di FRANCESCO MATTIOLI-
Il pensiero della Chiesa cattolica sembra un giardino fiorito dove le aiuole si susseguono in un disegno fascinoso, ma che confonde talvolta i colori invece di esaltarli. Così, vi sono le aiuole che profumano della crescita etica e spirituale dell’Essere Umano, quelle aperte all’ innovazione della civiltà, e quelle che invece portano le scorie di un inverno del pensiero che tarda ad estinguersi.
Autorevoli teologi si sono dedicati alle difficoltà del Cristianesimo, e segnatamente del Cattolicesimo, nel mantenere il suo ruolo etico, prima ancora che religioso, nel mondo.
Il Cristianesimo, seppur fedele alla figura – e in gran parte – alla Parola di Gesù come Cristo, si divide in tanti indirizzi, taluni di grandi dimensioni, altri minuscoli, che esprimono visioni più avanzate, più moderate o più tradizionaliste. Segno che, come asseriva Emile Durkheim, la religione è soprattutto un fatto che cammina nella Storia e che segue i problemi e le visioni delle società e dei gruppi sociali che si susseguono e si confrontano nel tempo. Basterebbe vedere come i vituperati modelli culturali dell’Islam attuale (dalle problematiche di genere ai rapporti tra religione, potere e politica) siano molto simili a quelli vigenti nel cattolicesimo di appena due o tre secoli fa. Ciò dimostra che tra fede e religione (come culto, rito, tradizioni, gerarchie) si aprono delle differenze marcate dalla Storia.
Un aspetto interessante che vale la pena citare è l’atteggiamento che le scienze bibliche tengono oggi nei confronti dei Vangeli, sulla loro datazione, sugli autori, sulle varianti e le esclusioni. A dirla tutta, viene da pensare che se oggi scendesse Gesù in una biblioteca, si metterebbe le mani nei capelli e avrebbe difficoltà a trattenersi, come avvenne tra i mercanti del Tempio…. Di certo, siccome nella scienza ha prevalso fino ad ora una visione positivista ed empirista di marca anglosassone, accade che le scienze bibliche tendano a ridimensionare in salsa protestante la visione che noi abbiamo dei vangeli: molti dubbi sull’identità degli autori e uno scivolamento della loro datazione verso periodi sempre più lontani da Gesù (oggi per i sinottici si parla addirittura del 90-100 e di Giovanni del 130!). Perché? In buona misura per dimostrare che tutte le affermazioni evangeliche che sostengono un’autorità petrina (segnatamente in Matteo e in Marco), e quindi romana, sono tarde e sono solo oculate aggiunte per rafforzare l’autorità vaticana. Cosa che, da Lutero in su, nei paesi germanici e soprattutto britannici, non è mai andata a genio.
Non mi addentrerò oltre in questo ginepraio.
Piuttosto appare chiaro che la storia bimillenaria della Chiesa ha avuto alti e bassi: autorevoli pensatori, da Agostino e Tommaso d’Aquino a Maritain, a Mounier allo stesso Papa Ratzinger; grandi riformatori, come Francesco d’Assisi, Ignazio di Loyola, Filippo Neri, Teresa d’Avila; ma anche esponenti, papi compresi, di bassa moralità che nei loro letti, di fronte ai patiboli da loro innalzati e spada alla mano hanno fatto strame dei valori e degli insegnamenti di Cristo.
La storia della Chiesa è pur sempre storia di uomini (la u minuscola…). Ma è anche storia di grandi valori. Benedetto Croce, che pure era un agnostico, ha scritto che senza i valori del Cristianesimo oggi non si parlerebbe di libertà, di uguaglianza, di democrazia, alla faccia dei mangiapreti della Rivoluzione Francese, di quelli liberali e di quelli marxisti che elaborarono il senso moderno di quegli ideali nel XIX secolo.
Si tratta peraltro di valori che appartengono innanzitutto all’Europa, alla sua storia e al suo retaggio culturale. Non si deve dimenticare – e qui prevengo qualche facile obiezione laica – che senza il concetto, esclusivamente cristiano, di uguaglianza l’idea di democrazia, che è sì di origine greca, sarebbe rimasta un conato elitario per anime belle, e che l’idea di carità come impegno personale civile, che è propria del pensiero occidentale cristiano, appare eticamente più apprezzabile delle elevazioni spirituali della filosofia orientale, portate ad un lavoro interiore autoreferenziale come nel caso del buddhismo, oppure incapaci di concepire un sistema di crescita libertaria ed egualitaria e intente soltanto a riprodurre politicamente un sistema gerarchico e di sopraffazione, come nel caso dell’Islam.
