di MARIELLA ZADRO –
TARQUINIA ( Viterbo) – Ore 18:00 della domenica di Pasqua, la statua del “Cristo che Corre”, portata a spalla dai Portatori esce dalla chiesa di San Giuseppe per percorrere le vie della cittadina marina che accoglie questa tradizione unica nel suo genere.
le prime notizie certe sulla Processione risalgono al 1778, infatti, in un manoscritto rinvenuto negli archivi della Società Tarquiniese d’Arte e Storia, si legge già che in quel tempo esisteva una Statua della resurrezione (di cui nel corso degli anni si sono perse poi le tracce), che poteva essere portata in processione soltanto dagli appartenenti alla Corporazione dei Falegnami.
Il poeta Cardarelli scriveva: “Da San Giuseppe si nomina un’altra parrocchia del mio paese. Questa è gloriosa per possedere la macchina del Redentore, grande, roseo, bellissimo, con gli occhi celesti e un’incredibile ferita sul fianco, che si porta in processione la sera del sabato Santo, prima che cali il sole, correndo, con un seguito di tronchi enormi che fanno selva. Lungo il suo viaggio, dalla finestra, si sparano fucilate in aria: le campane sciolgono e suonano a festa. Mentre questo accade, giunta la processione in cima alla piazza, il Cristo risorto che molleggia, portato a spalla, sopra un mare di teste, come nave in mezzo alla burrasca, si volta e, col braccio alzato, posa un momento a benedire il popolo genuflesso, pieno di felicità e di benessere, già col sapore delle uova pasquali in bocca”.
Apre la processione la Banda Musicale “Giacomo Setaccioli” diretta dal M Matteo Costa, a seguire la squadra delle Doppiette Maremmane o Sparatori con i fucili, caricati a salve con coriandoli che anticipano l’arrivo della statua.
Un componente molto originale è quella della presenza dei “Tronchi” delle grandi croci con ghirlanda di circa 5 metri di altezza e di settanta-novanta kg; a seguire lo stendardo dei portatori e sei lampioni.
Presenti oltre al sindaco Francesco Sposetti, assessori e consiglieri comunali, il presidente della Provincia Alessandro Romoli, il vescovo Mons. Gianrico Ruzza, il consigliere regionale Giulio Menegali Zelli, autorità militari e associazioni religiose.
La chiesa di San Giuseppe ospiterà la statua del Cristo Risorto fino all’Ascensione dove tutti la potranno venerare.
Una tradizione popolare, tra fede e devozione, un affascinante intreccio tra fede cristiana, riti legati alla natura e i cicli agricoli, diffusi nel nostro territorio, che vanno tramandati nel tempo.














