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Il Monumento Naturale di Corchiano e le Forre della Bassa Tuscia: Luoghi Speciali a 800 Anni dal “Transito” di San Francesco

CORCHIANO (Viterbo)- In questo tempo, camminare nel Monumento Naturale e nelle Forre della bassa Tuscia, attraversate dalla via Amerina, non è solo un esercizio fisico, ma un’immersione in una storia che si respira tra le pareti di tufo. È qui, in questo paesaggio scavato dal tempo e dalle acque, che il messaggio di Francesco d’Assisi — nel suo ottavo centenario (1226-2026) — smette di essere un testo antico e diventa percezione.
Mentre percorriamo i sentieri che si snodano tra i ponti e le vie cave del monumento naturale di Corchiano e delle forre solcate dalla via Amerina, ricordiamo che Francesco scelse proprio queste vie “basse” per risalire verso Roma. In un’epoca di castelli chiusi e torri di guardia, Francesco scelse la forra: luogo dell’umiltà, dove l’acqua scorre e la biodiversità esplode.
Per noi, cittadini e viandanti, questo paesaggio è un messaggio: la forza non sta nelle mura che dividono, ma nei sentieri che collegano. Il suo passaggio qui non fu una fuga dal mondo, ma un atto di dissidenza sociale: preferire la polvere della Tuscia ai privilegi delle corti, per ribadire che la dignità umana nasce dall’incontro, non dal possesso.
Guardandoci intorno, tra la vegetazione lussureggiante e le pareti scoscese, comprendiamo meglio cosa intendesse Francesco per “fratellanza universale”. Le Forre sono un ecosistema fragile e potente al tempo stesso. Ricordare Francesco, camminando in questi luoghi, significa rinnovare un patto di ecologia integrale, ambientale e sociale.
Non è solo tutela dell’ambiente, ma cura del bene comune: capire che la salute del Rio Fratta e della nostra Terra è legata alla salute della nostra comunità. La “Regola” di Francesco, letta tra questi alberi, diventa un manifesto di sostenibilità: abitare il mondo con rispetto, senza consumarlo, tutelarlo e restituirlo alle future generazioni.
Mentre il sentiero ci guida verso l’uscita dalle forre, in direzione di quella Roma dove Francesco cercò l’approvazione per la sua idea di comunità, la forra ci insegna che esiste una bellezza nella profondità e nel silenzio. Verso Roma, ogni passo tra queste pietre millenarie è un invito a ricostruire un tessuto sociale più giusto, dove nessuno sia lasciato indietro.
Francesco è stato il viandante della pace; noi, oggi, siamo i custodi di questo territorio e di questi valori. Un cammino per ritrovare l’armonia e, nello stesso tempo, un gesto di libertà.
Buon Cammino.

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