“Il patrimonio culturale di Viterbo non ha mai avuto la giusta valorizzazione”

di MARCO ZAPPA –

VITERBO – Non c’è dubbio che Viterbo con il territorio della Tuscia detenga un patrimonio culturale di grande potenzialità, credo sia oggettivamente provato e non sono certo io il primo a sostenerlo ma è altrettanto vero che questa enorme ricchezza non ha mai avuto la giusta valorizzazione. Questo probabilmente è un luogo comune, un detto che serpeggia da sempre in città, un modo di dire che tanti se non tutti conoscono e pronunciano ma che al contempo nessuno ha smentito con fatti importanti.

Si parla spesso del fatto che il clima culturale in città negli ultimi anni è cambiato ed è innegabile che Viterbo offra molte iniziative che possono coinvolgere differenti interessi ad ampio raggio, quello che va verificato è se il grande dispendio di energie sia coordinato e funzionale ad una partecipazione intelligente da parte della popolazione.

Non solo, c’è un aspetto ancora più importante: se consideriamo il tema degli incontri culturali quello che viene proposto è realmente un prodotto di qualità o si spaccia per cultura il concetto che le piazze o le sale vadano riempite a prescindere dall’offerta?

Marco Zappa (foto MAG)

Riguardo invece alla produzione artistica (Pittura, Scultura ed Architettura) la città dei Papi può offrire testimonianze di alto livello per quanto concerne il passato ed il presente? Se è vero che la storia di Viterbo trova la massima espressione nell’epoca medioevale si assiste comunque nei secoli successivi ad uno sviluppo legato allo scorrere del tempo fino ad arrivare ai nostri giorni nei quali i beni culturali attribuiscono importanza ad ogni testimonianza tralasciata dai nostri avi. Quell’attenzione allo sviluppo e al mantenimento di ciò che di bello ci è stato tramandato dovrebbe essere anche oggi il volano per l’economia cittadina o, se proprio si vuole ignorare il potenziale artistico che arricchisce una città, si deve almeno considerare il valore morale che l’arte detiene e troverei scontata una politica volta in questa direzione. Quello che mi chiedo è se questo è avvenuto negli anni passati e cosa più importante se ci sono le premesse positive per l’immediato futuro. I cittadini e le amministrazioni hanno custodito il patrimonio locale cercando allo stesso tempo di valorizzarlo? E ancora, la classe dirigente locale, dal dopoguerra ad oggi, ha prodotto opere da tramandare alla storia, che possano attrarre turisti o intellettuali nella nostra città spinti dal desiderio di vedere in Viterbo qualcosa di eccezionale?

È proprio di questi giorni una polemica che apprendo dai quotidiani online fra un rappresentante della Soprintendenza e la gestione del patrimonio cittadino: al di là delle distinzioni di bandiera, se è condivisibile il risentimento di alcuni cittadini, va anche messo in evidenza lo stato deprecabile di immobili in disperato stato di abbandono, di testimonianze storiche lasciate alla mercé del tempo e dei vandali o l’incapacità di saper promuovere quello che di buono si ha. Mi riferisco solo per citare qualche esempio allo stato di degrado in cui è stata lasciata per molto tempo la “Fontana Grande”, fino al tanto atteso restauro, oppure al deprecabile episodio che riguardò il sito del Comune di Viterbo un paio di anni fa in cui compariva il duomo di Orvieto e che fu causa di derisione nazionale o ancora la cappella della famiglia Calabresi (decorata e dunque “vissuta” dall’artista Pietro Vanni) situata al Cimitero e trasformata da anni in una gattara, come si dice dalle nostre parti .

Per non parlare infine del problema che il Museo Civico attende da oltre un anno la nomina di un direttore. Sono solo alcuni casi ed altri ne analizzerò nel corso della rubrica ma una domanda mi viene spontanea, è normale tutto ciò? Non è mia competenza affrontare un discorso che riguardi la valorizzazione del territorio della Tuscia né del resto è il tema che riguarda questa rubrica. Mi

Museo Civico, esterna

piacerebbe ad esempio scoprire o mettere in evidenza quale offerta culturale Viterbo offra ai propri cittadini e poi ai turisti, sempre più numerosi e interessati a scoprire il nostro territorio. Per un’analisi esaustiva dobbiamo considerare il patrimonio culturale di cui disponiamo, come integrarlo e arricchirlo con nuove iniziative che continuino nel presente e nel futuro al fine di non cristallizzare le testimonianze della storia in un passato fine a se stesso.

Viviamo nel terzo millennio ed è nostro dovere aggiungere altri anelli alla catena della storia che ci rappresenta da prima dello sviluppo della civiltà Etrusca e poi attraverso l’epoca medioevale per arrivare infine alla realtà contemporanea: quello che serve per ottenere lo scopo sono magari poche scelte culturali ma mirate, di qualità che esulino dai giochini della politica o dalla volontà di una oligarchia cittadina che da troppo tempo ormai detiene lo scettro del comando e decide di sua iniziativa per noi tutti.
Città della cultura, se è parlato in più d’una occasione per Viterbo e alcuni hanno proposto tale candidatura forse con un pizzico di presunzione: probabilmente il titolo suona bene ma Viterbo potrebbe essere definita anche come città d’arte? (Continua)

   

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