Il Mantegna e Lorenzo da Viterbo nell’erudita conferenza di Claudio Strinati

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – A conclusione dell’eccezionale esposizione nel Museo Civico di Viterbo della magnifica opera di Andrea MantegnaMadonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Maria Maddalena”, ieri 27 giugno, nell’affollata chiesa di S. Maria della Verità, Claudio Strinati ha tenuto una magnifica lezione dal titolo “Un capolavoro del Mantegna in visita a Viterbo”.

L’opera del Mantegna, per la prima volta in Italia dopo il suo trasferimento presso la National Gallery di Londra nel 1855, ha potuto essere presentata a Viterbo in contemporanea alla esposizione londinese della Pietà di Sebastiano del Piombo, il capolavoro rinascimentale del Museo Civico di Viterbo. Lo straordinario avvenimento è stato il frutto della proficua collaborazione tra il Comune di Viterbo; la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, diretta da Alfonsina Russo; l’Istituto Centrale per il Restauro; la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del MIBAC e la National Gallery di Londra.

Russo, Michelini,Strinati (foto MAG)

Il Sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, nelle vesti del bravo presentatore, ha introdotto l’illustre ospite e ha posto l’accento sulla motivazione dell’incontro e sulla valenza dello scambio culturale ottenuto grazie alla collaborazione tra le istituzioni che hanno operato in simbiosi. I saluti sono giunti anche dalla Soprintendente del Mibac Alfonsina Russo che ha ribadito l’importanza di tale avvenimento che segna l’impegno per la conservazione, fruizione e valorizzazione delle opere d’arte, operazione svolta in perfetta sinergia tra il Ministero dei Beni Culturali, la National Gallery di Londra, il Comune di Viterbo e l’Istituto Centrale per il Restauro.

Detto questo, la parola passa a Claudio Strinati, erudito divulgatore di conoscenza, che in piedi, tra la Cappella Mazzatosta affrescata da Lorenzo da Viterbo e la riproduzione fotografica dell’opera del Mantegna, diletta il pubblico con dissertazioni e affinità elettive tra i due grandi artisti del Rinascimento.

L’originale del Mantegna è dipinto su tela, cosa abbastanza insolita, perché all’epoca era in uso dipingere ad affresco o su tavole”. Inizia così la magnifica conferenza che non ha nulla di accademico e si svolge in un semplice e diretto narrare.

Claudio Strinati (foto MAG)

“E’ abbastanza curioso – spiega il prof Strinati –  che noi commemoriamo il Mantegna proprio qui davanti alla Cappella di Lorenzo da Viterbo (Mazzatosta, magnate dell’epoca) considerata da molti scrittori antichi, la più bella. C’è uno strano legame tra il Mantegna e Lorenzo da Viterbo. Non solo un legame artistico ma anche storico, perché entrambi hanno subito lo stesso danno durante la seconda guerra mondiale. Sia la Cappella Mazzatosta di Viterbo, sia la Cappella Ovetari agli Eremitani di Padova, furono colpite dai bombardamenti.  Qui si sbriciolò solo il Matrimonio della Vergine (sulla parte sinistra), mentre nella Cappella Ovetari i dipinti del Mantegna caddero in mille pezzi al suolo. Il Matrimonio delle Vergine fu restaurato negli anni del ‘45, ma si è persa completamene la figura del celebrante le nozze. I restauratori dell’Istituto del Restauro di Roma hanno fatto il miracolo e il capolavoro è risorto. Anche nella Ovetari vennero raccolti i calcinacci e in qualche maniera, ricomposti.

Altra somiglianza– continua Strinati – erano due ragazzi. Quando il Mantegna dipinse la Cappella Ovetari, forse era più giovane di Lorenzo. Le cronache dicono che Lorenzo morì a 25 anni, forse è morto prima di finire l’opera. Venne celebrato con enfasi e non si capisce perché, e mai avrebbe pensato che la sorte l’avrebbe accumunato al Mantegna per una guerra”.

Claudio Strinati (foto MAG)

Lorenzo e Mantegna sono ritrattisti– spiega ancora il prof Strinati –  Nelle opere hanno ripreso persone vere dell’epoca. Questa è una cosa nuova. Avevano l’idea che la storia sacra si può raccontare sempre attualizzata.  Nel Quattrocento era una grande idea. Questa mentalità cinematografica è proprio del Mantegna, una specie di cineasta,  che rappresenta le figure come se uno le  vedesse dal basso. Ha avuto la stessa mano del regista Orson Welles e due tecniche: la ripresa con la macchina a terra che dà un effetto distorto e pensi che sia la visione vera, e una scena senza mai uno stacco. Mantegna dipinse una cosa mai vista: la sequenza del Trionfo dell’imperatore romano, in una serie di enormi tele, una in fila l’altra che guardandole mentre camminavi, le vedevi esattamente come ai primordi della cinematografia, con la sensazione del movimento”.