Con tutto ciò, oggi il Cattolicesimo si dibatte tra contraddizioni ed ostacoli irrisolti, talvolta portato ad essere eticamente e umanamente avanzato, talaltro irrigidito su pratiche e tradizioni difficili da condividere che mettono in difficoltà non solo il credente e il praticante, ma persino un moderno sacerdote.
Un esempio eclatante: la questione del sesso nelle sue varie dimensioni.
Che l’Antico Testamento sia maschilista e sessista è indubitabile. Che sia un prodotto antropologico, ideologico, piuttosto che teologico lo è altrettanto, perché è difficile pensare che Dio Creatore, capace di muovere mondi e destini umani, si soffermi a pontificare sul buon uso di un utero o di un pene. L’episodio della cacciata dall’Eden sta a dimostrare che il Creatore ha dato all’Uomo il compito di organizzare la propria vita terrena con senso di responsabilità e secondo principi generali di natura etica, che non dovrebbero soffermarsi su ciò che accade al disotto della cintola ma aprirsi a visioni di ben più ampia portata. Nella Bibbia la prevalenza del maschio, e l’idea che la donna sia inaffidabile, causa di conflitti nel gruppo, e che debba essere dominata e relegata a ruoli subalterni limitati alla maternità e ai lavori di casa, e addirittura che sia per natura un essere inferiore, è il prodotto antropologico di una evoluzione “politica” della società umana. Si consideri che, in alcune popolazioni arcaiche e preurbane, si sviluppò un matriarcato e uno sciamanesimo femminile che derivavano dal pregio della donna di essere depositaria della vita e quindi della continuità clanica e tribale. Un matriarcato di cui si vedono ancora tracce nella religione greca (senza Gea non ci sarebbe stato il mondo e la Sapienza era tutelata da una divinità femminile) e che si riversa nello stesso Cristianesimo a partire dal V secolo, quando per fare aderire meglio la religione cristiana al sostrato tradizionale della religione europea si valorizzarono la figura della Vergine e i suoi poteri taumaturgici e di mediazione tra l’Uomo e Dio.
Peraltro, va ricordato che nei Vangeli non esistono figure negative di donne, sebbene il movimento cristiano fin dall’inizio fosse necessariamente espresso esclusivamente da uomini, pena la sua irrilevanza politica e socioculturale in un mondo maschilista.
La presenza delle donne nelle pagine evangeliche è sempre significativa e positiva. A parte la Vergine Maria, che è la Madre fisica e teologica dell’Uomo-Dio, è una donna – Maddalena – la prima persona che certifica la Resurrezione (Gv, 20, 16-18), è la Samaritana che mostra i veri valori della convivenza civile (GV, 4, 5-42); è l’Adultera il personaggio principale dell’idea cristiana di coscienza morale e di perdono (Gv, 8, 1-11); è una donna quella che dubita dell’operato di Pilato (Matteo 27, 19), e le stesse Marta e Maria di Betania sono l’esempio di un lavoro socialmente attivo a sostegno del Signore (Lc, 10, 38-42).
Che le “pie donne” si impegnino nell’apostolato, fiancheggiandolo anche materialmente, che siano madri e consorti in grado di sostenere i loro uomini, fa dubitare che esse siano strumenti diabolici, che siano più deboli di fronte alla fede, che debbano ritrarsi in una vita di clausura che mortifichi la pienezza del loro essere. Certo, Paolo delle donne parla malissimo (I Timoteo, 11-15). Ma Paolo proviene dal rabbinato estremista giudaico, e si fa anche interprete di una società romano-greca che avrebbe accolto il Cristianesimo solo a patto di non rivoluzionare una visione sostanzialmente sessista della società.
Lo stesso matrimonio, la stessa famiglia che pure è considerata storicamente la base della società, proprio perché coinvolgono anche l’attività e il piacere sessuale, fisico, anche se illuminato dall’amore, vengono visti come un impaccio all’apostolato. Eppure, alcuni dei primi pontefici – Pietro, Adriano II, forse Lino – erano coniugati….
