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Il Messaggio di Fine Anno di Mattarella: “La nostra forza è la coesione nella libertà e nella democrazia”

di REDAZIONE-

Nel suo undicesimo discorso di fine anno, Sergio Mattarella ha trasformato i quindici minuti a reti unificate in un momento di riflessione collettiva, affiancando al tradizionale clima festoso del Capodanno una serie di richiami profondi sul senso della nostra storia repubblicana e sulle sfide del presente. Un messaggio dedicato in particolare ai giovani, eredi e custodi del futuro della Repubblica.
Mattarella apre il suo intervento invitando gli italiani a sfogliare un “album immaginario” degli ottant’anni trascorsi dalla scelta fondamentale del 2 giugno 1946, quando il Paese optò per la Repubblica. Un mosaico costruito passo dopo passo, spesso con fatica, ma sempre con la capacità – ricorda il presidente – di “litigare al mattino” e trovare compromessi nel pomeriggio, come fecero i padri costituenti.
Un richiamo che oggi suona come un’esortazione alla politica: sulle riforme fondamentali, dice Mattarella, occorre superare lo scontro sterile e ritrovare lo spirito di collaborazione che diede vita alla Costituzione.
Pur evitando di soffermarsi sugli equilibri politici contemporanei, il Capo dello Stato dedica una parte rilevante del discorso al tema della pace. Una pace che non è “imporre il proprio dominio” e che non può essere negata da chi si ritiene più forte: un monito pronunciato ricordando i bombardamenti sulle città ucraine e la devastazione di Gaza.
Mattarella ribadisce inoltre con fermezza la collocazione storica dell’Italia: Unione Europea e Alleanza Atlantica restano le coordinate irrinunciabili della politica estera italiana, come lo furono fin dalla nascita della Repubblica.
Il presidente intreccia passato e presente ricordando le grandi riforme che hanno cambiato il volto dell’Italia – la riforma agraria, il Piano casa, lo Statuto dei lavoratori, l’istituzione del Servizio sanitario nazionale – ma non evita di evidenziare le criticità attuali: salari insufficienti, nuove povertà, carenze abitative, emergenze nella sanità, evasione fiscale e corruzione.
Sono temi che Mattarella affida alla coscienza del Paese, sottolineando che le conquiste del welfare e i diritti dei lavoratori restano “condizioni da preservare” di fronte ai cambiamenti di ogni epoca.
La luce più intensa del discorso è riservata ai giovani. Contro chi li descrive come disillusi o arrabbiati, Mattarella lancia un messaggio di fiducia e responsabilità: “Non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro”. Un invito a sentirsi parte di una storia lunga ottant’anni, la stessa che ha trasformato l’Italia in un Paese moderno e che richiede oggi nuovo slancio e partecipazione.
Il presidente chiude lo sguardo sull’anno che verrà, senza nascondere le difficoltà, ma invitando a nutrire la speranza in un tempo migliore. Le celebrazioni degli 80 anni della Repubblica, nel 2026, saranno l’occasione per ricordare le radici comuni e rilanciare il legame tra passato e futuro.

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