“Madonna col bambino”, opera del Mantegna

Mantegna ha avuto una carriera, è stato il dipendente di corte di Ludovico III Gonzaga a Mantova che aveva sposato una delle più colte donne, Barbara di Brandeburgo, grande regina di ricevimenti, bellezza e cene.  Il Mantegna era di umile famiglia e fu mandato a studiare alla bottega Francesco Squarcione, una specie di sarto, che poco pagava gli apprendisti, tanto che Mantegna, a 11 anni, gli fece causa e la vinse. Frequentando l’alta borghesia, Mantegna conosce Jacopo Bellini grande Maestro veneziano, il più grande del suo tempo e ne sposa la figlia.

“Su questo quadro non ci sono testimonianze della data e sembra un’opera firmata, cosa ancora da chiarire – continua nella spiegazione Strinati – San Giovanni Battista ha in una mano un rotolo con delle scritte dove si legge una firma Andrea Mantigna e tre lettere CPF:  (civis, padalinus (padovano), fecit (fatto).  Ma lui era civis mantovano (del Ducato di Mantova). Allora, C=comes (compagno)- P=palatinus (palatino) e fecit (fatto). Che vuol dire? I Gonzaga gli dettero l’onorificenza di Comes Paladino (Conte paladino), quasi nobile. Non è vero. Non è stato fatto Comes paladino, si racconta, ma non ci sono documenti che lo attestano”.

L’opera di Mantegna sembra sempre statuaria e poco sfumata, contrapposta all’altro Maestro Leonardo da Vinci. Mantegna è bravo, duro ma non è delicato. Leonardo invece sì, è delicato. Anche in questo quadro la stesura del colore è netta e limpida. Mantegna aveva conservato le sue origini contadine, la sua pittura è limpida, chiara, netta, poco incline al sentimentalismo ma di grandissimo sentimento, sobrio. In questo quadro qui esposto, addirittura c’è la Vergine con un aspetto timido che guarda a terra, una Maddalena ispirata, il Battista, bello, dipinto in modo maestrevole con il panneggio vicino al corpo sensuale con la Vergine che sembra percepirne il fascino. Stabilire l’epoca del quadro è importante per capire il significato della sigla sul cartiglio che gira e che non è la firma, è la scritta messa per rimarcare che la figura del Battista, è integralmente sua e di grandissima importanza.

Michelini e Strinati (foto MAG)

“Mantegna è ormai famoso, – conclude Claudio Strinati – arrivano lettere di richiesta al Gonzaga per averlo in altre città. Arriva la lettera del Papa. Va a Roma e dipinge una cappella bellissima. Nell’800 un altro papa decide di ampliare i Musei vaticani per esporre le statue romane. La Cappella è rasata al suolo e nessuno sa che cosa c’era, si sa che dipinse storie di San Giovanni. Infine quando torna a Mantova, Isabella d’Este che non ama i suoi dipinti, vuole farsi uno studiolo con le opere dei migliori artisti. Al Mantegna commissiona tre quadri allegorici, due li dipinge, e rimanda quello del dio Comos. Quando inizia l’opera, muore (1506). Cosmos è lui, e lo scritto su questo quadro, può essere stato messo per commemorarlo. La felicità non raggiunge nessuno”.

Tra i nomi illustri della Viterbo che conta erano presenti: Antonio Delli Iaconi, Luisa Ciambella, Alvaro Ricci, Antonello Ricci, Mario Brutti, Anna Maffei Strinati, Alessio Paternesi, Andrea Alessi e tanti cittadini amanti della cultura, giornalisti pochi.

NOTA – Claudio Strinati, storico dell’arte e musicologo, attualmente dirigente generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha diretto dal 1991 al 2001 la Soprintendenza per i Beni artistici di Roma e dal 2001 al 2009 la Soprintendenza speciale del Polo Museale di Roma. Ha curato in Italia e all’estero (Francia, Germania, Stati Uniti, Giappone, Australia) un gran numero di mostre, molte delle quali su Caravaggio. Tra le più recenti ha curato, nel 2008, la grande esposizione di Sebastiano del Piombo, a Palazzo Venezia, e quella di Caravaggio, nel 2010, alle Scuderie del Quirinale. Studia soprattutto l’arte del 500 e del 600 ma anche altri periodi storici e l’arte contemporanea. Tra il 2010 e il 2011 ha pubblicato “Raffaello”, edito da Scripta maneant; “Bronzino” edito da Viviani; “I Caravaggeschi”, edito da Skirà; sono del 2007, 2009, 2011 i tre volumi editi da Sellerio, dal titolo “Il mestiere dell’artista”.

 

 

 

 

 

 

   

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