di REDAZIONE-
Alla vigilia della Pasqua, Papa Leone torna a farsi protagonista sulla scena internazionale con una fitta rete di contatti diplomatici e un rinnovato appello per la fine dei conflitti che attraversano il mondo.
Nel corso della giornata, il Pontefice ha avuto colloqui telefonici con il presidente israeliano Isaac Herzog e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Due conversazioni diverse nei toni ma unite
dallo stesso obiettivo: rilanciare il dialogo e favorire una soluzione pacifica delle crisi in corso. In particolare, con Zelensky si è discusso anche di iniziative umanitarie e della liberazione dei prigionieri, mentre da Kiev è arrivato l’invito ufficiale al Papa per una visita.
Il tema della pace ha attraversato anche i riti del Venerdì Santo, momento centrale della liturgia cristiana. Durante la Via Crucis al Colosseo, il Papa ha compiuto un gesto inedito, portando personalmente la croce lungo tutte le stazioni. Un segno forte, accompagnato da meditazioni che richiamano le sofferenze contemporanee: guerre, civili colpiti, ostaggi, distruzioni e famiglie spezzate.
Nel testo della celebrazione emerge un messaggio chiaro: chi esercita il potere ha la responsabilità
delle proprie scelte, soprattutto quando si tratta di decidere tra guerra e pace. Un richiamo diretto ai leader mondiali, invitati a fermare l’escalation dei conflitti e a rispettare il diritto internazionale.
La giornata si era aperta con il rito della Passione, durante il quale il Pontefice si è prostrato e ha baciato la croce, gesto simbolico di penitenza e preghiera per un mondo segnato da violenze e ingiustizie.
In un contesto globale sempre più instabile, con guerre che colpiscono diverse aree del pianeta, il messaggio del Papa assume un valore universale: la Pasqua, simbolo di rinascita e speranza, diventa anche un’occasione per rilanciare con forza la necessità di costruire la pace.