La repressione e l’astensione dal sesso, con il conseguente celibato, da parte delle persone di chiesa, dai sacerdoti ai monaci e monache, diventa più una componente ideologica del cattolicesimo che una condicio teologica, e affonda nella demonizzazione biblica e segnatamente paolina della componente sessuale del genere umano. L’esempio di Gesù non conta, vista l’eccezionalità del Personaggio; né per il celibato sacerdotale conta la giustificazione di potersi dedicare più compiutamente alla comunità ecclesiale, visto che ci sono sanitari, educatori, benefattori, operatori di pace che riescono a conciliare positivamente impegni privati e impegni pubblici. D’altronde la stessa concezione verginale di Maria Madre di Gesù è sottolineata e ribadita in chiave teologica abbastanza tardi (nel VI secolo) e il dogma dell’Immacolata risale addirittura al XIX secolo, quasi a dover preservare Maria dall’equazione sesso=peccato. E non è un caso che i caratteri eccezionali attribuiti a Maria Vergine traggano fondamento soprattutto dai vangeli di Matteo (quello scritto all’inizio in aramaico per gli ebrei) e di Luca (seguace di Paolo).
Fatto sta che oggi la Chiesa cattolica si dibatte in forti contraddizioni rispetto alla condizione della donna; che ad esempio non può svolgere ruoli sacerdotali, a differenza delle più inclusive chiese anglicana ed episcopale, quasi che fosse un essere umano non solo socialmente ma anche teologicamente di serie B.
Sullo status della donna, sul sesso, sulla famiglia la Chiesa cattolica appare dunque in una posizione piuttosto tradizionalista, come del resto nei confronti dell’aborto e del fine vita. Una posizione che sembra fermarsi ad una interpretazione unilaterale e letterale di precetti che hanno più il sapore di certe regole storico-antropologiche che di vincoli teologici. E non si tratta di combattere un nuovismo modaiolo e di facciata, diffuso anche tra certa letteratura nostrana, ma di rileggere – nell’oggi di questo nuovo millennio – il vero significato di alcune parole di Gesù sui fondamenti della vita e della dignità umana.
Molto più aperta e innovativa appare la posizione della Chiesa cattolica in campo politico, visto il più che centenario impegno contro lo sfruttamento del lavoro, e la forte vocazione sorta o rafforzata a partire dal Concilio Vaticano II per il pacifismo, la tolleranza, l’accoglienza, la lotta alla povertà e alla esclusione, per il rispetto tra gli esseri umani e contro ogni forma di ingiustizia e di violenza. Su questi aspetti la Chiesa cattolica appare spesso più aperta, più avanzata di quella protestante e della maggior parte delle ideologie politiche, comprese quelle progressiste. E, soprattutto in questi casi, il cammino intrapreso da Leone XIV sembra estremamente promettente.
Ma anche qui occorre fare attenzione. Ad esempio, la Chiesa cattolica in Italia è pronta a tendere la mano alle altre religioni, in nome di un comune culto di Dio, intessendo con loro anche un complesso dialogo interculturale. Ma come si è detto le religioni sono anche un parto antropologico e politico della Storia: alcune non sono teologicamente e culturalmente in grado di solidarizzare equamente e il rischio è quello di aprire loro la porta della propria casa per ritrovarsi poi sfrattati da essa.
Insomma, il rigoglioso giardino cattolico forse ha bisogno di un intervento paesaggistico in grado di colorare anche quelle aiuole che al presente sembrano ancora preda di piante vecchie e consunte, di inutili foglie secche o di erba infestante. Con buona pace dei peggiori conservatori e misoneisti, ma anche di taluni sedicenti progressisti in vena di velleitaria demagogia, sparsi tra chiesa e politica.
Francesco Mattioli.
Già Professore Ordinario di Sociologia nell’Università La Sapienza di Roma e docente di Sociologia della Religione nell’Istituto Filosofico e Teologico S. Pietro di Viterbo, è anche un sindonologo ed è autore del saggio “Il Corpo del Cristo. Gesù, Vangeli, Sindone, un approccio di sociologia della scienza”, Libreriauniversitaria, Padova, 2016.




