo si aggiunge un contesto di incertezza economica, climatica e politica che rende più facile rimandare o rinunciare del tutto alla genitorialità.

Ci sono però esempi che dimostrano come anche in società poco religiose sia possibile sostenere la natalità. La Francia, pur essendo meno praticante di Paesi come Spagna o Italia, ha mantenuto per anni uno dei tassi di fertilità più alti d’Europa. Lo ha fatto investendo in modo sistematico in politiche familiari: congedi parentali lunghi, asili nido e scuole materne pubbliche o sovvenzionate, agevolazioni fiscali e sostegni economici fino alla maggiore età dei figli. In questo modo ha ricreato, in forma istituzionale, ciò che nelle comunità religiose esiste naturalmente: un ambiente in cui avere figli è un progetto sostenuto non solo dai genitori, ma dall’intera società.

Negli Stati Uniti, replicare un simile approccio significherebbe non soltanto alleviare il peso economico delle famiglie, ma anche ricostruire un contesto culturale in cui i bambini siano percepiti come un valore condiviso, non solo come una scelta privata. Senza questo doppio intervento, riduzione dei costi e ricostruzione di un tessuto di sostegno, invertire la tendenza al calo delle nascite sarà molto difficile.

The Washington Post, “The two reasons Americans aren’t having babies, according to data”, 14 agosto 2025.

Oltre a questi due fattori, in molti Paesi a bassa natalità, compresa l’Italia, si osserva anche un cambiamento nel modo in cui viene percepita la genitorialità. La gioia naturale di avere un figlio viene spesso superata dal desiderio di mantenere la libertà quotidiana, di godersi il tempo e i soldi a disposizione, anche se pochi, senza le rinunce, le preoccupazioni, le paure e le responsabilità che comporta crescere un/una bambino/a.
Quello che in passato era un passo quasi automatico, un dovere ma anche una ambizione, oggi, non voler essere un genitore è una scelta consapevole, evitata da non poche persone perché identificata con troppe preoccupazioni, doveri e sacrifici. Una decisione, in molti casi, rinviata o scartata, sostituita da gratificazioni più immediate e meno impegnative. Molte persone non si sentono pronte, pensano che non ci sia il tempo necessario da dedicare ad un figlio o ad una figlia per la vita stressante di tutti i giorni … e rinviano continuamente.
L’attuale disponibilità di genitori e nonni, ancora presente in numerose aree del nostro paese, può facilitare questa scelta riducendo la voglia di convivenza per numerose coppie per la “comodità “ di continuare ad abitare, per molti versi spensierati, a casa dei genitori.

Giovanni Ghirga
Pediatra
ISDE ITALIA

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