Università Unimarconi

Il Grest dell’Oratorio ‘Madonna del Cimino’ termina con la benedizione della Madonnina appena restaurata

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

SAN MARTINO AL CIMINO (Viterbo) – Come ogni anno don Fabrizio Pacelli, parroco della Parrocchia di S.Martino Vescovo, promuove, dopo la chiusura delle scuole, il Grest dell’Oratorio “Madonna del Cimino” che raggruppa un bel numero di bambini, dalla prima elementare alla seconda media. Quest’anno il Grest ha avuto come nome “La Bella e la Bestia” (10-28 giugno 2024), un campo di giochi tra alberi secolari, con musica, canti e divertimento e la cura e l’appoggio di numerosi volontari.

Oggi, 27 giugno, come un ultimo giorno di scuola, si festeggia la chiusura del Grest con una straordinaria cerimonia, la benedizione dell’antica Madonnina dei Monti Cimini, appena restaurata dal talentuoso maestro d’arte Rolando Di Gaetani che con il suo intervento l’ha riporta agli antichi splendori. La Madonnina salvata da don Fabrizio ha quasi duecento anni, prima era posizionata all’aperto in un altarino in piazza Donna Olimpia, fuori della Porta di Sopra, dove ora, in sua sostituzione, è stata collocata una nuova Madonnina.

Don Fabrizio, per la benedizione, ha riunito in circolo tutti i bambini ed ha spiegato loro l’importanza di questa piccola Madonnina: “La statua della Vergine Maria, qui a San Martino, si porta in processione due volte l’anno. Una, nel Venerdì Santo e un’altra nella terza domenica di settembre con l’infiorata, per la festa della Madonna Addolorata che è la patrona dei Monti Cimini che noi abbreviamo chiamandola Madonna dei Cimini, da cui prende il nome il nostro Oratorio. Visto che la piccola statua era molto danneggiata, ho chiesto un restauro all’amico e Maestro Rolando Di Gaetani, un complesso lavoro che ha fatto in tre settimane”.

Interviene Rolando Di Gaetani che rivolto ai bambini ha detto: “Sono onorato di aver restaurato la Madonna dei Monti Cimini, perchè da piccolo ammiravo la grande statua che si trova dentro la chiesa abbaziale. Questa Madonnina ha delle caratteristiche che vanno rispettate. Cosa ho dovuto fare? Ho tolto tutte le parti  rovinate e le ho rifatte più solide in modo che non cadesso più. Poi ho rispettato i colori della decorazione. Il vestito rosso, rosso come la passione, l’amore, come un mattone che prende calore e lo restituisce a chi gli dà calore. Il manto azzurro perchè rispecchia la volta del cielo e soprattutto il carattere del volto, addolorato, che guarda intensamente suo figlio Gesù esposto sulla croce. Ho dovuto rispettare queste cose, ma le ho dovute rispettare bene, altrimenti che restauratore sarei? Così è di nuovo diventa bella e con il mio entusiasmo e la conoscenza del mestiere del restauro, che è importante, ho restaurato quel piccolo gioiello che avrà almeno ducento anni, quando l’arte religiosa delle antiche botteghe di un tempo producevano queste immagini per le chiese e per i credenti. Quindi è un fatto spirituale ed etico, di rispetto della religione, di amore per la pace e per la bellezza. Adesso può affrontare altri duecento anni, perchè ho usato per lei una bella cura ricostituente, fatta a regola d’arte”.  Applausi di tutti i bambini.

Infine don Fabrizio, dopo una preghiera corale dell’AveMaria, impartisce la benedizione alla piccola statua che sembra avvolgere tutti i bambini sotto il suo sguardo materno. Amen. Arrivederci al prossimo anno.

NOTA – L’intervento di restauro fatto dal Maestro Rolando Di Gaetani. Ha fatto prima il chirurgo e poi l’ortopedico. Ha trovato danni materiali e rifacimenti grossolani del panneggio, delle mani e piccole parti del viso. Ha recuperato tutte queste parti con un impasto che è come quello originale di coloro ha a suo tempo hanno fatto la statua. Quasi duecento anni di vita. All’aperto che è stata, è durata anche troppo. Ha dovuto chiudere tutte le varie crepe, sulle stoffe, sullo sterno dove c’era un buco, sulle pieghe dei panneggi che ora si vedono perfetti. Dopo l’intervento, visto che i pezzi non si staccavano più, è passato alla carteggiatura e all’asportazione della vecchia vernice che era di due o tre stratificazioni di colori indecifrabili. L’ha spellata e l’ha riportata a ‘vergine’. Dopo ha dato due bagni di una soluzione fatta di calce viva, carbonato di calcio puro con l’aggiunta di polvere di marmo, cemento bianco e un po’ di resina, che è la formula dello stucco romano. Ha seguito le tracce degli antichi. Ora è bellissima e più che nuova, è tornata al suo antico splendore.

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